lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lettera aperta a Berlusconi
Pubblicato il 07-05-2018


Se io fossi B. avrei da tempo venduto parte delle vaste proprietà, avrei messo i proventi in un paio di container – aggiungendoci magari un centinaio di carnet di assegni, frutto di anni di onorato lavoro – e sarei partito, per sempre. In un bosco islandese o un in un villaggio del Belize, senza computer, né fax o francobolli per posta prioritaria. Solo una bella scorta di romanzi e qualche pillola blu (non si sa mai).

Nascosto dietro una barba o una parrucca mechata, mi sarei rifatto una vita e disfatto di quella precedente. Avrei giocato a burraco o a backgammon con gli indigeni, ridendo a crepapelle davanti ad un tiepido infuso alle erbe sul mio passato da “statista”. Avrei, finalmente, fatto amicizia con un netturbino o un cameriere o un giocatore di boccette. Non ho alcun intento beffardo scrivendo questo post.

Provo sincera commiserazione per il signor B., che da oltre vent’anni a questa parte ha avuto conoscenze solo dal milione di reddito in su. Non c’è imprenditore, potente, politico che non sia passato dall’enorme cruna del suo ago. I potenti vivono come pazzi, non c’è da meravigliarsi se poi, negli anni, diventano vaneggianti tromboni. Vivono nelle loro enormi regge, sospettosi, disperati, vendicativi. Soli, alle mercé di spietati tornacontisti.

Mi dia retta, Signor B., vada a vedere come procedono i cantieri nella tratta tra Manaus e Santa Helena di Juaren e tra un rimbrotto e l’altro agli operai creoli (già me lo vedo: “Mi consenta, negretto”), racconti come qualche anno prima occupasse anche lo scranno di Primo Ministro.

E giù grasse risate…

Aldo Boraschi

Giornalista - Faccia di culatello

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Commenti all'articolo
  1. Forse il significato di questa lettera è improntato essenzialmente all’ironia, ossia al non prenderci troppo sul serio, il che chiuderebbe il discorso per qualsivoglia considerazione politica, ma nel caso le parole andassero invece a collocarsi tra “il serio e il faceto”, come si usa dire – o fossero da prendere come tali, visto che l’Autore dice di non aver “alcun intento beffardo” – bisognerebbe allora chiedersi quale alternativa avrebbero avuto, nella prima chiamata alle urne del dopo Tangentopoli, quegli elettori che non desiderassero votare “a sinistra”, o volessero orientarsi verso forze liberal riformiste o verso la cosiddetta destra moderata, qualora per l’appunto non fosse nato il partito del “signor B.”, per il quale, se non ricordo male, simpatizzò all’epoca pure un certo qual numero di socialisti.

    Paolo B. 07.05.2018

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