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Opinioni e commenti
 

WASP, l’esopianeta con l’elio a 200 anni luce dalla Terra
Pubblicato il 03-05-2018


elio

Per la prima volta è stata individuata la presenza di elio nell’atmosfera di un esopianeta, lontano 200 anni luce dalla Terra. La scoperta è frutto del lavoro di un team di ricerca internazionale, guidato da Jessica Spake dell’University of Exeter, che ha utilizzato il telescopio spaziale Nasa/Esa Hubble.

L’astrofisica Jessica Spake ha spiegato in un articolo d’apertura pubblicato su Nature: “L’elio è il secondo elemento più comune nell’Universo dopo l’idrogeno. Ed è anche uno dei principali costituenti di Giove e Saturno nel sistema solare. Tuttavia, finora, l’elio non era mai stato individuato sugli esopianeti nonostante le ricerche”. Il team di astronomi lo ha individuato analizzando l’atmosfera di WASP-107b, uno dei pianeti a più bassa densità conosciuti, di grandezza paragonabile a quella di Giove ma con una massa dieci volte più piccola, che orbita vicinissimo alla sua stella situata nella costellazione della Vergine.

Su Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica, si legge: “Wasp-107b possiede un’atmosfera modellata dalla pressione del vento solare che le dà una forma allungata, a goccia, quasi come la coda di una cometa. Ed è in questa atmosfera spazzata dal vento stellare, grazie alle osservazioni del Telescopio spaziale Hubble che il team di ricerca è riuscito a scovare, per la prima volta in un pianeta extrasolare, la presenza di elio”.

Complice della scoperta una nuova tecnica che sfrutta la luce infrarossa, al posto di quella ultravioletta usata finora per studiare lo spettro luminoso della luce che filtra attraverso l’atmosfera. Uno spiraglio attraverso cui è stato possibile confermare l’ipotesi per cui l’elio sarebbe uno degli elementi più facilmente individuabili in un’atmosfera lontana anni luce. La Spake ha spiegato: “Speriamo di usare questa tecnica con l’imminente James Webb Space Telescope, per esempio per imparare quale tipo di pianeta possegga un grande involucro di idrogeno ed elio, e per quanto tempo i pianeti possano trattenere la loro atmosfera. Misurando la luce infrarossa, possiamo vedere più a fondo nello spazio rispetto all’uso della luce ultravioletta”.

Il segnale raccolto si è rivelato così potente da suggerire che l’atmosfera di questo pianeta (contenente appunto elio in uno stato eccitato) si estenda per oltre 10mila km verso lo spazio. Un’atmosfera che, nonostante con i suoi 500 gradi sia decisamente più calda di quella a cui siamo abituati qui sulla Terra, è a oggi una delle più fredde rispetto qualsiasi altro esopianeta mai scoperto. La nuova tecnica potrà permettere l’analisi dell’atmosfera di esopianeti di dimensioni terrestri.

Tom Evans, uno dei cofirmatari del documento scientifico, suggerisce: “Se pianeti più piccoli, della dimensione della Terra, hanno simili nubi di elio, questa nuova tecnica offre un mezzo esaltante per studiare, nel prossimo futuro, la parte alta delle loro atmosfere”.

Grazie all’interminabile lavoro di ricerca scientifica, un altro raggio di luce ha illuminato il sapere del’umanità. Ma ancora immenso è il buio di tutto ciò che l’umanità non conosce.

S. R.

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