lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Obiettivo 2022
Pubblicato il 21-05-2018


In due mesi e mezzo nulla di fatto o molto di fatto per la formazione del nuovo governo Italiano dopo il voto.
Manca il nome del Premier che dovrebbe guidare questa inedita alleanza fra vincitori, nel frattempo abbiamo ascoltato propositi di cambiamento e le reazioni non sono mancate. “Cancellare il debito italiano, tagliare le tasse, abolire mega-pensioni, alzare mini-pensioni, cancellare il libero vincolo del mandato parlamentare, istituire come in Iran il Consiglio dei “guardiani” del Governo del Cambiamento, cacciare gli stranieri dopo averli rinchiusi in un recinto, annullare le opere pubbliche di interesse europeo “ queste sono già un Programma su cui è legittimo pronunciarsi. “Vaste Programme” avrebbe detto il generale De Gaulle; Ma è giusto concedere ai vincitori la facoltà di provare a realizzarlo, come diceva il buon vecchio Marx la prova nel budino è “mangiarlo”; Poi capiremo se è buono o è più simile ad un’amara cicuta.
La forza che si affaccia al Governo per la prima volta, il movimento cinquestelle è chiamata ad un clamoroso sforzo di realismo e di responsabilità, essa si avvale della reazionaria filosofia di Rousseau, quella della “volontà generale del popolo”, per questo viene indicativamente definita populista e governare in nome del popolo può anche significare andare incontro agli ostacoli della realtà, non è che le forze che hanno guidato il paese nella storia repubblicana governassero in nome di qualcun altro che non fosse il popolo, neanche i cattolici pretendevano di governare in nome di Dio, ma la differenza è che si sono sempre misurate con la realtà dura dei fatti, della difficoltà delle cose e con i piccoli passi che hanno fatto sì che l’Italia diventasse dopo una guerra perduta addirittura una delle potenze industriali più importanti nel Mondo, ruolo che ancora oggi le viene riconosciuto.
Preparandosi non ad osservare questi nuovi che governeranno e questa vecchia forza, prima secessionista oggi dai connotati xenofobofascisti, che finge di essere nuova. preparandoci a fare una sacrosanta e legittima opposizione dobbiamo tuttavia non rinunciare a ragionare sulle ragioni di un così clamoroso arretramento della Sinistra nel paese. Io concordo con chi dice che ci si debba preparare ad una vasta opposizione democratica e repubblicana allo stato di cose che sta per arrivare.
Almeno la sottoscrizione comune di un impegno a contrastare le politiche anti-costituzionali ed anti-democratiche che si stanno preparando.
Tuttavia il clima da saloon che persiste nel PD trasforma quella forza essenziale per tutto il centro-sinistra in un ostacolo al cambiamento ed alla riflessione.
Penso che gli appelli lanciati dall’amico e compagno Pittella debbano essere lasciati cadere da noi socialisti, non si capisce perché una tradizione così nobile, così volutamente trascurata durante tutti gli anni della seconda repubblica dovrebbe correre in soccorso di un progetto politico, il PD, che mostra i segni dell’usura degli anni e dell’incompiutezza del suo cammino?
Piuttosto penso che i Socialisti abbiano un compito. Io ho parlato di un appuntamento Europeo da affrontare in comune, e le reazioni fra molti compagni è stata positiva. Si promuovono giustamente appelli alla difesa della tradizione e della identità, ne ho sottoscritto volentieri uno perché penso che l’unità dopo le divisioni rappresenta un bene prezioso. Però è evidente che bisogna rimuovere lo status quo.
Noi, che abbiamo promosso comitati per il No ed aree politiche di fiancheggiamento critico, non siamo mai usciti dal PSI e quindi legittimamente ci consideriamo parte e altrettanto legittimamente intendiamo domandare quali sono gli obiettivi per i quali è necessario lavorare. Una Nuova Costituente? Un Congresso? Un patto federativo Socialista che stabilisca una tregua ed una road-map verso il Congresso? Le ricette per contrastare il nuovo che avanza non mancano, certo non possono essere il menu del Governo Renzi perché diversamente non si sarebbe compresa la sconfitta così clamorosa; Ma un ritorno alla classica dottrina Socialdemocratica e Liberale (non liberista) sarebbe già qualcosa.
Io per questa prospettiva mi sento in obbligo di mantenere una responsabilità politica e morale verso la comunità a cui appartengo, continuo volentieri a testimoniare della Storia perché penso senza infingimenti che quella dal 1976 al 1993 non sia solo la più vicina a noi ma è di gran lunga l’esperienza più moderna del socialismo italiano, anche se essa da sola certamente non basta più.
C’è una pagina vuota da scrivere che è quella del Socialismo che si avvicina al 2022, sarà il 130° del nostro Partito. Volete mettere la soddisfazione di festeggiarlo in salute? Quella nostra, quella del Partito, quella dell’Italia e dell’Europa.

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