martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pd ancora al bivio. Calenda: “È tutto incomprensibile”
Pubblicato il 21-05-2018


calenda 3Ancora stallo nel Pd dopo l’assemblea nazionale di sabato che ha confermato Maurizio Martina segretario reggente del partito. Adesso i dem sono divisi tra chi vuole procedere subito all’elezione di un nuovo segretario, e chi invece punta direttamente al congresso. Nel frattempo è già partita l’opposizione interna, Andrea Orlando, per il quale l’errore è stato non eleggere un leader: “Sarebbe stato utile votare un segretario chiunque fosse stato a prevalere. Andremo ad un congresso in cui si scontreranno visioni diverse che sarà una battaglia sulle idee e contemporaneamente dovremo fare opposizione e scegliere accuratamente gli argomenti su cui farla. Un punto di riferimento che parlasse all’esterno sarebbe stato molto utile e peraltro è stato incomprensibile che i renziani non abbiano sostenuto Martina che è stato anche in ticket con Renzi”. Poi il ministro della Giustizia fa anche sapere che bisogna fermare chi nel Pd propone di fare un’alleanza con i forzisti, perché così si rischia di rimanere “nel limbo, o si ricostruisce una dialettica tra destra e sinistra, o si costruisce in qualche modo un blocco che si dice antipopulista ma che in realtà si colloca nel centro, costruisce un asse con Forza Italia e in qualche modo prefigura un partito che rappresenta le fasce incluse della società”.
A Orlando risponde Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico:
“Nessuno sta discutendo della possibilità che Orlando presume sia nella mente di Renzi. Quella di un partito unico con Fi o dei moderati non è in nessuna maniera un’ipotesi sul campo”. E aggiunge: “Evocare scenari improbabili per alimentare la tensione nel Pd è un antico vizio che i nostri elettori non capiscono più e di cui bisognerà assumersi la responsabilità. Ridurre il dibattito a questo dimostra che la strada per rilanciare il Pd è molto lunga”.
In tutto questo interviene il Capo del Mise, Carlo Calenda che cerca di far trovare un terreno di incontro tra le diverse fazioni in continua lite nel Partito democratico.
“Le cose che si sono viste nell’assemblea di sabato non hanno nulla a che fare con un grande partito progressista che ha governato bene l’Italia per una legislatura. Cose indecorose per il Paese”, sostiene, a proposito del Pd, Carlo Calenda secondo il quale il partito “rischia di finire. Un partito che diventa la somma di “io sto con Renzi, io sto con Franceschini, io sto con Y”, non è più un partito ma una terza media all’ora di ricreazione”. Nessuna tentazione di “restituire la tessera”, “però è chiaro che il Pd così com’è non va da nessuna parte e non basta più. Siamo diventati un partito incomprensibile”, insiste, “non saprei neppure spiegare a un cittadino quello che è successo lì dentro. Avevo già detto che ci voleva una grande segreteria costituente in cui ci fossero tutte le persone che hanno rappresentato il Pd oggi e ieri, Veltroni, Franceschini, Letta, Orlando, Renzi, Gentiloni, Pinotti e Finocchiaro. Con delle donne capaci in segreteria magari il tasso di testosterone diminuisce. Oltretutto è incomprensibile questa guerra tra persone che sono state al governo insieme. Su cosa ci stiamo dividendo?”. Calenda auspica, quindi, che “ci sia la forza di sospendere ogni confronto insulso e di avere in Gentiloni il punto di riferimento”. Per quanto riguarda invece l’eventuale governo gialloverde, Calenda si dice “molto preoccupato. Sarà un governo elettorale che porterà instabilità e conflittualità. Inizieranno a dire che l’Europa non gli fa fare le cose e chiederanno nuove elezioni. Le prossime saranno come quelle del 1948: definiranno la nostra collocazione internazionale. Bisogna prepararsi ora”.

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