giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Luca Pellegri
Ma il Frontismo non è la risposta
Pubblicato il 22-05-2018


Gli avvenimenti legati alla nascita del nuovo Governo non sono sconcertanti esclusivamente per le parole ed opere dei Leaders e comprimari della nuova Maggioranza, ma anche e soprattutto per il silenzio del tutto a-politico di tutto il mondo della Sinistra sconfitta alle ultime elezioni. Due omissioni gravi siamo già in grado di riscontrare: da una parte, l’assenza di una seria analisi del voto e di un necessario passaggio autocritico che sia di premessa ad una nuova proposta ai Cittadini Italiani, dall’altra, avere colpevolmente lasciato solo il Presidente della Repubblica di fronte ad un passaggio delicatissimo della storia della nostra Repubblica (peraltro magistralmente gestito).

Queste due gravi mancanze vanno ben oltre il cosiddetto Aventino (nel 1924 fu certo un grave errore politico, ma tragicamente motivato dall’assassinio di Matteotti) sfociando in una specie di disinteresse pigro e acefalo, inaccettabile.

Su queste scelte nichiliste si deve misurare la febbre del mondo della Sinistra, e attribuire le responsabilità.

Innanzitutto, ci appare curioso come ai due campioni dello sfascio, non si associ la “terza punta” del tridente: Matteo Renzi.

Egli dà dimissioni post-datate, e forte della propria maggioranza nei gruppi parlamentari, tiene in ostaggio tutto il PD; non fa, disfa. Non va a guardare le carte del Movimento 5 stelle (mancando di rispetto, lo ripetiamo, al Presidente della Repubblica), convoca assemblee a cui, per capriccio fa modificare l’Ordine del Giorno, squalifica in TV (da Fazio!) il lavoro del reggente Martina e pare divertirsi un mondo. Se tante battute grossolane si sono sprecate su Di Maio e Salvini, forse anche il bullismo di Renzi meriterebbe qualche attenzione.

Chi scrive ha molto rispetto del PD come forza politica, ma fino a quando, cari amici e compagni sopporterete tali umiliazioni? Per ora siete vittime del padrone, ma accade, come dimostrano molti studi di psicologia sperimentale, che con il tempo la vittima diventi complice.

Riprendetevi in mano il vostro destino, non avete da perdere che le vostre catene, avrebbe detto un noto barbuto.

E i Compagni di LeU? Ancora storditi? Si sorpassano l’un con l’altro a sinistra? Riguardano con nostalgia gli album fotografici di “quando erano Re”? Una parola, diamine!, almeno una parola.

E noi Socialisti? Residuali in Italia, ma pur sempre decisivi negli equilibri Europei, non abbiamo nulla da dire o da sussurrare?

Ebbene sta emergendo, a tentoni, l’idea di un “Fronte repubblicano”, non tanto ispirato alla Resistenza, quanto al celebre teorico del Socialismo Internazionale, Jovanotti:

“Io credo che a questo mondo /Esista solo una grande chiesa /Che passa da Che Guevara E arriva fino a madre teresa /Passando da Malcom X /Attraverso Gandhi e San Patrignano /Arriva da un prete in periferia /Che va avanti nonostante il Vaticano” (Penso Positivo in Opere Complete Ed. “Il Manifesto”)

Tutto molto suggestivo ed entusiasmante, se non per il trascurabile fatto che un potenziale nuovo elettore di Sinistra, eh sì perché servono nuovi elettori e nuovi militanti, davanti ad un accordo che vada da Alfano a Fratoianni (per tacer del Cavaliere riabilitato), dopo un comprensibile passaggio al Pronto Soccorso, comincerebbe un percorso per ottenere la cittadinanza Svedese.

Uscendo dal sarcasmo, che è comunque indice di angoscia, appare più sensato fare un appello e discutere con chi si sente legato alla storia dei Movimenti Progressisti Europei per una forza transnazionale che rilanci il progetto libertario, solidale ed egualitario per un’Europa riformata, unita, un’Europa di pace e di piena e compiuta Cittadinanza.

I Socialisti sono pronti a rinunciare ad un po’ di sovranità e ad ogni rendita, in nome di un progetto più ambizioso, serio, credibile. E voi, amici e Compagni, cosa siete disposti a fare?

Luca Pellegri
Consiglio nazionale Psi

Luca Pellegri

Commissione Nazionale Garanzia PSI

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Commenti all'articolo
  1. L’Europa, intesa come unione politica, è stata ammazzata dal referendum francese del 2005 sul Trattato costituzionale europeo. Ora siamo in un coacervo di stati i cui governi tutto fanno fuorché pensare ad un destino comune.

  2. Se il “Frontismo non è la risposta”, concetto che mi trova d’accordo, i socialisti dovrebbero camminare da soli, ed avere proposte proprie, rispetto ai problemi dell’oggi, vedi ad esempio riguardo alla legge elettorale, e architettura istituzionale, riprendendo semmai l’idea del Presidenzialismo, ma sono più d’uno i campi dove poter esprimere la propria capacità propositiva, mentre fino ad ora non mi è parso di scorgere una tale “autonomia”, salvo mie eventuali e possibili sviste.

    Paolo B. 22.05.2018

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