lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Pd partito?
Pubblicato il 04-05-2018


Il Pd é ancora un partito? A leggere il resoconto e il commento di Pierluigi Battista sul Corriere di oggi pare proprio di no. Quando un segretario reggente parla di odio e un ex segretario invita a non usare il termine “tradimento” la convivenza sotto lo stesso tetto si annuncia sempre più prossima al tramonto. Eppure la relazione di Martina é stata votata all’unanimità. Bisognerebbe capire il motivo di una unità non “nella differenza”, come si diceva una volta, ma addirittura nella più aspra contrapposizione prima personale e poi politica.

I gruppi e i sottogruppi non si contano. Basti pensare che l’opposizione a Renzi é talmente frastagliata da non riuscire nemmeno a formulare un documento unico. C’é chi, come Emiliano e Boccia, vorrebbe votare a favore di un governo composto dai Cinque stelle e chi come Orlando e Cuperlo vorrebbe solo dialogare (senza accettare un governo Di Maio) e chi, come Martina, vorrebbe solo sedersi e magari scappare poco dopo, e chi come Franceschini e Zanda vorrebbe solo che Renzi non parlasse mai più. E poi c’é ancora Veltroni che condiziona il voto della Madia e Fassino che critica chi se la prende con Martina. Come anche Zingaretti, che sfodera l’atteggiamento di chi può insegnare agli altri come si fa a vincere. E altri ancora, che sono molto preoccupati delle elezioni perché appena eletti e si agitano, sospirano e annusano cattiva aria.

L’unica cosa chiara, per ora, é che la Direzione ha sostanzialmente accettato la linea esposta da Renzi a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio. Anche questo può apparire paradossale, giacché quell’intervista é stata sottoposta a censure e aspre contumelie proprio da coloro che alla fine l’hanno accettata. No dunque al governo Cinque stelle e no al governo della Lega. Si conclude con un “né-né” una direzione che si é trovata dinnanzi a una scelta, alla luce della legge dei numeri. O riconsegnare il partito a Renzi o accogliere la sua politica di netta chiusura ai Cinque stelle. Ma la politica del “né-né”, lascia aperto un varco all’inquilino del Colle.

E da lunedì Mattarella dirà la sua. Anzi farà la sua scelta. Siccome non si possono contrarre accordi né tra Centro-destra e Cinque stelle, né tra questi ultimi e il Pd, si tenterà di lanciare il cosiddetto governo di tregua. Cioè un esecutivo con un presidente incaricato che non dipenda dal alcuno schieramento politico e che tenterà di ottenere la fiducia o la non sfiducia di tutti. Difficile al momento che riesca a convincere i Cinque stelle, e tutt’altro che scontata si annuncia la disponibilità della Lega. Anche perché l’unico asse possibile tra Cinque stelle e Lega potrebbe proprio essere quello che porta rapidamente alle elezioni (magari con un governo di minoranza o col governo dimissionario), attraverso un emendamento del Rosatellum che vi comprenda il premio di maggioranza.

Complicatissimo anche questo. Un premio senza soglia é gia stato definito incostituzionale dalla Corte. C’era nel Porcellum, ma solo per la Camera, ed é stato fatto saltare. Francamente dubito che qualsiasi premio di maggioranza, Costituzione alla mano, possa essere legittimo per il Senato. Se si introducesse un premio al 40 per cento questo é gia implicitamente previsto dalla combinazione tra proporzionale e maggioritario contemplato dal Rosatellum. Dunque, di cosa si parla? Paradossale che il confronto politico sia oggi animato da comici e da cantanti. All’endorsement di Orietta Berti ha fatto riscontro quello di Iva Zanicchi quest’oggi, dopo il commento politico di Pippo Franco ieri sera. Attendiamo con curiosità fino a che punto si scivolerà in basso nella scala politico-musicale.

E questo mentre l’Italia dovrà rispondere alle incursioni di Moscovici sul debito anche attraverso il Dpef che dovrà essere approvato a giorni dai due rami del Parlamento, mentre si dovranno reperire quasi trenta miliardi per evitare l’aumento dell’Iva nel 2019 e nel 2020, inserito come clausola di salvaguardia. E mentre l’Europa muove passi in direzione di nuovi accordi tra Francia e Germania che ci escludono, noi continuiamo a tergiversare. Il balletto italiano assomiglia a quello animato dal complessino musicale sul Titanic. Forse per questo s’odono stonati gli accenti di vecchie cantanti che sorridono allegramente. Mentre gli italiani intonano vecchi e nuovi lamenti. D’altronde fin che la barca va…

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Commenti all'articolo
  1. Il tema delle alleanze non è di certo secondario, ed è comprensibile che possa generare tensioni e contrapposizioni all’interno di un partito, ma a me pare che dovrebbe essere funzionale alla “linea politica”, o comunque non prescinderne, essendo questa, dal mio punto di vista almeno, la bussola che orienta la vita di un partito (ivi compresa la questione alleanze).

    Un tempo, da quel che ricordo, ci si divideva sull’atlantismo o meno, o riguardo alle nazionalizzazioni, per fare un qualche esempio abbastanza indicativo e illuminante in termini di linea politica, e oggi i motivi di discussione e “del contendere” potrebbero essere il modo con cui giungere ad abbassare le tasse, visto che tutti o quasi convengono su una tale necessità.

    Oppure discutere e semmai dividersi sul fatto che il rilancio della nostra economia debba contare soprattutto sugli interventi pubblici, e vedere dunque come reperire le necessarie risorse, o se invece debba affidarsi maggiormente alla iniziativa privata, e vedere di riflesso come poterla sostenere ed incoraggiare (ma, salvo mie sviste, non mi sembrano argomenti all’ordine del giorno, questi o altri del genere).

    Paolo B. 05.05.2018

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