martedì, 20 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’Italia laboratorio del governo populista
Pubblicato il 11-05-2018


Il governo M5S-Lega è stato ripescato all’ultimo minuto, quando ormai era dato per morto. La giornata cruciale è stata mercoledì 9 maggio. Matteo Salvini ha annunciato a sorpresa: ”Ci provo fino all’ultimo”. Il segretario leghista e Luigi Di Maio si sono incontrati in mattinata alla Camera e hanno chiesto a Sergio Mattarella altre 24 ore di tempo prima di archiviare l’esecutivo tra le due forze populiste. Il presidente della Repubblica ha risposto positivamente alla richiesta e subito il capo politico dei cinquestelle ha fatto un passo avanti decisivo per svelenire lo scontro con Silvio Berlusconi: l’obiettivo è “un governo del cambiamento” solo con la Lega, “non è un veto su Berlusconi”.

A quel punto il presidente di Forza Italia, ha messo da parte la sua ostilità totale in risposta ai veti dei grillini ai suoi danni; ha dato il disco verde in serata con un comunicato stampa: non voterà la fiducia all’esecutivo grillo-leghista ma attuerà una opposizione costruttiva, praticherà una “critica benevolenza. Una specie di astensione benevola”, come ha precisato il forzista Giovanni Toti. Probabilmente deciderà volta per volta se votare sì o no a una legge.

Di Maio e Salvini hanno brindato al matrimonio di governo tra i due populismi in opposizione radicale tra loro fino alle elezioni politiche del 4 marzo. Salvini ha evitato la rottura con Berlusconi anche se è stata minata l’unità del centro-destra. Il Cavaliere è con un piede fuori e uno dentro (e potrà tutelare le sue aziende), non è più per i cinquestelle “il male assoluto” né “un traditore” del popolo. Mattarella ha messo da parte la sua proposta di “un governo di servizio” composto da tecnici, pronta a scattare perché dopo due mesi di incontri e di consultazioni non era emersa nessuna maggioranza politica in Parlamento per sostenere un esecutivo. La legislatura, per ora, è salva. Ma solo per ora.

Non sarà facile l’intesa. Di Maio e Salvini hanno cominciato a discutere di Palazzo Chigi (due candidati per un solo posto), di divisione dei ministeri (il leghista potrebbe andare all’Interno e il cinquestelle agli Esteri) e di programmi. Ci sono alcuni punti di intesa come sull’abolizione della legge Fornero (probabilmente ci sarà un ammorbidimento delle regole per andare prima in pensione), ma i contrasti sono forti su molti punti: il segretario del Carroccio vuole introdurre la flat tax (una unica imposta sul reddito del 15%) invece il capo del M5S intende ridurre le aliquote Irpef, Di Maio ha come cavallo di battaglia il reddito di cittadinanza mentre Salvini ha trionfato chiedendo l’espulsione degli immigrati illegali dall’Italia. Non sarà facile: entro lunedì 14 maggio dovranno illustrare a Mattarella i contenuti del “contratto alla tedesca” per formare il nuovo governo.

Un nodo cruciale è l’atteggiamento verso l’Unione europea e la Nato. Mattarella vigila sull’ancoraggio dell’Italia alle sue tradizionali alleanze occidentali contro le tentazioni di pericolosi strappi. Il presidente della Repubblica ha invitato a mettere da parte le teorie cosiddette “sovraniste” (il nuovo nazionalismo contro l’Europa e l’Alleanza militare atlantica basata sugli Usa) perché sono pronte “a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili”.

I mercati finanziari internazionali e l’Europa, timorosi per l’arrivo di un esecutivo M5S-Lega, vegliano da lontano e da vicino sul laboratorio politico italiano. Le due forze populiste anti sistema, pronte ad entrare nel sistema, fino a poco tempo fa chiedevano un referendum sull’euro e si spingevano fino a reclamare l’uscita dell’Italia dalla Ue e dalla Nato. Da mercoledì la Borsa di Milano perde colpi mentre lo spread (il differenziale tra i buoni del Tesoro decennali italiani e gli analoghi tedeschi) è repentinamente salito fino quasi a quota 140, il livello più alto degli ultimi tre mesi. Non c’è panico, ma cresce la tensione in attesa di esaminare la composizione e i contenuti del programma dell’esecutivo giallo-verde (si temono le ripercussioni sul debito pubblico per i forti aumenti di spesa e per cospicui tagli delle imposte). Per ora i tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico della Penisola sono aumentati poco e non sono esplosi come nel novembre del 2011 (Berlusconi fu costretto a dimettersi da presidente del Consiglio per fare largo al tecnico Mario Monti). I mercati e l’Unione europea aspettano di vedere il comportamento sul campo del governo targato M5S-Lega.

L’Italia è il primo importante paese della Ue nel quale stanno per andare al governo due partiti populisti euroscettici: il tandem M5S-Lega. Ora occorrerà vedere i risultati: se saranno positivi o negativi. In tutti e due i casi potrebbero costituire una indicazione per l’Europa, in un senso o nell’altro, adesso e nelle future elezioni.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

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