sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Ieri, oggi … e domani?
Pubblicato il 23-05-2018


Ogni tanto leggiamo di confronti tra le condizioni attuali del Mezzogiorno e quelle del suo passato. Sono frequenti i convegni su personaggi, come Fortunato, Dorso, De Sanctis, che analizzarono la società del loro tempo. Non possiamo non ricordare Manlio Rossi-Doria , che partiva dalle analisi per proporre cosa fare per provocare sviluppo. Infatti, veniva considerato un meridionalista attivo. Tra l’altro, propose il Piano di sviluppo dell’Alta Irpinia (1968) e quello per l’Irpinia del dopo terremoto dell’80. Sosteneva che non bisognava limitarsi a ripetere le cose scritte dai meridionalisti dell’800. Purtroppo il PCI e la DC e molti intellettuali lo snobbarono, trovando più comodo chiedere risorse e gestirle, che lambiccarsi il cervello per partorire idee. Durante gli anni, spesso ho fatto notare che bisognava partire dal punto al quale i Meridionalisti erano arrivati, per provocare sviluppo economico e sociale. Di seguito, cercherò sinteticamente, di fare un confronto tra passato e presente, per capire cosa dovrebbe essere fatto, per evitare che il futuro sia peggiore del passato. Al tempo dell’unità d’Italia, nel Sud c’era l’87,6% di analfabeti, nelle Isole erano il 91%, mentre al Nord erano il 47% . Il reddito medio nel Sud era quasi uguale a quello del Nord, anche se mal distribuito. Il territorio era diviso in latifondi, che appartenevano ai nobili. I quali si limitavano a riscuotere il canone dai poveri “cafoni”. L’agricoltura non era organizzata in modo produttivo, ma era a livello di sopravvivenza. La povertà meridionale, verso l’ultimo ventennio dell’800, incominciò ad espellere emigranti, verso gli Stati Uniti e verso l’America del Sud. Durante il Fascismo, negativo per molti aspetti, in campo sociale si passò dalla carità all’assistenza, in economia fu creato l’IRI e furono bonificati vasti territori. La Guerra, purtroppo, tolse molte energie all’ economia. Le condizioni generali non migliorarono. La Repubblica, trovò il Meridione in una condizione disastrosa e con tutte le negatività borboniche. Grazie anche ad aiuti americani, il Paese intero si mise in cammino, però, a due velocità: il Nord veloce e il Sud lentissimo o quasi immobile. E riprese l’emigrazione dei meridionali verso i Paesi del Centro Europa e quelli del Centro America ( Venezuela, in particolare). Poi, arrivò il Boom economico. Grazie alla conquista concettuale secondo la quale l’Italia, con un SUD abbandonato a se stesso, non poteva guardare al futuro con tranquillità, si diede vita alla creazione di strumenti utili a ridurre la distanza tra Nord e Sud. Videro la nascita la Cassa per il Mezzogiorno, l’ISVEIMER , i Nuclei Industriali, le zone ASI,ecc. Le Regioni e le Comunità Montane, che dovevano essere Enti di programmazione, completarono il disegno riformatore. Dal punto di vista sociale, si passò dall’assistenza alla Previdenza e furono istituite l e scuole medie nei Comuni, che ne erano sprovvisti (anni ’60). I figli degli emigranti non furono costretti a seguire i loro genitori e diventarono forza lavoro, che lentamente integravano la classe media. Gli emigranti di fine ‘800 e quelli del dopo Fascismo, oltre ad aspirare a tornare in Patria, furono una risorsa per tutto il Paese, che grazie alle loro rimesse, ebbe molto ossigeno per le attività economiche. Anche il Bilancio Statale trovò una marea di compratori di TITOLI del Debito Pubblico. Veniamo ad oggi. Da molti anni, il Sud è stato abbandonato dalla politica e la sua classe dirigente è diventata sempre più inadeguata, superficiale e populista. E’ iniziata un’altra marcia verso la precarietà. I settori della chimica e della metallurgia, importanti per il Sud, sono stati quasi tutti annullati. La maggior parte delle industrie manifatturiere sono state trasferite nell’Est europeo e in Estremo Oriente. Il sistema bancario è stato assorbito e quelli assicurativo e finanziario stanno diventando assassini del Sud. Anche la Sanità contribuisce all’impoverimento. L’Istat ha evidenziato che, su dieci ricoveri di meridionali, 6 avvengono negli ospedali del Nord. Alla Campania, questo fenomeno costa, annualmente, circa 350 milioni di euro, ai quali bisogna aggiungere un altro 10% , per spese sopportate dai familiari- accompagnatori. Inoltre, molti giovani laureati fuggono verso l’estero; vaste zone (vedi Alta Irpinia) si stanno spopolando e la proprietà immobiliare perde valore; non esistono progetti per la valorizzazione delle risorse del territorio. Ci sono sporadici esempi positivi, ma sono insufficienti per un rilancio. I giovani partono per non tornare. A tutto ciò, si aggiunge la confusione e l’improvvisazione della politica nazionale e un programma del Governo, che sta per nascere, senza nessun riferimento al SUD. Il futuro, perciò, crea preoccupazione, pessimismo e paura di avere la dittatura dei poteri forti. Mi auguro che i meridionali sentano l’esigenza di alzare la testa e di pretendere dalla classe dirigente meno ignoranza e meno superficialità. Smettiamola di fare gli spettatori delle sceneggiate romane e non solo. Diventiamo meridionali attivi.

Luigi Mainolfi

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