lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Leonardo Raito:
Mattarella e l’irrituale gestione della Crisi
Pubblicato il 30-05-2018


Dicevamo qualche settimana fa che non avremmo mai voluto essere nella scomoda posizione del presidente Mattarella, chiamato a sbrogliare una delle più drammatiche crisi politiche del nostro paese. La partita era tutta da inventare e il presidente della repubblica ha cercato, a fronte di maggioranze parlamentari non ben delineabili, di cercare la strada dei mandati esplorativi ai due presidenti delle camere, mandati che non hanno offerto seguiti plausibili. Fin qui nessun problema. Le difficoltà, per il presidente, sono venute dopo, quando ha dato corso a una gestione, quanto meno irrituale e fuori degli schemi, della situazione. In questo contesto, a mio avviso, è mancato un passaggio che poteva garantire un iter quanto meno più lineare, la proposta di incarico a una figura individuata dal centrodestra, la coalizione che, pur con questa legge elettorale proporzionale, aveva avuto il maggior numero di voti. Verificata la sostenibilità della proposta, si poteva passare ad opzioni secondarie. Ma il passaggio non è stato preso in considerazione, e vista la probabile inconciliabilità tra Cinque Stelle (primo partito) e Centrodestra compatto, Mattarella ha puntato sul possibile dialogo tra i grillini e il Pd, stoppato poi dalla famosa intervista tv di Renzi. A questo punto, il presidente ha cercato di favorire un approccio tra Lega e Cinque Stelle, accettando varie condizioni poste, una dilatazione dei tempi, un contratto di governo tra partiti, l’indicazione di una figura terza come premier incaricato, la votazione del contratto da parte dei militanti. Mattarella, in questa fase, è sembrato un paziente tessitore ma non è parso avere un piglio deciso, salvo tirare fuori gli artigli nell’ultimo decisivo momento, quello della valutazione della lista dei ministri, con la ferma opposizione a Savona, indicato dalla Lega per l’economia, che il presidente ha giudicato non accettabile con queste valutazioni: “la designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari. Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano”. In rarissimi casi il capo dello Stato aveva bloccato la nomina di un ministro, in questo caso un ministro chiave con il rischio di far saltare tutta l’architettura del nuovo governo, un governo che tra l’altro lui stesso aveva indicato come possibile e per cui aveva portato moltissima pazienza. Mattarella ha giocato con il fuoco? Di certo ha esercitato le prerogative concessegli dalla costituzione. Ma con la sua irritualità, in una partita delicatissima, ha, a mio avviso, creato un solco ancora più grande tra le istituzioni e il popolo italiano che ormai era pronto all’esperienza di un governo giallo-verde. Tralasciando il fatto che secondo me sarebbe stato deleterio, e non avrebbe prodotto grandi risultati, resta vero che, nella democrazia parlamentare, si trattava di un’ipotesi sorretta dai numeri.

Leonardo Raito

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