sabato, 26 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Nord Stream 2, il progetto che divide ancora di più l’UE
Pubblicato il 16-05-2018


map_sp2e2017-09-08L’Europa si spacca ancora e ancora una volta c’è di mezzo la Russia, o meglio gli interessi sulla Russia. Si parla ancora di Nord Stream 2, l’opera della compagnia russa Gazprom, co-finanziato dalle aziende europee Shell, Wintershall, Uniper, Omv e Engie.
I ministri degli Esteri di Estonia, Lettonia e Lituania, che venerdì hanno incontrato il loro collega tedesco a Palanga, non sono d’accordo sulla realizzazione del gasdotto sottomarino Nord Stream 2, la cui costruzione è prevista nel Mar Baltico a opera di Gazprom. Ma in prima fila contro la costruzione del gasdotto anche la Polonia, il viceministro degli Esteri polacco Konrad Szymanski ha dichiarato in un articolo su politico.eu che il gasdotto Nord Stream II non dovrebbe essere costruito perché danneggerà l’Unione europea e l’Ucraina. Per Szymanski nel 2019, quando il gasdotto sarà attivo, il colosso del gas russo Gazprom “avrà la capacità tecnica di servire i suoi clienti dell’Europa occidentale senza il sistema di trasmissione ucraino”. In realtà anche se Varsavia si richiama alla sovranità di Kiev messa in discussione da Mosca, il gasdotto ostacolerebbe la concorrenza nel mercato del gas polacco e aumenterebbe notevolmente la posizione negoziale di Gazprom nei confronti dei clienti polacchi.
Per la Germania invece si tratta di un buon affare a livello energetico e non sembra intenzionata a ostacolare il progetto. Il ministro tedesco degli Affari Esteri Heiko Maas aveva infatti fatto sapere che Berlino considera Nord Stream 2 un progetto esclusivamente orientato al business, ribadendo la stessa posizione anche durante il vertice di Palanga. “È chiaro che si tratta di un tema specifico su cui il punto di vista dei Paesi Baltici differisce dall’approccio del governo tedesco, che considera Nord Stream 2 prima di tutto un progetto commerciale di aziende private, pur ammettendo che dal punto di vista di altri Paesi lungo il Mar Baltico, il progetto ha una discreta quantità di aspetti politici e geopolitici”.
Anche l’Austria non sembra intenzionata a tirarsi indietro, la società austriaca Omv ha già investito 405 milioni nel nuovo gasdotto del Mar Baltico. L’ad Rainer Seele è presidente della Camera di commercio e dell’industria tedesco-russa e ha solidi contatti con il Cremlino La Repubblica alpina poi è il maggiore azionista unico del gruppo petrolifero e estrattore di gas.
All’inizio di aprile, il governo finlandese ha dato il via libera alla costruzione del gasdotto sottomarino attraverso il suo territorio. Se completato, il gasdotto Nord Stream 2 fornirà circa 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno dalla Russia alla Germania passando sotto il Mar Baltico, aggirando i paesi di Visegrad (Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria–V4), gli Stati baltici e l’Ucraina, che dunque contestano il progetto.
Mosca stavolta ci prova con ogni mezzo a ‘ripartire’ economicamente, nonostante le sanzioni per la Crimea. Ieri due eventi hanno messo in chiaro quanto il presidente Putin punti sul territorio annesso. Per “incoraggiare” il business straniero a lavorare in Crimea, o ovunque si rischi di incappare nelle restrizioni americane o europee, la Duma ha messo a punto un disegno di legge che considererà un reato rifiutarsi di entrare in affari con cittadini russi sotto il pretesto delle sanzioni occidentali. La pena prevista può arrivare a quattro anni di reclusione. In prima lettura, la legge è passata ieri alla Duma all’unanimità. Mentre sempre ieri Vladimir Putin ha inaugurato il ponte sullo stretto di Kerch, ovvero il ponte lungo 19 chilometri che collega la Russia e la Crimea a bordo di un camion Kamaz. Circa 35 veicoli, tra cui autocarri, betoniere e gru, facevano parte del convoglio che ha inaugurato il ponte con il veicolo di Putin.

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