sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Siamo ancora una Repubblica parlamentare, non “presidenziale”
Pubblicato il 29-05-2018


Difficile ma qualche volta necessario andare controcorrente. L’eresia è la vita stessa del Partito, diceva Turati, come viene tramandato sulla nostra tessera del 2017. E allora ci provo, sapendo senza il minimo dubbio di restare comunque ben accolto nella nostra comunità politica. Dunque: reputo, a differenza di tanti altri compagni, che il recente comportamento del Presidente della Repubblica ci sia stato qualcosa di forzato. Mi addolora dirlo. Ma non posso scordare di aver ricevuto il più bel voto universitario in “Diritto costituzionale comparato” e di essere stato interrogato proprio sui poteri del Presidente della Repubblica, sul testo del professor Giuseppe de Vergottini (Cedam, Padova, 1981). Questi spiegava che “il Presidente della repubblica, in quanto rappresentante della unità nazionale (art. 87 Cost.) è stato posto al di fuori degli indirizzi di maggioranza con il compito essenziale di controllare ed agevolare il funzionamento dell’intero sistema”.

Quindi in una Repubblica parlamentare come resta ancora la nostra, in cui “il Governo deve avere la fiducia delle due Camere” (art. 94 Cost.), il Presidente della Repubblica per far funzionare il sistema deve accertarsi che il Governo possa avere la maggioranza parlamentare, ma senza ingerirsi negli “indirizzi di maggioranza”, tra cui rientra la scelta del ministri: al Presidente della Repubblica spetta la nomina, ma solo e soltanto “su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri” (art. 92 Cost.).

Certamente durante la storia della Repubblica ci sono state forzature e invasioni di campo, soprattutto durante la cosiddetta seconda Repubblica, con la nomina di governi ispirati dal Presidente della Repubblica, ma che avevano la prospettiva di ottenere la “fiducia delle due Camere”. Ora invece non esiste questa possibilità, ed è qui che sorge il dubbio della “forzatura” citata in premessa, aumentato dal fatto che il Presidente della Repubblica ha rivendicato platealmente di essere intervenuto in merito alla “proposta” di un ministro per difendere il risparmio italiano (ma lo spread dietro l’angolo altro non aspetta che l’instabilità per svettare in alto). Tutto sarebbe stato più lineare se nel corso degli anni la nostra Repubblica si fosse riformata, revisionando anche la Costituzione, che ripeto continua ancor oggi ad essere di “tipo parlamentare”, non “presidenziale”, con un ruolo quindi preminente per le maggioranze che – dopo il voto popolare –  si realizzano in Parlamento, con i partiti chiamati insieme ai cittadini “a determinare la politica nazionale” (art. 49 Cost): ma la Costituzione su questi aspetti non è stata revisionata, e resta “la più bella del mondo” così com’è. O no?

Nicola Zoller

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Commenti all'articolo
  1. Leggendo queste righe, mi spiego anche il perche’ sembra aumentare, dal mio osservatorio almeno, il numero di quanti vedrebbero con favore una Riforma costituzionale improntata al Presidenzialismo.

    Paolo B. 29.05.2018

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