mercoledì, 18 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

RIVOLTA A GAZA
Pubblicato il 14-05-2018


gaza

È alta tensione in Medioriente nel giorno in cui Israele celebra l’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Scontri, violenti, fra manifestanti ed esercito israeliano a Gaza e in Cisgiordania, nel giorno in cui si inaugura l’ambasciata americana a Gerusalemme e si celebrano i 70 anni della nascita dello stato d’Israele. Sono almeno 52 morti e 1900 feriti, inclusi gli intossicati. Decine di migliaia di persone partecipano alla protesta. L’opposizione alla decisione di Donald Trump dello scorso dicembre non è solo in piazza, ma riguarda tutto il mondo arabo, l’Onu e gran parte della comunità internazionale, Unione Europea compresa. Tutti sono preoccupati che questo passaggio segni la fine della soluzione a due stati.

Ci sono anche sei minori tra le vittime degli scontri sulla Striscia di Gaza. Lo ha riferisce Amnesty International in un tweet in cui ha definito la reazione dell’esercito israeliano alle proteste dei palestinesi “un’aberrante violazione del diritto internazionale e dei diritti umani”. Il bilancio attuale è di 52 morti e oltre 1.600 feriti nella Striscia di Gaza. Questa mattina l’aviazione israeliana aveva lanciato volantini sull’area, invitando i palestinesi a tenersi lontano dal confine e a non partecipare ad attività violente. Sono oltre 10mila i palestinesi che si sono riuniti alla barriera di confine, dove sono stati dislocati cecchini israeliani. La cerimonia di inaugurazione inizia con l’inno americano. Da Ivanka e Kushner l’apertura ufficiale Dopo l’inno americano, è poi toccato a Ivanka Trump, la figlia prediletta del presidente Usa, il compito di togliere il velo allo stemma sul muro della legazione americana: “A nome del 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America – ha detto Ivanka – vi diamo ufficialmente il benvenuto per la prima volta all’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme, capitale di Israele”. “Quando Trump fa una promessa, la mantiene”: così Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, che ha poi ha precisato come con il trasferimento della legazione “abbiamo mostrato al mondo, ancora una volta, che degli Usa ci si può fidare”.

Poi l’appassionato discorso di Netanyahu: “Questa è storia” “Non abbiamo migliori amici al mondo che gli Usa”. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu inizia così il suo appassionato discorso. “Grazie per aver avuto il coraggio di mantenere la promessa”, ha aggiunto rivolgendosi alla delegazione Usa e al presidente Trump. “Ricordate questo momento, questa storia. Il Paese più potente del mondo oggi ha aperto a Gerusalemme la sua ambasciata. Eravamo a Gerusalemme e – ha proseguito tra gli applausi – siamo qui per restarci”. Netanyahu ha quindi aggiunto: “Questo un gran giorno per la pace. La pace e la verità sono connesse. Non si può edificare la pace se non sulla base della verità. E la verità è che Gerusalemme è la capitale di Israele”.
“La nostra più grande speranza è la pace”: così il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un messaggio preregistrato inviato in in occasione dell’inaugurazione dell’ambasciata. “Gli Stati Uniti rimangono pienamente impegnati a facilitare un accordo di pace duraturo”.

Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera della Ue, ha affermato che l’Unione europea ha chiesto il “massimo autocontrollo” dopo le decine di morti a Gaza da fuoco israeliano: “Decine di palestinesi, tra i quali bambini, sono stati uccisi e centinaia feriti da fuoco israeliano oggi, durante proteste di massa vicino alla barriera di Gaza”, ha detto Mogherini. “Ci aspettiamo – ha aggiunto – che tutti agiscano con il massimo autocrontrollo per evitare ulteriori perdite di vite”.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, si è detto “particolarmente preoccupato” per la situazione a Gaza, sottolineando che “vediamo una moltiplicazione di conflitti, sembrano essere vecchi conflitti che non muoiono mai, sono particolarmente preoccupato oggi nel sentire le notizie su quello che sta accadendo a Gaza, con un alto numero di persone ucciso”. Il fronte anti ambasciata registra intanto le prime crepe: quattro nazioni delle 28 dell’Ue – Austria, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca – hanno risposto all’invito del ministero degli Esteri israeliano e invieranno loro rappresentanti all’inaugurazione nel quartiere di Arnona, nella parte ovest della città. Una scelta che sarà seguita, almeno per due di loro (Repubblica Ceca e Romania), dalla decisione di spostare, anche se con tempi e modalità diverse, la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Nella serata di ieri il premier Benyamin Netanyahu ha ricevuto la delegazione Usa inviata dal capo della Casa Bianca per la cerimonia, tornando a definire “storica e coraggiosa” la mossa di Trump. Mentre l’Olp ha lanciato un nuovo appello agli americani “a revocare la loro disastrosa e irresponsabile decisione di muovere l’ambasciata nella Gerusalemme occupata”. In città intanto – dove ieri si è festeggiato il ‘Jerusalem Day’ a ricordo della riunificazione sotto il controllo israeliano a seguito della guerra del 1967 – si respira l’aria delle grandi occasioni. 800 inviti, 86 per i diplomatici Gli inviti partiti dal ministero degli Esteri sono stati circa 800: 86 per i diplomatici, di cui 33 hanno accettato. Non ci saranno – secondo i media – né la Russia né l’Egitto. Gerusalemme in queste ore è tappezzata di bandiere israeliane e americane, e di cartelloni inneggianti a Trump. In un mese – hanno fatto sapere dall’ufficio stampa del governo che ha approntato un mega tendone dove poter seguire la cerimonia – sono state tra 300 e 400 le richieste di accredito di giornalisti da tutto il mondo per entrare nel paese. Numeri – hanno aggiunto – che si sono visti soltanto in occasione dell’ultima guerra con Gaza, quella del 2014. E non sono pochi neanche quelli che sono entrati nella Striscia per vedere quello che succede alla manifestazione indetta da Hamas davanti ai reticolati. L’esercito ha rafforzato la sua presenza lungo tutto il confine con due ulteriori battaglioni, e ne ha inviato un altro in Cisgiordania.   Capeggiata da Ivanka Trump e dal marito Jared Kushner, responsabile del dossier israelo-palestinese per conto del presidente Usa, la missione americana  è composta anche dal segretario al Tesoro Usa Steve Mnuchin, dal vicesegretario di Stato John Sullivan e da 12 membri del Congresso.

Il governo palestinese ha accusato Israele di commettere un “terribile massacro” nella Striscia di Gaza, sollecitando “un intervento internazionale immediato”. Il portavoce del governo palestinese, Yusuf al-Mahmoud, ha chiesto in un comunicato “un intervento internazionale immediato per fermare il terribile massacro commesso a Gaza dalle forze dell’occupazione israeliana contro la nostra eroica gente”. Intanto, un aereo da combattimento israeliano ha colpito con almeno un missile un obiettivo nel Nord della Striscia. In precedenza l’aviazione aveva già colpito una postazione di Hamas presso il campo profughi di Jabalya.

Per la Turchia gli Stati Uniti condividono la responsabilità del “massacro” a Gaza, dove decine di palestinesi sono stati uccisi dall’esercito israeliano mentre manifestavano contro il trasferimento dell’ambasciata Usa in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. È quanto afferma il portavoce del governo della Turchia, Bekir Bozdag. “L’amministrazione americana è responsabile tanto quanto Israele di questo massacro”, ha scritto il portavoce su Twitter, aggiungendo che gli incidenti sono stati causati da “decisioni ingiuste e illegali”.

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Commenti all'articolo
  1. Intanto Halder Al Abadi sembra per il momento l’unico sconfitto delle elezioni in Iraq, per i cui risultati definitivi bisognerà ancora attendere a lungo, si legge sulla Gazzetta di Reggio. Il premier sciita benvoluto dalla comunità internazionale per i suoi equilibrio tra le potenze regionali, Iran e Arabia Saudita, e mondiali come Russia e Usa non riesce a scaldare il cuore del suo popolo che, secondo dati parziali, gli ha preferito due protagonisti delle recenti sfide militari che hanno contrassegnato il paese arabo. In particolare, Moqtada al Sadr e i suoi alleati sono avanti in almeno 6 delle 8 province irachene, e in seconda posizione in altre quattro. In attesa di un quadro preciso dei risultati si sa già per certo tuttavia che Sadr, rimasto ai margini della vita politica per anni, torna a diventare un punto di riferimento della politica irachena nella fase delicatissima aperta dallo scontro diplomatico tra Washington e la vicina Teheran.

  2. Centinaia di palestinesi hanno lanciato pietre e dato fuoco a gomme di auto in diversi punti della Cisgiordania, tra cui Hebron, vicino alla tomba di Rachele a Betlemme, fuori Ramallah, al checkpoint di Qalandiya e nella zona di Nablus. Al confine con Gaza, diverse centinaia di palestinesi si sono riuniti vicino alla recinzione in diversi punti, per manifestare. È il quadro che emerge in queste ore nel giorno che i palestinesi definiscono la Nakba, la catastrofe. Dopo la dura giornata di ieri in cui oltre 50 palestinesi sono morti negli scontri con l’esercito israeliano sul confine tra Gaza e Israele, nella Striscia la situazione sembra essere meno incendiaria: i media israeliani parlano dei funerali che si stanno tenendo al di là del confine e del tentativo del gruppo terroristico di Hamas di mantenere l’ordine. “Dopo un giorno di sconvolgenti perdite a Gaza, c’è stato un punto in cui il gruppo terroristico ha quasi perso il controllo, e ora è impegnato in una correzione di rotta”, scrive l’analista militare Avi Issacharoff, secondo cui: “Lunedì è stato senza dubbio uno dei giorni più sconcertanti nella storia del conflitto israelo-palestinese.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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