domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Tennis: ATP Barcellona e Monte Carlo… aspettando gli IBI 2018
Pubblicato il 02-05-2018


nadal-finale-barcellona-2018-265x198Ormai pochi giorni e prenderanno il via gli IBI 2018, con le qualificazioni (che, purtroppo, per motivi di sicurezza -diversamente da quanto annunciato – non si giocheranno a piazza del popolo nel centro di Roma). Vediamo, allora, intanto, quale è lo scenario che si apre. Sicuramente il più quotato ed atteso tra i tennisti per la sezione maschile sarà Rafael Nadal, che ha già vinto consecutivamente i tornei dell’Atp di Barcellona e dell’Atp di Monte Carlo. La testa di serie n. 1 ha un legame particolare con quest’ultima manifestazione: gli ha dato i natali tennisticamente parlando e qui ha visto iniziare la sua carriera sin da giovane. In finale si è imposto nettamente sul giapponese Kei Nishikori per 6/3 6/2 e, nella cerimonia di premiazione, non ha dimenticato di ricordare l’affetto che ha per tale torneo, che lo ha omaggiato con un video che ripercorreva la sua storia professionale. Lo spagnolo, tuttavia, ha proseguito facendo bingo anche al successivo Atp di Barcellona, vincendo in casa in una finale senza storia contro il giovane greco Stefanos Tsitsipas per 6/2 6/1, complice il forte vento a cui è seguito un sole radioso, dopo uno scroscio di pioggia che ha reso il campo più pesante e che ha provocato un’interruzione per pioggia subito in apertura di finale; forse ciò non ha permesso al talento greco di trovare ritmo per competere alla pari e quantomeno giocarsela con Rafa. Tsitsipas veniva da un buon risultato in semifinale, dove aveva eliminato (per 7/5 6/3) l’altro giovane talento Pablo Carreno Busta, rovinando così la festa a chi sperava in un derby tutto iberico. Tra l’altro Pablo Carreno Busta nei quarti aveva battuto un buon Grigor Dimitrov (con il punteggio di 6/3 7/6), testa di serie n. 2, mentre Tsitsipas si era sbarazzato di Dominic Thiem per 6/3 6/2 (l’austriaco era n. 3 del seeding). Ad eliminare, invece, la testa di serie n. 4, ossia David Goffin, ci ha pensato proprio Nadal in semifinale (con un parziale netto di 6/4 6/0); dopo che lo spagnolo aveva superato nei quarti Martin Klizan (per 6/4 7/5), qualificato che aveva sconfitto il serbo Novak Djokovic (testa di serie n. 6, che aveva ottenuto una wild card) al primo turno al terzo set (per 6/2 1/6 6/3: dopo la reazione d’orgoglio nel secondo set è come se Nole avesse avuto un crollo improvviso nel terzo, forse calo fisico o anche mentale, a tratti un po’ rinunciatario o poco convinto, meno aggressivo del solito sia sui singoli colpi che tatticamente).
Di certo tutto il percorso fatto nel torneo di Barcellona da Nadal mostra il suo stato fisico al top, una forma fisica e mentale eccezionali, una convinzione ferrea nei propri mezzi, una voglia di vincere superiore al normale. Ora punterà, verosimilmente, tutto su Roma. Di certo ha un ritmo troppo veloce per gli altri, con accelerate pazzesche, soprattutto in dritto lungolinea in anticipo. Per non parlare del suo tempo sulla palla e della sua mobilità in campo con cui si muove rapidamente e facilmente, anche in avanti a rete. Oltre alla potenza, profondità, precisione e velocità dei suoi colpi. Tsitsipas è sembrato non riuscire a tenere lo scambio, la forza dei fondamentali di Rafa, ma soprattutto del cambio repentino improvviso di ritmo nello scambio appunto. Ha cercato di farlo spostare, ma lo spagnolo lo ha sempre anticipato e lo ha lasciato fermo con accelerate lungolinea sul lato di campo rimasto scoperto dal greco. Quando quest’ultimo lo ha attaccato, lo ha sempre passato a rete. Tuttavia alcuni punti molto belli li ha eseguiti Tsitsipas, che si è dimostrato generoso, ma forse un po’ stanco e soprattutto bisognoso ancora di migliorare e perfezionare la sua tecnica, in special modo al net (ha commesso, ripetiamo forse per il maltempo, molti gratuiti che ha sbagliato in maniera sciocca, volées comprese in primis). Con un Nadal in questo stato, però, è davvero difficile competere e non ce n’è per molti. Anche al greco ha concesso pochissimo e sbagliato ancor meno, ma soprattutto non ha sciupato pressoché nessuna occasione offertagli di palla break. Per lui era l’undicesimo titolo consecutivo qui a Barcellona: sicuramente forte l’emozione.
A proposito di gioia, la soddisfazione enorme dell’azzurro Marco Cecchinato per la vittoria sull’australiano John Millman all’Atp di Budapest, salendo così di fatto al n. 59 del ranking mondiale. 7/5 6/4 il risultato finale che mostra un certo equilibrio che ha caratterizzato il match. Entrambi tesi, in particolare Millman molto nervoso, mentre Cecchinato ha mostrato più autocontrollo, tranne nell’esplosione di felicità che non è riuscito a trattenere alla fine, quando si è sdraiato a terra sul campo per esultare per la vittoria. L’italiano parte bene, sembra superiore tecnicamente e avere più chiare le idee su come impostare il gioco: va 3-1, ha la palla del 4-1, ma poi non la sfrutta e così Millman recupererà terreno sino alla parità (sul 3-3); da qui si proseguirà fino a che l’azzurro non riuscirà a fare il break decisivo nel finale per il 7/5, con l’australiano che aveva avuto la palla per andare al tie break non concretizzata. Millman è ancor più nervoso, ma reagisce bene; diventa più aggressivo ed insidioso e rimonta: guadagna sempre più campo, tanto da volare in un attimo sul 4-1. Sembra partita da terzo set, l’azzurro rischia addirittura il 5-1, invece è 4-2, poi 4-3, l’italiano recupera fiducia e completa il recupero. Sul 4 pari, con due brutti errori di Millman, con tanto di doppi falli (rari nel match), c’è il break che fa intravedere a Cecchinato il titolo: è 6/4 con il nostro atleta in avanti a rete. Cinque games consecutivi e porta a casa il titolo, con un’emozione in più per aver anche vinto il derby azzurro in semifinale contro Andreas Seppi, in rimonta sotto di un set (con il punteggio di 5-7, 7-6, 6-3). I due tennisti sono uniti da una strana coincidenza: allenato agli inizi prima dallo zio Gabriele e poi dal cugino Francesco Palpacelli (allenatore anche in passato di Roberta Vinci), Cecchinato poi passò sotto la guida di Massimo Sartori e di Piatti: e proprio Sartori è stato nel team di Seppi. Qui a Budapest “Ceck” -come è soprannominato- ha compiuto un vero miracolo: partito dalle qualificazioni, aveva perso ed è stato poi ripescato come lucky loser. Un riscatto che vale doppio per il 25enne di Palermo che era stato squalificato per 18 mesi per presunte scommesse (pena sospesa nel dicembre del 2016 per un difetto procedurale) ed a pagare 40mila euro di multa; la pena era stata poi ridotta ad un anno di sospensione e a una multa di 20mila euro. Tra l’altro, da segnalare però che quell’anno, il 2016, vede anche la sua prima partecipazione in Coppa Davis contro la Svizzera (e vince anche il suo match contro Adrien Bossel per 6-3 7-5): in quell’occasione fu convocato da Corrado Barazzutti per il forfait e l’assenza di Fabio Fognini. Ora allenato da Simone Vagnozzi, nel suo angolo qui a Budapest abbiamo visto anche Vincenzo Santopadre.
Tra l’altro, curiosa coincidenza, al primo turno dell’Atp di Monaco, Marco Cecchinato ha incontrato proprio Fabio Fognini. Ha vinto in rimonta al terzo set per 5/7 6/3 6/2: era partito avanti 3-0 nel primo set, poi Fognini ha pareggiato, per andare a vincere nel finale nel game decisivo che avrebbe potuto portare al tiebreak Cecchinato, il che sarebbe stato anche giusto visto l’equilibrio del match. Nel secondo Marco è andato subito 2-0 ed ha continuato a dominare con la palla corta e le smorzate sotto rete a “ricamo”; nel terzo set era in vantaggio addirittura 4-1, ma Fabio non mollava, tanto da farsi male a una caviglia tentando un recupero su una smorzata, che lo avrebbe potuto portare 4-2, invece è stato 5-1 e, a quel punto, ognuno ha tenuto il proprio servizio e con un dritto a uscire in avanzamento, Cecchinato ha chiuso 6-2. Ora il siciliano affronterà al turno successivo Fucsovics. Un peccato per Fognini che, tra l’altro, promuoveva lo sponsor ufficiale del torneo, portando sulla maglia il logo dell’azienda di assicurazioni “Fwu” (che ha sedi in Germania, Francia, Italia e Spagna) di cui è “un’icona” che la rappresenta (insieme a Roberto Bautista Agut); tanto che il suo slogan è, come si legge sul sito, “il mio assicuratore di fiducia, forte come una squadra vincente!”. Molto nervoso all’inizio Cecchinato, ai due tennisti sono stati chiamati anche diversi falli di piede (molto rari nel tennis).
Tra l’altro, a proposito di azzurri, all’Atp di Monaco abbiamo visto (tra i veterani, anche di Davis) Paolo Lorenzi, che ha battuto Ilkel per 6/3 6/2; mentre (tra i giovani) ha perso un altro talento interessante: Matteo Berrettini, che ha incassato un netto, severo ed ingiusto 7/5 6/3 dal giapponese Taro Daniel, che tanto filo da torcere ha dato all’Italia in Coppa Davis nello scontro vinto contro il Giappone. Sicuramente, però, Berrettini ha dimostrato di essere un talento: valido tecnicamente, ha una buona personalità in campo, con la giusta aggressività e un buon schema tattico che applica con concentrazione, impegno e serietà; gli manca solo più esperienza, un po’ di precisione in più e -perché no- di fortuna.
Così come lacrime di gioia si sono viste nella finale, molto emozionante e difficile emotivamente per entrambi i finalisti, simile dell’Atp di Houston vinta da Steve Johnson. Lo statunitense ha battuto il connazionale ed amico Tennys (quasi a dire: un nome, un destino) Sandgren, al terzo set, con il punteggio di 7/6 2/6 6/4. Non è stata una finale avvincente solo o non tanto per la rimonta di Sandgren, con Johnson che sembrava uscito dal match nel secondo set e invece ritornava e chiudeva la partita, senza che l’altro facesse neppure in tempo ad accorgersene, il terzo in maniera memorabile. Resterà nella storia del torneo, non solo perché Johnson ha messo poi -per il secondo anno consecutivo- il sigillo su questo trofeo. Lo scorso anno, infatti, Johnson aveva battuto il brasiliano Thomaz Bellucci per 6/4 4/6 7/6. Quest’anno non ha sconfitto soltanto un avversario altrettanto ostico, ma quasi ha cercato di scacciar via il fantasma di un triste e doloroso ricordo di malinconia che lo legava all’Atp di Houston. Nel 2017 quando vinse c’era suo padre sugli spalti ad applaudirlo. Un mese dopo sarebbe morto e non vederlo ad esultare per lui sicuramente non è stato facile. La tenuta emotiva che gli si richiedeva era enorme. Al net è scoppiato in lacrime sulla spalla dell’amico avversario, anch’egli commosso e nervoso pere tutto il match evidentemente per la stessa ragione di un’assenza che però si faceva sentire molto. La dedica al padre della coppa ha fatto calare un’aura di umanità sul torneo sulla terra rossa di Houston difficile da dimenticare e che comunque non poteva passare inosservata.

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