martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Riflessioni di un barbaro pentito
Pubblicato il 24-05-2018


In Siria sono già stati sparati un centinaio di missili e consumato qualche pieno di benzina per navigare fino a ridosso delle coste siriane. Sulla Siria si è sproloquiato innumerevoli dichiarazioni sulla libertà, sulla democrazia e su quei diritti umani che tornano sempre utili quando si devono fare cazzate. Poi, più nulla!

Le donne e i bambini di quel Paese, intanto, continuano a morire di maltrattamenti, soprusi e fame, in attesa degli aiuti internazionali vestiti dei panni dell’Onu che, in cambio di una bottiglia di latte, chiedono prestazioni sessuali. Tutto normale? Tutto normale!

Quello che fa incazzare è la nostra ipocrisia, oltre a quella spocchia che ci fa giudicare il mondo come fossero tutti imbecilli, straccioni e satrapi pericolosi, perché armati. Peraltro armati lo sono malissimo, perché i fucili mezzi arrugginiti e mal funzionanti glieli abbiamo venduti noi.

Quando poi facciamo la voce grossa con chi pensa di avercelo più lungo, ecco che allora, dopo un paio di bau bau, ci ritiriamo di buona lena e inventiamo che il barbaro non è barbaro bensì in realtà un grande statista. Guardiamo ad esempio a come viene oggi dipinto Kim Jong-un che, dopo aver sfoderato dalla fontina le sue bombe nucleari, è diventato pure Santo per noi occidentali!

La tattica è la stessa da sempre: identifica uno stato da colonizzare, lo chiami “canaglia”, combatti il suo esercito e mortifica il popolo (entrambi armati solo di fionde). Una volta vinto, devi esaltare la vittoria contro il pericoloso nemico.

Infine, dopo aver dichiarato di essere riuscito nell’ardua impresa di aver ricondotto il popolo sulla retta, scegli un fantoccio qualunque a te vicino e lo metti a fare il dittatore (fino a qualche anno fa funzionava così, oggi è preferibile un capo del governo democraticamente scelto da altri capi di governo, sulla base di elezioni manovrate… ma democraticamente svolte, eh!). In cambio, ti fai regalare le concessioni della sua terra e lo fotti ripetutamente finché non gli hai tolto ogni cosa, dignità inclusa, in nome della modernità e della realizzazione della civiltà.

Ah, che grande spirito di sacrificio far prevalere la democrazia! E che fardello per l’uomo bianco esportare i valori della nostra retta e giusta civiltà!
Pensate: in Africa per dare alle donne pari opportunità le abbiamo perfino convinte a comperare le scarpe col tacco 12 per camminare nei campi. Accidenti, questa sì che è civilizzazione!

Quando poi qualcuno di loro viene nei nostri Paesi, al guinzaglio dei negrieri collusi con i banditi europici, e piscia nel parco pensando di essere nella foresta, ecco che viene immediatamente denunciato per atti osceni in luogo pubblico.

Ma perché vogliamo a tutti i costi vestire l’uomo che vive felicemente il proprio Paese immerso nella natura, magari con giacca e guanti bianchi per farci servire a tavola? Mi chiedo chi sia davvero il barbaro. Anzi, in un eccesso di edonismo mi sono innamorato del mio titolo di oggi e quasi quasi scrivo un altro libro: “Riflessioni di un barbaro pentito”.

Angelo Santoro

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