sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Savona o morte?
Pubblicato il 26-05-2018


Ha ragione Sabino Cassese a precisare sul Corriere che i ministri, secondo la Costituzione, li nomina il capo dello Stato su proposta del presidente del Consiglio incaricato. Anche se poi i ministri nominati devono sottoporsi alla fiducia del Parlamento e dunque, in un sistema parlamentare come il nostro, l’ultima parola resta quella delle due Aule, cioè, in fondo, proprio dei partiti che formano la maggioranza di governo e che i ministri li propongono. E’ vero che il nome di qualche ministro sottoposto da un capo dell’esecutivo designato è stato cambiato da un presidente della Repubblica. Conosciamo il caso Gratteri, il magistrato designato da Renzi alla Giustizia che Napolitano, che non voleva magistrati in quel ruolo, non nominò costringendo lo stesso Renzi a trasferire Orlando dall’Ambiente alla Giustizia e sostituendolo con Galetti.

Non è mai avvenuto però che un governo non sia nato per un veto del Quirinale su un ministro proposto da un presidente incaricato. Salvini lo sa e tiene duro sul nome del professor Savona all’Economia. Se Mattarella ha il pieno diritto di non firmare la nomina di un ministro si assumerà la responsabilità di non far decollare l’unico governo che può evitare l’immediato ricorso alle urne? Salvini ne dubita. La novità però è determinata dai danni evidenti che il nuovo governo, Savona o no, sta producendo sul versante economico all’Italia. Ma prima occorre capire bene qual’é la posta in palio. Il professor Savona è gia stato ministro, non ha preso il Palazzo d’Inverno né incendiato il Reisthag.

Il professore ha scritto un libro e sostiene tesi secondo le quali l’Italia deve ignorare lo spread, combattere la dittatura tedesca, paragonata all’hitlerismo, non preoccuparsi del debito. Da notare che é proprio il ministro del Tesoro il responsabile della vendita dei titoli di Stato (circa 400 miliardi all’anno) che servono per la sua liquidità e per pagare gli interessi sul debito. Qualche fondata preoccupazione da parte del presidente della Repubblica non solo pare legittima, ma anche doverosa, nel mese in cui l’Italia, a causa della scarsa credibilità internazionale del suo futuro governo, ha bruciato la bellezza di 200 miliardi, ed é solo l’inizio. Resta l’intransigenza di Salvini. E quel suo “Savona o morte” che porta ad un più nobile e tragico paragone. Per Roma in tanti si misero in marcia in camicia nera, per Savona dubito che sarebbero altrettanti con la camicia verde….

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Commenti all'articolo
  1. Mi è capitato di ascoltare più di un parere riguardo al come può essere interpretato l’art. 92 della nostra Carta, e ho sentito esprimere al riguardo punti di vista non uniformi, o abbastanza disomogenei, e il seguire questo “dibattito”, in una con l’andamento degli eventi, ha portato più d’uno a propendere per una Riforma costituzionale che introduca il Presidenzialismo, inteso come elezione diretta di chi è chiamato a condurre il Paese, o quantomeno a vederla con un certo qual favore.

    Il modello presidenzialista andrebbe a mio avviso abbinato, anche come forma di “bilanciamento e contrappeso”, ad un sistema elettorale di tipo proporzionale con preferenze, quanto a composizione delle Camere, e con soglia di sbarramento piuttosto bassa, se non assente (e credo altresì che i socialisti potrebbero farsi alfieri di una siffatta proposta, che mette insieme governabilità e rappresentanza, riprendendo se non erro una propria idea degli anni Ottanta).

    Paolo B. 26.05.2018

  2. Farò una considerazione ovvia citando due parole che oggi non sembrano trovare spazio nel vocabolario dei vincitori.
    Buonsenso per l’ interesse del Paese.
    Rispetto per gli impegni presi a livello internazionale.
    Più che la terza repubblica, non vorrei che iniziasse la seconda dittatura degli ultimi cento anni , sempre in nome del popolo sovrano s’intende.

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