mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

M5S, uno e trino
Pubblicato il 23-05-2018


Salvo ripensamenti o suggerimenti del Colle dell’ultimo minuto il Governo è varato. Su chi poggia il contratto? Il M5stelle e la Lega di Salvini. Il Movimento per ora, non è dato sapere domani, è uno ma trino, capo provvisorio Di Maio, ondulatorio Grillo, permanente la Casaleggio-associati. Incominciamo da Di Maio, la sua debolezza deriva dal farsi prendere dall’ansia“dell’ora o mai più”, che gli fa dire “per me Lega o PD pari sono purchè il leader sia io!”e sappiamo com’è andata a finire. I poteri forti nel Movimento sono altri a partire da Grillo, il padre fondatore che se ne infischia del suo dichiarato capo politico al punto che mentre Di Maio cerca di accreditarsi in Europa e bussa alla porta di Macron, il più europeista di tutti i capi europei, Grillo rilancia il referendum pro o contro la permanenza nell’euro non senza una ragione: contendere al futuro concorrente Salvini l’elettorato sovranista che hanno in comune. Di Maio non fa una grinza e non resta nemmeno allineato e coperto, va alla carica di Macron per contestare la Lione-Torino, come a dire, altro che europeista, i patti già fatti, pur di acquisire i voti dei NO-TAVe dei centri sociali, sono carta straccia.

Altro potere forte, strettamente legato a Grillo, la Casaleggio-Associati accantona per ora Di Maio perché mai rinuncerebbe a mettere le mani sulla torta dei rinnovi da fare, il tanto vituperato sottogoverno. Per mantenere unito di fronte al Paese il Movimento uno e trino viene scelto Conte che tutt’al più potrà resistere per un po’ di tempo se diventerà il Giano bifronte essendo Di Maio incollato agli altri due finché sono insieme. Questi i conti dentro il Movimento e fuori deve farli con Salvini, che per svuotare il suo vecchio alleato Berlusconi consoliderà il primato all’europee sfidando il M5 stelle a chi è più euroscettico e poi,facendosi carico della roba cara a Berlusconi, farà la pace col centrodestra per lanciare il guanto di sfida ai 5 stelle (Di Maio?), una vera e propria frana che si abbatterà sul ponte di Conte, che non sarà certo, stretto com’è, quello di Cavour.

Il contratto ha dentro di sé tutte le contraddizioni per motivare la messa in mora dell’uno all’altro con reciproche accuse di tradimento. Un contratto che per non avvalorare le preoccupazioni di Mattarella ha parole rassicuranti mentre le scelte sono deflagranti nei confronti della nuova Europa da costruire e della sua autonomia nei confronti delle altre potenze mondiali. Un futuro che preannunzia il ritratto di Dante :”Nave senza nocchiero in gran tempesta”. E le opposizioni? Berlusconi si morde le mani per aver dato via libera a Salvini pur avendo il deterrente delle amministrazioni locali da far pesare, attendendosi almeno un disarmo del fronte giustizialista. Messo nel conto che il contratto potesse essere ondivago, per poter di volta in volta attraverso Salvini fungere da timoniere, non si aspettava certo un contratto onDavigo un arretramento tale che fa dire a un garantista come Facci che è un insulto a due glorie patrie come Beccaria e Filangieri.

E le opposizioni? Degli errori di Berlusconi abbiamo già accennato ma quello più grande di cui non vuole rendersi conto è di non decidersi a passare ad una monarchia costituzionale e di chiamare Taiani a fare il leader a tempo pieno col nobile intento di tornare in patria a difendere la frontiera di quell’Europa del cui Parlamento è Presidente, ostinandosi a riproporsi per l’ennesima sconfitta. Del PD non ripeto la mia tesi di aver tradito l’eredità politica di Moro, di giocare le proprie supposte fortune sulla pelle del Paese, la cui frontiera più avanzata oggi è proprio l’Europa, radicandola nelle sue istituzioni democratiche.

Nessuno dei riformatori che si fosse chiesto com’è potuto accadere che, dopo la insulare Gran Bretagna, solo in Italia la maggioranza assoluta sia andata alle forze antisistema e degli euroscettici. La causa prevalente di questa patologia va ricercata nel fatto che in un Paese a democrazia parlamentare rappresentativa c’è stato il passaggio dagli eletti ai nominati dalle oligarchie dei partitino tagliando le radici del rapporto vitale tra eletti ed elettori. Si parla sempre dell’omissione grave del non disciplinare il conflitto di interessi ma ancor più grave essersi accomodati sull’amaca del Porcellum dei nominati sottraendoli alla scelta popolare. Di qui gli attacchi alla casta e la legittimazione politica a chi diceva: Basta!

Roca

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