martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Sto con Mattarella
Pubblicato il 27-05-2018


Giusto dire in questo momento con chi si sta. Io sto con Mattarella che si é comportato come l’articolo 92 della Costituzione prevede. Già aveva accettato, pur non condividendola, una prassi anomala per la costituzione del governo, poi aveva dato mandato a uno sconosciuto per formare un governo con un programma già fatto. Adesso vogliono metterlo sotto stato d’accusa perché ha posto ragioni al rifiuto di un ministro, offrendo altre opportunità. E queato in ottemperanza all’articolo 92 della Costituzione che gli affida poteri di nomina dei ministri.

Siamo alla crisi istituzionale più acuta della Repubblica italiana. A questo punto, dopo il probabile mandato a Cottarelli, che non penso potrà ottenere la fiducia se mai dovesse formare un governo, e all’alta possibilità di un ricorso anticipato alle urne, occorre una grande chiarezza negli schieramenti. Se è morto il centro-destra, dopo la posizione opposta tenuta anche oggi da Salvini e Berlusconi, risulta altrettanto defunto il centro-sinistra. Si formi un polo repubblicano per la difesa della democrazia, dell’europeismo e dello sviluppo italiano. Ovunque le forze socialiste, liberali e popolari si adoperino per far si che in Italia non vincano sovranisti e populisti.

So bene che gli elettori rischiano di essere tanti San Tommaso e si affidano volentieri a chi promette paradisi artificiali e vaneggia su poteri forti (fantasmi ignoti, forse i vignettisti tedeschi) che non consentono la nascita di un governo votato (in realtà mai votato in quanto tale) dagli elettori. Lo spread, i mercati, il debito, il Pil, non sono poteri. Sono le conseguenze, oltre che delle leggi e delle proposte, dei giudizi, degli atteggiamenti, delle suggestioni che si determinano. E nell’epoca della globalizzazione riscoprire una tendenza sovranista é fuori dalla storia e pericoloso per l’Italia.

I socialisti staranno coi socialisti europei, e questi ultimi devono contrarre un’alleanza stabile coi democratici, i liberali e anche i popolari perché l’Europa di domani non sia quella di oggi. La vera alternativa tra europeisti e sovranisti ne comporta un’altra, tra rigoristi e sviluppisti. Ormai quel che occorre é un grande programma di immediata, possibile realizzazione, del fronte europeista favorevole alla creazione degli Stati uniti d’Europa con una politica economica di massiccio rilancio degli investimenti. Occorre che qualcosa si faccia subito anche verso l’Italia per non creare le condizioni di una possibile vittoria elettorale, se alle elezioni, come è probabile, si arriverà, del duo lego-pentastellato. Siamo al dunque. Saranno giorni difficili per l’Italia ma è nelle difficoltà che riemerge l’alta politica che da troppi anni é assente nella nostra Penisola.

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Commenti all'articolo
  1. Il Direttore auspica che “l’Europa di domani non sia quella di oggi” e sollecita nel contempo “un grande programma di immediata, possibile realizzazione, del fronte europeista…”, ma davanti a questi propositi viene spontaneo chiedersi perche’ mai tutto questo non sia successo prima del voto del 4 marzo, e non so quanta “fiducia” potra’ ricevere dagli elettori il deciderlo ora, posto che in politica le “occasioni” non sempre si ripetono e non sempre vale il principio “meglio tardi che mai”, nel senso che non e’ facile riconquistare il voto di chi e’ rimasto amareggiato e deluso dal non veder intraprese azioni politiche e adottati provvedimenti ritenuti ormai ineludibili (e non e’ certo mancato il tempo per poterlo fare).

    Paolo B. 28.05.2018

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