sabato, 26 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Psi: “Sul Pil dati incoraggianti ma ancora tanto da fare”
Pubblicato il 02-05-2018


Pil Italia-cresce

La crescita economica, a inizio del 2018, è in frenata nell’area euro. Nel primo trimestre il Pil ha segnato un incremento dello 0,4 per cento rispetto ai tre mesi precedenti, secondo la stima preliminare diffusa da Eurostat, mentre il ritmo di espansione su base annua si è smorzato al 2,5 per cento.

Nell’ultimo trimestre del 2017 il Pil dell’Unione valutaria aveva segnato un più 0,7 per cento dai tre mesi precedenti e un più 2,8 per cento su base annua. Quindi, lo scenario di frenata della crescita evidenziato da diversi indicatori e indagini è stato confermato, anche se ancora non è chiara la natura temporanea di questa dinamica.

Guardando all’intera Unione europea a 28, sempre secondo Eurostat, il Pil ha segnato un più 0,4 per cento congiunturale e un più 2,4 per cento su base annua.

Per quanto riguarda l’Italia, dalle stime preliminari diffuse dall’Istat, il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1,4% in termini tendenziali (era +1,6% nel IV trim. 2017). La variazione acquisita per il 2018 è pari a +0,8%.

L’incremento congiunturale del Pil italiano, secondo l’Istituto di statistica, è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dei settori dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dei servizi, mentre il valore aggiunto dell’industria ha segnato una variazione quasi nulla. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta.

L’Istat ha commentato: “All’inizio del 2018 l’economia italiana è cresciuta a un ritmo congiunturale dello 0,3% segnando un risultato analogo a quello del trimestre immediatamente precedente e confermando il rallentamento rispetto alla dinamica più marcata registrata nella prima parte del 2017. La lieve decelerazione emersa nel periodo più recente determina un contenuto ridimensionamento del tasso di crescita tendenziale che scende all’1,4%. Con il risultato del primo trimestre, la durata dell’attuale fase di espansione dell’economia italiana si estende a 15 trimestri; il livello del Pil risulta ancora inferiore dello 0,9% rispetto al precedente picco del secondo trimestre del 2011 ma superiore del 4,4% rispetto all’inizio della fase di recupero”.

Contestualmente, l’Istat ha reso noto che il tasso di disoccupazione a marzo è rimasto stabile all’11,0% rispetto al mese precedente mentre quello giovanile è sceso al 31,7% (-0,9 punti percentuali). La crescita della disoccupazione si è concentrata tra le donne e i 35-49enni. Secondo l’Istat, il numero degli occupati ha continuato a crescere a marzo (+0,3% rispetto a febbraio, pari a +62 mila), con un tasso di occupazione che è salito di 0,2 punti attestandosi al 58,3%.

Parallelamente, dopo il calo di febbraio, sono aumentate le persone in cerca di occupazione (+0,7% pari a +19 mila) mentre gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono diminuiti dello 0,8% (-104 mila). Il calo riguarderebbe entrambi i generi e tutte le classi di età ad eccezione dei 15-24enni. Il tasso di inattività è sceso al 34,3% (-0,3 punti percentuali rispetto a febbraio). La crescita dell’occupazione ha interessato tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni con un aumento maggiore per i giovani 25-34enni (+0,9 punti percentuali). La crescita è dovuta interamente alla componente maschile mentre per le donne, dopo l’aumento dei mesi precedenti, si è registrato un calo.

Il commento dell’Istat: “una ripresa degli indipendenti, che recuperano in parte la diminuzione osservata nei primi due mesi dell’anno e, in misura più lieve, dei dipendenti a termine, mentre restano sostanzialmente stabili i permanenti”.

Nell’arco del primo trimestre 2018 gli occupati sono aumentati dello 0,1% rispetto al trimestre precedente (+21 mila). L’aumento ha interessato gli uomini e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Sono aumentati i dipendenti a termine (+66 mila), mentre sono diminuiti lievemente i permanenti (-8 mila) e in misura più consistente gli indipendenti (-37 mila). Alla crescita degli occupati nel trimestre si è accompagnato un lieve aumento dei disoccupati (+0,1%) e un calo degli inattivi (-0,3, -34 mila).

Su base annua è continuato l’aumento degli occupati (+0,8%, +190 mila). La crescita ha interessato uomini e donne e riguarda esclusivamente i lavoratori a termine (+323 mila), mentre sono in calo i permanenti (-51 mila) e gli indipendenti (-81 mila). Sono aumentati soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+391 mila per effetto della legge Fornero) e, in misura minore, i 15-34enni (+46 mila) mentre sono in calo i 35-49enni (-246 mila). Nell’arco di un anno sono diminuiti sia i disoccupati (-4,0%, -118 mila) sia gli inattivi (-1,1%, -150 mila).

Maria Cristina Pisani, giovane portavoce del PSI, ha commentato i dati dell’Istat: “I dati diffusi dall’ISTAT sul miglioramento della situazione lavorativa del nostro Paese, soprattutto per quello che riguarda i giovani, sono incoraggianti anche se c’è tanto ancora da fare. Preoccupa, invece, il dato congiunturale dell’ultimo mese scomposto per sesso che descrive, a fronte di un aumento tra gli uomini, un calo dell’occupazione fra le donne. I dati diffusi dall’ISTAT parlano, infatti, di un ritorno dei tassi di occupazione a livelli pre-crisi, evidenziando un  aumento significativo del numero degli occupati e un crollo degli inattivi.
Sono segnali che indicano la necessità di non spegnere i riflettori sul tema della parità di genere, nella società come nel mondo del lavoro; una battaglia di civiltà, di progresso sociale ed economico che mi vedrà sempre in prima linea”.

Da Washington, un autorevole giudizio di sintesi sull’Italia è arrivato con convinzione da Alessandro Leipold, il nuovo rappresentante dell’Italia nel Consiglio del Fondo Monetario Internazionale: “Le prospettive di breve termine per l’Italia non sono così male tanto che il consenso è per una continuazione della ripresa. L’outlook strutturale si fa però più incerto se si prende in considerazione un’orizzonte temporale più lungo”.

Il successore di Carlo Cottarelli all’istituto di Washington è stato premiato ieri a New York dal Gruppo esponenti italiani (Gei) presieduto da Lucio Caputo. In quell’occasione, oltre a descrivere il quadro economico italiano, l’ex capo economista del Lisbon Council e storico membro dell’Fmi ha cercato anche di descrivere al pubblico internazionale la situazione politica del nostro Paese senza avere informazioni da insider.

Dal punto di vista economico, Leipold ha descritto la linea del Fondo emersa dai recenti Spring Meetings che si sono svolti nella capitale Usa. Per l’Italia, è prevista una crescita del Pil nel 2018 dell’1,5%. Leipold ha detto: “Non è un tasso di crescita fantastico ma è il migliore degli ultimi 10 anni con l’eccezione del 2010, quando ci fu un rimbalzo dalla crisi. Certo. Rischi esterni non Made in Italy come le tensioni commerciali o quelle geopolitiche potrebbero cambiare il quadro, che attualmente resta tutto sommato incoraggiante. E’ nel medio-lungo termine che i nodi strutturali dell’Italia emergono. A cominciare da una crescita della produttività molto deludente”. Per Alessandro Leipold sarebbe un peccato che alla fine, nel nostro Paese non si riesca a sfruttare il momento attuale favorevole per attuare le tanto necessarie riforme.

Sul fronte politico, Leipold ha spiegato ad un pubblico internazionale: “Il presidente della Repubblica sta provando tutte le opzioni possibili per formare un governo mentre nel PD aumentano le divisioni di chi vorrebbe almeno intavolare un confronto con il M5S, il primo partito alle elezioni. Un governo di minoranza è stato giudicato come improbabile e instabile. Un governo del presidente è decisamente più difficile della grand coalition tedesca. Un governo ponte in vista di nuove elezioni a questo punto è il più probabile ma porterebbe a chiedersi quando gli italiani tornerebbero a votare. Difficilmente in estate. Idealmente, la chiamata alle urne dovrebbe verificarsi dopo la riforma del sistema elettorale. Ma quella riforma pare improbabile perché implicherebbe la necessità di un consensus. E se le elezioni sono tenute con il sistema attuale, è molto probabile che si ottengano gli stessi risultati comportando un altro stallo”.

Leipold si è detto “speranzoso” perché “la speranza è l’ultima a morire”. L’Italia può sempre ricorrere a “l’arte di arrangiarsi” che, ha precisato, ha un significato sia negativo sia positivo. Nel frattempo però “la voce dell’Italia è assente” nei grandi dibattiti di questo momento, dai dazi su acciaio e alluminio alla definizione dell’architettura dell’Eurozona.

Sempre oggi, la Commissione europea ha presentato, a Bruxelles, la sua proposta per il nuovo quadro finanziario pluriennale per il bilancio 2021-2027 dell’Ue, il primo senza il Regno Unito. La proposta prevede un bilancio complessivo da 1.279 miliardi di euro, in termini di impegni a prezzi correnti, per i sette anni dell’esercizio, corrispondente all’1,11% del Pil complessivo dei Ventisette, in leggero aumento rispetto dell’1% dei Pil dei Ventotto dell’attuale quadro di bilancio pluriennale 2014-2020.

Nel primo pomeriggio, immediatamente dopo la riunione dei 28 commissari che ha varato la proposta, il capo dell’Esecutivo comunitario, Jean-Claude Juncker, ha presentato la proposta alla plenaria del Parlamento europeo, definendola “ragionevole e responsabile”. Juncker ha spiegato: “Ci occorre un bilancio sufficiente per le nostre ambizioni, e quindi ambizioso, ma anche equilibrato e giusto per tutti”.

Dunque, qualche spiraglio favorevole potrebbe esserci anche nel medio e lungo periodo. Purtroppo, il quadro politico attuale è preoccupante. Se le ragioni di parte dovessero prevalere sugli interessi del Paese, sarebbe un vero peccato. In altri tempi, uomini politici come Nenni erano disposti a sacrificare il proprio partito consapevoli che le scelte da fare erano le migliori possibili per il progresso del Paese.

Salvatore Rondello

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