lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Una bandiera non si getta in un canto come cosa inutile
Pubblicato il 14-05-2018


nenni-legge-lavantiDobbiamo essere grati all’Istituto di Studi Storici Gaetano Salvemini per il lavoro di digitalizzazione dell’Avanti! dal 1896 al 1996. Un lavoro importante, prezioso, che ci restituisce un secolo di storia politica italiana e lo mette a disposizione degli studiosi.

Il glorioso giornale socialista (per una storia del giornale si consigliano i libri di Arfè e Intini) da oggi ed è sfogliabile liberamente online (http://avanti.senato.it ). Ieri la presentazione del progetto alla Biblioteca del Senato, davanti a molti ragazzi e tanti volti storici del socialismo italiano.

Al giornale socialista è legata buona parte della vita politica e giornalistica di Pietro Nenni (Faenza 1891- Roma 1980) e c’è un episodio, forse poco ricordato, del suo lungo rapporto con la testata (fino agli ultimi giorni di vita), che lo vede protagonista nel 1923, quando grazie alla sua azione indefessa salva il giornale dal disegno fusionista di Serrati.

Pietro Nenni era entrato nella redazione del giornale solo due anni prima, nel 1921, chiamato da Serrati a fare il corrispondente da Parigi (“sei mesi di prova, a 1.800 franchi mensili, comprese le piccole spese di tram e posta”). A Parigi Nenni si iscrive al Partito Socialista. Nel 1921 ha trent’anni e dopo aver a lungo militato nel Partito repubblicano abbraccia il socialismo. Nel maggio del 1922 per l’Avanti! segue una conferenza internazionale a Cannes dove incontra il suo vecchio amico-nemico Mussolini e sulla croisette i due si fermano in un lungo colloquio (famosa passeggiata raccontata da Nenni in Sei anni di guerra civile).

Mentre Mussolini pianifica la Marcia su Roma, nell’ottobre del 1922 Nenni viene richiamato da Serrati a Milano per svolgere le funzioni di Redattore Capo dell’Avanti! in sostituzione di Passigli. Intanto l’ala riformista di Turati, Treves e Matteotti veniva espulsa dal partito e costituiva il Partito Socialista Unitario (PSU). Il 26 ottobre del 1922 una delegazione socialista composta da Serrati, direttore dell’Avanti!, Maffi, Romita e Garuccio, si reca a Mosca; in quell’occasione si concorda un progetto di fusione tra il PSI e il PCd’I (Partito Comunista d’Italia, nato dalla scissione di Livorno del 1921). Il nuovo partito avrebbe dovuto chiamarsi Partito comunista unificato d’Italia. Negli organi dirigenti la maggioranza sarebbe comunista e l’Avanti! diretto da Gramsci.

Per Nenni questa scelta rappresenta la liquidazione del partito e costituisce con Arturo Vella un Comitato di difesa per “l’autonomia socialista”. Nasce così un violento contrasto con Serrati che da Mosca ordina di sbarazzarsi di Nenni. Il 3 gennaio del 1923 Nenni motiva la propria posizione in un lungo articolo sull’Avanti!: “Il Partito deve essere interrogato subito, sul solo punto che interessa: la fusione immediata a mezzo di referendum”. Conclude lapidario: “Una bandiera non si getta in un canto come cosa inutile. Si può anche ammainare, ma con onore, con dignità”. Interviene, pesantemente, anche l’Internazionale Comunista: “Noi insistiamo”, si legge in un suo dispaccio del 18 gennaio, “sull’allontanamento di Nenni, e che la sua opera nociva venga smascherata come disorganizzatrice del movimento proletario”. Ma né la Direzione, né l’Avanti! obbediscono: in realtà il partito è contro la fusione.

Pietro Nenni ha un ruolo chiave durante il congresso socialista di Milano (15–17 aprile 1923) e le sue tesi autonomiste trionfano su quelle fusioniste di Serrati. Di fatto salva il Partito socialista da quella che sembrava un’inevitabile evaporazione e il giornale. Per tale ruolo assunto entra nella Direzione del partito e viene nominato Direttore dell’Avanti!.

In molti rimangono impressionati dalla “rapida carriera” che in un paio d’anni lo ha portato ai vertici della gerarchia del partito e alla direzione del giornale. Con l’avvento del fascismo in Questura chiedono a Pietro Nenni di sottoscrivere, in qualità di Direttore dell’Avanti! una vera e propria sottomissione al regime. Ovviamente rifiuta e scrive caustico sul giornale “all’Eccellenza Mussolini”, ricordatogli che sono stati condannati insieme, da uomini di sinistra, dal Tribunale di Forlì: “Permettetemi di meravigliarmi che un uomo che viene dal socialismo, che il figlio di un internazionalista che ha sentito raccontare dal padre attraverso quali indicibili ostacoli il socialismo è passato, caschi nell’illusione dei conservatori vissuti fuori dal popolo e lontani dal proletariato, che vi siano misure di polizia, restrizioni di libertà, mezzi inquisitori, capaci di arrestare il corso di un’Idea. Il socialismo passerà Eccellenza Mussolini!”

Antonio Tedesco
Blog Fondazione Nenni

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