lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ritorno di ‘Dibba’. Dal padre alla lite con Saviano
Pubblicato il 23-05-2018


di battistaAlessandro Di Battista aveva annunciato di lasciare la politica per dedicarsi alla famiglia e a suo figlio in particolare. Subito dopo aveva fatto sapere che avrebbe girato il mondo come reporter al servizio del Fatto Quotidiano e invece non ha resistito tanto lontano dalle patrie dispute.
Prima ha esasperato i toni già concitati di una politica che continua a portare sul tavolo più questioni che soluzioni, con le sue affermazioni contro il Capo dello Stato, poi la scaramuccia con lo scrittore Roberto Saviano.
L’ex deputato dei cinque stelle ha attaccato Sergio Mattarella, accusandolo di essere il vero responsabile della situazione di stallo sull’Esecutivo. “Il Presidente della Repubblica non è un notaio delle forze politiche ma neppure l’avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento. Anche perché si tratterebbe di una causa persa, meglio non difenderla”, scrive Di Battista. Il post si conclude con un post scriptum: “Invito tutti i cittadini a farsi sentire. Usiamo la rete, facciamo foto, video. È in gioco il futuro del Paese”. Ma a colpire non sono tanti i toni di Di Battista Alessandro, ai quali ormai i media sembrano essere abituati, quanto quelli di Di Battista padre, Vittorio, ex consigliere del Msi negli anni di piombo e autodichiaratosi fascista. Vittorio Di Battista ha così attaccato Mattarella:
“Quando il Popolo di Parigi assaltò e distrusse quel gran palazzone, simbolo della perfidia del potere, rimasero gli enormi cumuli di macerie che, vendute successivamente, arricchirono un mastro di provincia. Ecco, il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue, se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate”. Lo scrive su Facebook Vittorio Di Battista, papà di Alessandro, in un post dal titolo ‘I dolori di mister Allegria’, riferendosi ovviamente al Capo dello Stato. Un post che arriva a pochi minuti di differenza da quello del figlio, altrettanto duro contro il Presidente della Repubblica. Ma quello del padre è addirittura minaccioso.
Nel frattempo arriva la risposta dello scrittore sotto scorta Roberto Saviano alle accuse di Di Battista con un video del 2015 in cui il grillino ‘smontava’ la Lega in 5 minuti e l’accusa di tutto il male del ‘Sistema’: “Qualche giorno fa – scrive Saviano – Di Battista mi ha ascritto alla categoria degli ‘intellettuali di sinistra incapaci di capire le persone comuni e i loro bisogni’, solo per aver osato opporre ragione e pietas alla violenza di una campagna elettorale giocata sulla pelle degli ultimi. Dopo aver visto questo video anch’io credo che Di Battista possa essere annoverato in una gloriosa categoria patria: i paraculo. Quelli che credono che solo a loro sia consentito dire tutto e il contrario di tutto, senza pagarne mai le conseguenze. Quelli che ‘fate come dico non quello che faccio’: l’attitudine cialtrona più antica del mondo. In questo video del 2015 a cui il M5S ha dato un titolo eloquente (Smontare la Lega in 5 minuti), Di Battista parla di Salvini come del ‘nemico da distruggere’. Quindi al M5S sono bastati 5 minuti per smontare la Lega e tre anni per cambiare le carte in tavola. Da nemico da distruggere ad alleato di governo. Caro Di Battista, faccio mio il tuo appello finale e, con le tue parole, dico: GUARDATE QUESTO (VIDEO PRIMA CHE LO CANCELLINO), CONDIVIDETE QUESTE INFORMAZIONI A proposito, buon viaggio, PARACULO”.
Arriva anche la controreplica di “Dibba” che mette nel mirino proprio Saviano rispondendo per le rime: “Ciao Roberto, non pensavo fossi così permaloso. Ti ho avanzato una critica non ti ho mica insultato (cosa che hai fatto tu). Comunque io non sono permaloso. Ti dico che sarebbe stato bello per noi andare al Governo da soli ma come sai hanno fatto una legge elettorale oscena proprio per impedirlo. Ciononostante noi ’populisti’ (come ci definisce chi non ne azzecca una) abbiamo preso oltre il 32%. L’abbiamo fatto senza controllare la Rai, senza un giornale di partito, senza rimborsi elettorali e avendo praticamente tutti contro, soprattutto gli intellettuali ’falce e cachemire’ (quelli alla te per intenderci) colmi di bile e pregiudizi”.

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