mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ue: l’Italia supera l’esame per il 2017
Pubblicato il 23-05-2018


Dombrovskis

L’analisi del debito per l’Italia “suggerisce che la regola del debito è rispettata” e che il Paese è “ampiamente in linea con il braccio preventivo del Patto di stabilità nel 2017”. Insomma l’Italia passa l’esame europeo per quanto fatto negli anni scorsi e viene giudicata “ampiamente adempiente” nel 2017 con le regole preventive previste dal Patto di stabilità e di crescita, tenendo presente che “l’analisi suggerisce che il criterio del debito vada ritenuto rispettato”. Sono le parole che si leggono nel comunicato della Commissione euoropea sul pacchetto di primavera. Il vicepresidente Valdis Dombrovskis ha confermato che non verrà aperta  una procedura per debito per l’Italia.

Qualche preoccupazione invece trapela per il 2018 in quanto l’aggiustamento dei conti pubblici “appare inadeguato”, comunica la Commissione europea nelle raccomandazioni specifiche per paese e il rapporto sul rispetto del criterio del debito. L’Italia rimarrà quindi sotto osservazione: “La Commissione rivaluterà il rispetto” delle regole del Patto di Stabilità “sulla base dei dati ex post per il 2018 che saranno notificati nella primavera del 2019”.  Il nostro Paese deve realizzare un aggiustamento strutturale di almeno lo 0,6% di Pil (circa 10 miliardi di euro) nel 2019, secondo la Commissione europea. L’Italia deve “ridurre la quota delle pensioni nella spesa pubblica per creare spazio per altre spese sociali”. È questa una delle raccomandazioni adottata oggi dalla Commissione europea sull’Italia. Per l’esecutivo comunitario, la spesa pensionistica, che ammonta a circa il 15% del Pil, ora “è tra le più alte nell’Ue”. Secondo l’analisi della Commissione, grazie alla riforma Fornero, la sostenibilità di lungo periodo è migliorata. Tuttavia sia nel 2017 sia nel 2018 c’è stata una marcia indietro parziale. “La spesa pensionistica è destinata a aumentare nel medio periodo”. Per la Commissione, l’elevata quota della spesa previdenziale “limita altre spese sociali”, incluse la lotta alla povertà e la spesa pro-crescita come l’educazione. Secondo l’esecutivo comunitario, l’Italia può realizzare “considerevoli risparmi” intervenendo sulle pensioni più elevate a cui non corrispondono contributi adeguati.

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