Follie di casa nostra

Salvini, per rispondere a chi accusa la Lega dei 48 milioni spariti e non giustificati, dichiara che i soldi sono stati spesi. Resta il fatto di sapere come. Ma é troppo per un movimento che non è più lo stesso. La Lega non è più la Lega nord. Dunque che c’entrano loro anche se sono quelli di prima? Parnasi, il costruttore dello stadio della Roma che per ora é come l’araba fenice, sostiene, con minuzia di particolari, di aver pagato tutti i principali partiti per farseli buoni. Non certo il Psi e neppure i radicali. Tutti, compreso il movimento Cinque stelle hanno intascato denaro dell’imprenditore che doveva tenersi buoni i politici, attraverso le rispettive fondazioni e anche direttamente. Neanche pochi. Per la Lega sarebbero 250mila euro, 130 per il Pd, non si conosce la cifra esatta per i grilliini concordata col grande brasseur d’affaires che era questo Lanzalone, ancora in carcere. Il Tevere emana uno strano odore. Non sarà la prima volta, ma stavolta inaspettato e improvviso.

Il primo ministro Conte partecipa da avvocato al vertice di Bruxelles e viene preso in giro da Macron che gli vorrebbe insegnare come si legge un ordine del giorno, poi dal premier svedese Stefan Loften, che gli ricorda d’aver fatto il saldatore, mentre quello bulgaro ha subito aggiunto il suo mestiere precedente: il pompiere. Meno male che il presidente del Consiglio italiano non era Di Maio. Cosa avrebbe dichiarato? Conte si é detto soddisfatto all’80 per cento dei risultati e nessuno ha capito perché. Si é portato a casa 500milioni contro i tre miliardi della Turchia e l’impegno degli altri paesi ad approntare campi di accoglienza, ma su base volontaria. Cioè nulla, giacché gl impegni solenni già non si mantengono. Figurarsi quelli su base volontaria.

Intanto sul Mediterraneo si continua a morire. Un’imbarcazione al largo delle coste libiche é naufragata e cento persone sono morte nell’indifferenza generale. Tre cadaveri di bambini sono stati recuperati. La colpa non sarà del governo italiano, ma questa indifferenza alla sorte di uomini, donne e bambini che fuggono dalla miseria é allucinante. Chiudere i porti e criminalizzare tutte le Ong dove ci porterà? Meno male che Giggino Di Maio si é portato a casa i vitalizi, la cui modifica, con l’introduzione del contributivo integrale che non solo non si applica a nessun’altra categoria di pensionati, ma non si applica nemmeno ai senatori, verrà bocciata perché contiene larghi tratti di incostituzionalità. Serve per recuperare 40 milioni, 8 in meno di quelli che si è fottuti la Lega, ma Di Maio, che considera ladri non Lanzalone, né quelli che hanno preso i soldi da Parnasi, ma gli ex deputati che hanno fatto la storia della nostra democrazia, gongola contento. Salvini respinge i migranti, lui ruba ai ladri (tranne a quelli di casa sua….). Un furbone.

Emanuele Pecheux
Uscire dallo sconfortante status quo

Alla fine di maggio del 2013, il Psi, dopo il ritorno in Parlamento dopo 5 anni, promosse ed organizzò un seminario dal titolo  “Oltre. Da qui al domani” a cui parteciparono esponenti del mondo socialista, liberale, radicale e del Pd.

Il contesto era molto diverso da quello odierno: il csx, sia pure a seguito della “non vittoria”elettorale, da pochi mesi era tornato al governo e nel Pd, azionista di maggioranza della coalizione, già si avvertivano i primi spifferi di quello che pochi mesi dopo sarà lo tsunami renziano.

More solito inascoltati, i socialisti avevano tentato di indicare alla sinistra un percorso riformista che muovesse dalla pluralità dei soggetti che componevano la coalizione.

Sappiamo come è andata a finire.

Il neo segretario del Pd, lungi dall’abbandonare la risibile dottrina veltroniana della vocazione maggioritaria, adottò un metodo che, dopo alterne vicende, ha finito per portare il Pd e la coalizione al disastro elettorale del 4 marzo scorso.

L’unica indicazione che egli seppe trarre da quel seminario fu accogliere la richiesta dei socialisti relativa all’adesione del Pd al Pse.

Parve un buon inizio, ma le vicende successive, l’impermeabilità dell’attore principale della scorsa legislatura a misurarsi con altri che non fossero membri del suo partito, ha prodotto la maturazione dei frutti amari che hanno portato alla devastazione del csx.

Peraltro anche una non marginale area del Psi si mise di traverso, travisando strumentalmente le proposizioni esitate dal seminario, ingaggiando una scellerata campagna all’insegna del cupio dissolvi e provocando lacerazioni nel partito di cui non si sentiva alcun bisogno.

Per i quattro successivi anni della legislatura, anziché dedicarsi agli approfondimenti necessari dopo quell’importante appuntamento e  promuovere i buoni risultati ottenuti dai governi di csx di cui il Psi è stato parte, l’attività principale coltivata da alcuni socialisti, perlopiù motivata da personali ambizioni frustrate, è consistita nell’aprire uno sfiancante dibattito interno, tanto autoreferenziale quanto surreale, contrappuntato da abbandoni incomprensibili di parte della delegazione parlamentare e con diatribe culminate nei ben noti strascichi giudiziari.

A posteriori si può ben dire che si trattò di un’occasione perduta perché già da allora era di tutta evidenza che urgeva una riflessione a 360° sul  uturo della sinistra riformista e che il Psi, se si fosse mosso con unità di intenti, avrebbe potuto essere l’avanguardia di un progetto finalizzato alla costruzione di un soggetto politico riformista e plurale.

La sconfitta del 4 marzo ripropone , ancorché in un contesto radicalmente mutato, con un Pd che è entrato in una crisi senza ritorno, le medesime questioni che allora rimasero irrisolte e che oggi sono divenute dirimenti e non più procrastinabili.

Il successo e l’utilità dell’appuntamento del prossimo 7 luglio a Roma, che peraltro poggia su solide basi di discussione, dipende da due fattori: uno interno e uno esterno.

Quello interno: occorre che i socialisti non adottino antiche prassi che hanno dato in passato risultati deludenti.

Riproporre ipotesi di lavoro legate alla ricomposizione della cosiddetta diaspora, che il direttore dell’Avanti! seguita con ostinazione a presentare, suggerendo soluzioni domestiche e dunque autoreferenziali, è quanto di più sbagliato si possa fare poiché è arduo immaginare e ritenere che possa essere di una qualche utilità una federazione che mette insieme debolezze, marginalità, associazioni e partiti virtuali senza che peraltro vi sia un collante politico che vada oltre il “come eravamo”.

Il luogo dove elaborare idee e progetti per il futuro, in un franco confronto con interlocutori che provengano da altre esperienze c’è già, pur ammaccato e indebolito dal rovescio elettorale dello scorso marzo.

Non vi è alcun bisogno di inventarsene altri con un disutile profilo “vintage”, anche e soprattutto in considerazione del fatto che vi sono nel Psi energie e intelligenze che,  non marcando alcuna discontinuità con la nostra storia e il relativo patrimonio valoriale che l’ha alimentata, offrono ampie garanzie legate al necessario rinnovamento che è questione che ha in sè le medesime caratteristiche di urgenza se ci si riferisce ad altri soggetti.

Quello esterno: inutile girare intorno al tema. L’ircocervo inventato da Veltroni ha avuto vita breve e, se non è già defunto come alcuni sostengono, sta rantolando.

I maldestri tentativi di Zingaretti e di alcuni esponenti di una stagione finita di tenerlo in vita artificialmente non saranno di alcuna utilità per la costruzione di un soggetto riformista ed europeista.

Vale la pena di dirlo chiaro e forte.

Meglio, molto meglio misurarsi con spirito costruttivo e senza infingimenti con il manifesto di  Carlo Calenda, non fosse altro perché, anche se non solo, può divenire, nei fatti e nei contenuti, la leva decisiva per il superamento dello sconfortante attuale status quo.

Emanuele Pecheux
Direzione nazionale Psi

STALLO SUPERATO

Giuseppe-ConteDopo una lunghissima riunione, al summit dei ventotto Paesi Ue, si è approdati ad un accordo. L’Unione Europea è salva e potrà proseguire il suo cammino.

Il premier Giuseppe Conte, lasciando all’alba il vertice europeo, visibilmente soddisfatto, ha elencato, un articolo dopo l’altro, il testo delle conclusioni del summit per dimostrare come i partner Ue abbiano recepito e sottoscritto molte delle richieste del piano in dieci punti presentato da Roma. Conte ha detto: “E’ stato un lungo negoziato. Da questo Consiglio europeo esce un’Europa più responsabile e solidale: l’Italia da oggi non è più sola”.

Il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, dopo una maratona di trattative durata tredici ore, con un laconico messaggio su Twitter poco dopo le 4,30 della notte, ha annunciato il superamento dello stallo di ieri al vertice di Bruxelles: “I leader dell’Europa a 28 hanno raggiunto un accordo sulle conclusioni del Consiglio europeo, incluso il tema delle migrazioni”.

Era stata proprio l’Italia ad opporsi alle conclusioni del Consiglio. Nella giornata di ieri, proprio la posizione italiana aveva fatto saltare la prevista conferenza stampa dello stesso Tusk con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Roma infatti aveva chiesto che fosse subordinata a un’intesa su tutti i contenuti del documento, compresa la questione della gestione dei flussi migratori. Il premier italiano, scontrandosi fra gli altri con il primo ministro svedese, Stefan Lofven che gli ha rinfacciato un atteggiamento non appropriato, ha rivendicato: “Sono un giurista e questo documento ha un solo numero di protocollo, dunque va approvato in toto o l’Italia non ci sta”.

Nella prima giornata del vertice si sono inseguite le indiscrezioni, diffuse prima da parte francese e poi da parte delle fonti governative italiane, sui possibili contenuti dell’accordo cui stavano lavorando il presidente Emmanuel Macron e il leader italiano. Illustrandoli, Conte all’alba di venerdì ha spiegato: “E’ passato il principio che il tema della regolazione dell’emigrazione e della gestione dei flussi migratori deve essere affrontato secondo un approccio più integrato, come avevamo richiesto, che riguardi sia la dimensione esterna, sia quella interna, sia il controllo delle frontiere”. Inoltre, ha sottolineato, “è affermato il principio chi arriva in Italia arriva in Europa”. Testualmente, in realtà, in questo punto delle conclusioni è scritto che la sfida dell’immigrazione “non riguarda un singolo Stato membro, ma l’Europa nel suo insieme”.

Conte ha continuato: “Nel paragrafo 3 è affermato il principio che tutte le navi che solcano il Mediterraneo devono rispettare le leggi, quindi anche le Ong, e non devono interferire con le operazioni della guardia costiera libica”. Questo punto nella prima bozza non c’era.

Il premier Conte ha poi citato il paragrafo 5, che afferma: “Il principio di un nuovo approccio per quanto riguarda il salvataggio in mare: d’ora in poi si prevedono azioni basate sulla condivisione e quindi coordinate tra gli Stati membri”. Conte ha continuato: “Sempre al paragrafo 5 è prevista poi la possibilità di creare, di istituire dei centri di accoglienza per consentire lo sbarco, e se del caso il transito dei migranti anche verso paesi terzi sotto il coordinamento e la cooperazione dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati e dell’Organizzazione internazionale per le Migrazioni”. Questo punto riguarda le “piattaforme di sbarco regionali” al di fuori dell’Europa, e in particolare in Nordafrica, di cui già si parlava nella prima bozza di conclusioni. Tra le altre rivendicazioni di palazzo Chigi, i 500 milioni di finanziamento del fondo per l’Africa e la dichiarazione di principio sulla necessità di riformare il regolamento di Dublino.

Infine, il punto della possibilità di creare centri di accoglienza negli Stati membri ma su base volontaria. Si tratta, in sostanza, della prefigurazione di quella “coalizione dei volenterosi” di cui parlava nei giorni scorsi la cancelliera Merkel: un accordo fra gli Stati membri che vorranno effettivamente condividere la gestione dello smistamento dei migranti dopo il loro salvataggio in mare e sbarco nei “centri di accoglienza” (o, come vengono chiamati nelle conclusioni, “centri controllati”) che funzioneranno “con il pieno sostegno dell’Ue”.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, all’uscita dal Consiglio, ha detto: “L’accordo sulle conclusioni del Consiglio europeo sull’immigrazione, raggiunto stamattina dopo una lunga notte di negoziati, è una tappa importante perché siamo riusciti a ottenere una soluzione europea e un lavoro di cooperazione. L’Europa vivrà ancora per lungo tempo la sfida dell’immigrazione: dobbiamo farvi fronte a restando fedeli ai mostri valori. In molti avevano previsto che non ci sarebbe stato un accordo, che sarebbe stato il trionfo delle soluzioni nazionali. Stasera siamo riusciti a trovare una soluzione europea”.

Angela Merkel ha definito ‘un buon segnale’ il fatto che sia stato raggiunto un accordo a 28. La cancelliera, che rischia la tenuta del suo governo, è riuscita ad ottenere il riferimento ai movimenti secondari. Infatti, nel documento si legge: “I paesi devono prendere tutte le misure necessarie e collaborare strettamente tra di loro per contrastare i movimenti secondari”. Si tratta ora di capire se basterà a Horst Seeheofer, il ministro tedesco falco.

Secondo il premier polacco, Mateusz Morawiecki, la chiave che ha aperto la porta ad un’intesa, è stata la volontarietà di partecipare ai meccanismi che sono stati introdotti. Di sicuro i leader sono riusciti a trovare un compromesso su cui pochi avrebbero scommesso alla vigilia della riunione e l’Italia porta a casa un segnale forte dopo una trattativa a tratti anche dura, portata avanti dall’inizio con l’intenzione di chiudere a 28.

Dal vertice è anche venuto il via libera al rinnovo delle sanzioni alla Russia, che ora dovranno essere adottate formalmente. Quindi, non è stata accolta la proposta dell’Italia, fortemente voluta da Salvini, di ridurre le sanzioni alla Russia. Anzi, c’è stata un’estensione delle sanzioni.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha manifestato scetticismo sugli accordi di Bruxelles, dicendo: “Non mi fido delle parole vediamo che impegni concreti ci sono perché finora è sempre stato ‘viva l’Europa viva l’Europa, ma poi paga l’Italia. Vediamo che principi, che soldi e che uomini ci sono, fermo restando che i principi fondamentali era e continua ad essere la protezione delle frontiere esterne, non lasciare sola l’Italia, in investimento vero in Africa e non a parole”. Poi, Salvini ha annunciato: “Le navi delle Ong non vedranno più l’Italia se non in cartolina, ribadendo il no all’accesso ai porti per le navi umanitarie. Ora ci sono due navi davanti alla Libia di Proactiva Open Arms. Chiedo che oggi stesso pubblichino l’elenco dei finanziatori. Loro e le altre Ong, fanno politica, mi danno del razzista e del fascista ma, come dicono i militari italiani e libici, aiutano gli scafisti. L’unico modo per bloccare l’esodo è permettere a quelle ragazze e a quei ragazzi di avere un futuro nelle loro città”. Il vicepremier e ministro dell’ Interno, Matteo Salvini, ospite di “Circo Massimo” su Radio Capital, ha così commentato i risultati del vertice europeo.

Oggi le Borse europee si presentano toniche in mattinata, in recupero dopo le recenti perdite, spinte anche dall’accordo raggiunto nella notte a Bruxelles sui migranti.

Un accordo, tuttavia, non del tutto chiaro e lacunoso che ha lasciato aperte molte problematiche gestionali. Sicuramente positivo è stato il segnale unitario dell’Ue.

Salvatore Rondello

Scrive Rino Capezzuoli:
Le battaglie non combattute sono sempre perse

Cari compagni a chiacchiere mi avete detto che vi andava bene ma per adesso non avete battuto un colpo. Gli unici discorsi politici che ho sentito sono stati di delusione e di rassegnazione quando di disprezzo per la nostra sinistra.”Hanno distrutto tutto ora chiacchierano, dopo essersi divisi ed aver governato. Renzi in un primo momento ci aveva provato a cambiare poi hanno cominciato a tagliargli l’erba sotto i piedi ed ora ci troviamo con la destra al governo. Evidentemente non sono stati convincenti per gli italiani che infatti non li hanno votati. Neppure sui migranti sono stati convincenti anche se dicono di aver ridotti gli sbarchi dell’80%mentre gli italiani hanno continuato a percepire “L’invasione”di Salvini e la propaganda della destra razzista. Mi viene una domanda :Cosa servono oggi le case del popolo? A ballare ,giocare a burraco, bestemmiare e diffondere la sottocultura e basta ?

Una volta erano i covi dove nasceva e si coltivava l’erba di sinistra se ricordo bene. Dove il dibattito sulle idee di sinistra si svolgeva continuamente e convinceva i cittadini. Dove si tessevano rapporti umani e i diseredati erano i benvenuti. Mi si osserva che il mondo è cambiato che prevalgono altri strumenti “In peggio “ dico io. Comunque così non và cari compagni o mi avete e vi siete presi in giro e poi vi lamentate se una parte di ex comunisti ha votato 5 stelle. Oppure state ancora aspettando, non si sa cosa

Cioè che gli attuali dirigenti della sinistra sconfitta indichino la linea per poi seguire come sempre come un gregge, cosa che non può essere vincente nella situazione attuale poiché la sinistra ha bisogno di un sussulto dai territori dalla base che mettendo da parte i particolarismi cominci a riconoscersi nell’io si tu anche..con alla base una visione pluralistica politica ed iniziative multiculturali che si riconoscano In tutto l’arco che si dice di sinistra da “potere al popolo” alla lista “Lorenzin” L’obiezione che ho sentito dice : ma come si fa a tenere insieme tutta questa gente che ha idee più o meno radicali chi da sinistra di governo e chi da sinistra di opposizione“?

Io dico che deve nascere questa nuova sinistra che si unisca sui valori fondamentali ed universali della nostra civiltà e su questi ricostruire la propria cultura e le proprie associazioni organizzative dai territori ai vertici con meccanismi plurali di comando ed una capacità di mediazione politica molto elevata mantenendo fermi i principi fondamentali e non fondata su logiche di potere economiche spartitorie Cosa che le destre hanno elevato a sistema ed a cui ha prestato acquiscienza anche la sinistra attuale a tutti i livelli. Su compagni svegliamoci torniamo col nostro orgoglio di uomini liberi e giusti e non cediamo alla rassegnazione.ed alle ingiustizie del potere e della globalizzazione Ribelliamoci al cinismo in nome della solidarietà contro le nostre paure e le disuguaglianze economiche. Ricordandoci che Le battaglie non combattute sono sempre perse.

Rino Capezzuoli

Scontro sui vitalizi. Buemi: “Pifferai e pifferati”

Vitalizio-parlamentari

“Sono curioso di sapere: su che base di legittimità giuridica Fico e soci potranno mettere un limite al vitalizio rispetto al maturato e in base all’effettivamente versato?”. Così in una nota Enrico Buemi, responsabile Giustizia Psi e Senatore nella XVII Legislatura. “Il vitalizio non è un privilegio ma è l’equivalente oggi di quanto versato dal parlamentare. Credo sia più un privilegio quello di chi è andato in pensione dopo 14 anni, sei mesi e un giorno da dipendente statale e, oltretutto, senza raggiungere l’età pensionabile ordinaria”, ha spiegato Buemi. “Sapete quanti sono? Sapete quanti lavoratori dipendenti in pensione che hanno pensioni derivanti dall’ultimo stipendio medio dell’ultimo anno di servizio e non in base alla cifra effettivamente versata? Chiedetelo a quel furbacchione di Boeri che non dice quanto costa questa situazione”, ha sottolineato Buemi. E non dimentichiamoci, poi, di quelli che hanno lavorato una vita ma i cui datori di lavoro gli hanno versato solo in parte i contributi e anche le intere categorie che hanno versato pochissimi contributi e prendono pensioni non proporzionate al versato. È facile cercare il difetto a casa d’altri – ha concluso Buemi – certo è che in tutte le fasi storiche ci sono state pifferai e pifferati”

le parole del responsabile giustizia del Psi arrivano nel giorno in cui torna con prepotenza nelle cronache il tema dei vitalizi con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati presa di mira dai Cinque Stelle che a detta loro ha voltuto imprimere un colpo di freno al taglio dei vitalizi. “Una giravolta incredibile” affermano. Parte così l’offensiva pentastellata “colpevole” di lasciare “solo” il presidente della Camera Roberto Fico che ha presentato, nell’ultima riunione dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, il testo della delibera sul ricalcolo degli assegni mensili agli ex deputati. Casellati, in missione a Washington, ha infatti spiegato di avere “qualche perplessità sul fatto di poter incidere sui diritti acquisiti”.

E, pur aggiungendo che il tema va ripreso anche al Senato “perché sarebbe stravagante che la Camera operasse in un modo e che la stessa situazione non si verificasse nell’altro ramo del Parlamento”, ha auspicato “soluzioni condivise”. Per ora, però, le Camere marciano divise con il risultato che 1.338 ex deputati rischiano di ritrovarsi con un vitalizio “a dieta” mentre gli ex senatori sono in salvo.

E si scatena la pioggia, anzi il diluvio di accuse dei 5 Stelle verso la senatrice di Forza Italia. Un coro pentastellato contro un tema che è stato uno dei cavalli di battaglia non solo della campagna elettorale, ma anche un tema portante della presenza grillina in Parlamento nella passata legislatura. Un tema bislacco ma di facile presa elettorale che fa il paio con il reddito di cittadinanza. Si toglie a quelli che chiamano privilegiati per dare a tutti gli altri. Peccato che i risparmi sarebbero risibili e il monte da redistribuire ben poca cosa. Inoltre sono rilevanti dubbi di costituzionalità sul taglio dei vitalizi. Si tratta di diritti acquisiti e comunque sono diversi i costituzionalisti, tra cui Onida, che ritengono che il problema possa essere affrontato e, nei limiti della nostra Costituzione, risolto solo con una legge e non con un provvedimento amministrativo di un ufficio di presidenza.

Lombardi, orgoglio socialista e alternativa

In una fase in cui l’unica alternativa che sembra prevalere in Italia e in Europa è costituita dallo scivolamento a destra sotto forme diverse e con diverso tasso di pericolosità, ci sembra utile riproporre questo scritto di Riccardo Lombardi, sostenitore ai tempi solitario, dell’alternativa di sinistra (i comunisti lavoravano per il compromesso storico trovando sponde solide nelle aperture di Aldo Moro). In questo testo, il dirigente socialista non ha problemi a puntare il dito contro il centralismo democratico che diventa centralismo burocratico, ma soprattutto con orgoglio rivendicava l’egemonia politico culturale di una idea socialista con solide fondamenta democratiche.

-di RICCARDO LOMBARDI*-

lombardiLa svolta a sinistra, con la connessa corresponsabilizzazione comunista e senza l’esclusione pregiudiziale, anche se obiettivamente non ipotizzabile della Dc, riguarda la congiuntura, l’immediato, i tempi brevissimi; obiettivi limitati e temporanei, anche se oggi importanti e urgentissimi ivi compresi dell’ordine democratico. La svolta a sinistra non contraddice, anzi può essere un punto di passaggio obbligatorio sia per l’una sia per l’altra delle strategie di fondo, quella comunista del compromesso storico e quella socialista dell’alternativa.

L’alternativa di sinistra, difatti, non è una strategia di soli schieramenti né un semplice espediente di alternanza al potere (anche se il diritto all’alternanza deve essere rigorosamente garantito), l’alternativa di sinistra significa l’accesso a un governo da cui parta il processo di transizione graduale verso una organizzazione socialista della società e dello stato. Naturalmente, le due strategie riposano su analisi differenti della crisi del capitalismo; analisi che sarà, io spero, al centro del dibattito congressuale del Psi. È dal convincimento dell’impossibilità di uscire “durevolmente” dalla crisi del sistema (ciò che non significa che il capitalismo sia pronto a morire) che deriva la posizione socialista di una transizione al socialismo e non soltanto di una alternativa “democratica con elementi di socialismo” dell’ipotesi comunista. C’è campo per un franco e utile confronto che non implica affatto l’accantonamento o l’indebolimento del processo di sempre maggiore unità dei due partiti della sinistra, unità che non viene indebolita anzi che trae alimento dalla originalità dell’apporto differenziato delle due componenti.

A questo proposito vorrei rilevare l’importanza dell’affermazione di Bufalini che tale processo unitario “tende a superare la scissione del 1921”. E’ un’affermazione che è risuonata più volte nel corso del trentennio o come constatazione o come auspicio e sotto diversi e spesso equivoci profili. A mio giudicio molte delle ragioni della scissione del ’21 hanno cessato di valore o meglio di attualità e altre, queste specialmente di carattere internazionale, tendono a deperire; nello stesso tempo è avvenuta una reciproca compenetrazione di tradizioni e posizioni socialiste e comuniste che si sono influenzate scambievolmente. Basta riflettere a quante delle posizioni culturali che i socialisti hanno introdotto o difeso, spesso in anticipo sui tempi, sono oggi patrimonio comune o rendono a divenirlo; valgono per tutte, la posizione neutralistica, la concezione della pianificazione democratica, una certa idea dell’europeismo che, elementi di divisione di un tempo, sono divenuti, o tendono a divenire, patrimonio comune.

Una polemica come quella in atto in Francia rispetto alle ipotesi autogestionarie, così essenziali per la prospettazione di un socialismo persuasivo anche perché svincolato dalle esperienze storiche del “marxismo al potere” (o dei “marxismi al potere”), sarebbe difficile avvenisse fra comunisti e socialisti italiani come invece è avvenuto in Francia; e tuttavia non per questo i socialisti e i comunisti possono riconfondersi in una indiscriminata unità che sarebbe non un potenziamento, ma un impoverimento derivante dalla cancellazione di impostazioni in fondo non cancellabili. Si pensi a un elemento che sembra solo organizzativo, ma che è profondamente politico, cioè all’organizzazione interna dei due partiti. Se un partito proletario deve prefigurare nel suo regime interno lo stato e la società di domani, non vi è dubbio che la struttura che dà libertà e diritto di espressione organizzata delle correnti è quella giusta per un partito che prefiguri lo stato e la società di domani come non autoritari e pluralistici.

Certo che la pratica delle correnti del Psi è degenerata, ma ciò significa che va corretta e ripristinata nel suo valore esemplare, non cancellata in una pratica di centralismo democratico caratteristica del Pci che di fatto, e inevitabilmente, sbocca in un centralismo che non cessa di essere burocratico per il fatto di essere spesso intelligentemente praticato dai comunisti italiani; ai quali è giusto riconoscere il valore attrattivo che questa pratica ha in questa fase e che permette al gruppo dirigente comunista di aggregare forze e opinioni eterogenee senza accordare loro diritto pieno di espressione organizzata, attraverso la forza di una egemonia di gruppo dirigente, basata appunto sulla pratica del centralismo e della cooptazione; ma in nuce e senza il minimo processo di intenzione alle senza dubbio radicate convinzioni democratiche e pluralistiche dei comunisti italiani, c’è in questa struttura interna qualche cosa che oggi può essere invidiabile, se confrontata ad altri processi dispersivi, ma diviene meno rassicurante per domani. E il domani, il domani socialista, per noi non può essere rinviato né temporalmente a un secolo imprecisato, né territorialmente a realizzazioni storiche che purtroppo sino a oggi sono le sole concretamente visibili e nelle quali ai partiti socialisti democratici (non solo i partiti socialdemocratici) è stata offerta sempre solo la scelta fra la fagocitazione e la scomparsa.

Qualunque prospettiva dunque di trasformazione profonda della società e dello stato esige come condizione necessaria l’unità a sinistra. Condizione necessaria ma che non sarebbe sufficiente ove l’unità non fosse sicuramente dominata da una linea culturale e politica interamente laica che rivendichi non solo il diritto all’errore, ma il diritto di sbagliare essa stessa affidandosi al metodo dell’ ”esperimento e dell’errore” soggetti a permanente verifica democratico e in ciò, “mai soltanto in ciò”, riconoscendo la sua appartenenza al mondo occidentale. Non è indispensabile che tale linea sia “incarnata” e monopolizzata dal partito socialista, ma è certo che non potrebbe esserlo di alcun altro partito. Senza dunque pretese egemoniche di partito, ma con esigentissime pretese egemoniche di linea, la credibilità di una alternativa, comunque configurata, riposa sulla crescita del partito socialista, ma anche nella vastissima area orientata verso il socialismo democratico, di un vasto consenso, anche elettorale, che renda credibile e vincente la costruzione di una società e di uno stato non solo tolleranti ma realmente liberi perché concretamente democratici. In tale contesto la rivendicazione dell’autonomia socialista esprime un significato ben più profondo e impegnativo di quanto ma nei abbia avuto nel passato.

Blog Fondazione Nenni

*Questo articolo di Riccardo Lombardi venne pubblicato su “Il Mondo” del 16 ottobre 1975. Si tratta di una risposta al dirigente comunista Paolo Bufalini. Dal libro “Riccardo Lombardi scritti politici 1963-1978. Dal centro-sinistra all’alternativa”, a cura di Simona Colarizi, Marsilio Editori, 1978, pagg. 299

Cdm scioglie il comune di Sogliano Cavour per mafia

sogliano-678x381Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 27 giugno scorso, ha deliberato lo scioglimento per infiltrazioni della criminalità organizzata del comune di Sogliano Cavour, in provincia di Lecce, sulla base degli elementi raccolti dalla commissione di accesso istituita nei mesi scorsi a seguito delle inchieste condotte dalla magistratura.
Si tratta del diciassettesimo scioglimento deliberato dal Governo nei primi 6 mesi del 2018, che fa seguito ai 21 scioglimenti decisi lo scorso anno. Negli ultimi 5 anni sono state 79 le Amministrazioni locali sciolte per infiltrazioni mafiose, di cui 37 nella sola Calabria e 7 in Puglia.
Avviso Pubblico ha predisposto un’apposita sezione dedicata a questo tema, che contiene anche alcune mappe interattive, riferite sia all’intero territorio nazionale che alle 4 regioni maggiormente coinvolte: Campania e Calabria (107 scioglimenti cadauna), Sicilia (73 scioglimenti) e Puglia (15 scioglimenti); una mappa riguarda le 58 Amministrazioni coinvolte più volte nella procedura di verifica delle infiltrazioni mafiose (tutte concentrate nel Centro sud). Per ciascun ente sono visualizzabili le informazioni relative ai singoli decreti di commissariamento ed archiviazione. I grafici e i dati statistici riassuntivi evidenziano l’evoluzione nel tempo delle decisioni assunte dal Governo, la distribuzione territoriale dei decreti di scioglimento e le dimensioni territoriali dei comuni coinvolti. Una delle tabelle contiene i link di tutti i decreti di scioglimento (e delle relazioni di accompagnamento) e delle sentenze di Tar e Consiglio di Stato sui ricorsi presentati dai diretti interessati. La sezione comprende anche una puntuale ricostruzione della giurisprudenza dei giudici amministrativi ed un’analisi complessiva delle relazioni prefettizie del periodo gennaio 2017-maggio 2018.
Sull’Osservatorio di Avviso Pubblico sono altresì disponibili le sintesi delle ultime relazioni presentate dal Governo e della Relazione conclusiva della Commissione antimafia sul fenomeno delle amministrazioni sciolte per infiltrazioni mafiose.

Bce, l’avvertimento di Draghi su debito e pensioni

Draghi-Eurozona

La Banca Centrale Europea ha presentato oggi il Bollettino economico dove si legge: “In alcuni paesi (ad esempio in Italia e in Spagna) il rischio che si compiano passi indietro rispetto alle riforme pensionistiche precedentemente adottate sembra elevato. Al contrario, in diversi paesi con livelli già elevati di debito pubblico (come l’Italia) sono  necessari ulteriori sforzi di riforma volti a ridurre il previsto aumento della spesa connessa all’invecchiamento demografico. In tale contesto sarà importante che i paesi intraprendano azioni politiche risolute e  incrementino gli sforzi di riforme strutturali  in ambiti quali pensioni, sanità e assistenza di lungo periodo”.

Con riferimento alla crescita economica, la Bce nel Bollettino Economico ha affermato: “Nell’Eurozona la crescita rimane  solida e generalizzata nei diversi paesi e settori, sebbene i dati e gli indicatori recenti si siano mostrati più deboli rispetto alle attese. Nel primo trimestre del 2018 la crescita del PIL in termini reali si è attenuata sul periodo precedente, collocandosi allo 0,4 per cento, dopo lo 0,7 per cento dei trimestri precedenti. Gli ultimi indicatori economici e i risultati delle indagini congiunturali sono più modesti, ma restano coerenti con il perdurare di una crescita solida e generalizzata dell’economia. Il rallentamento della crescita nel corso del primo trimestre è stato relativamente generalizzato per via soprattutto del calo delle esportazioni. La decelerazione della crescita osservata tra l’ultimo trimestre del 2017 e il primo trimestre del 2018 ha interessato la maggior parte dei paesi dell’area dell’euro. Tra i maggiori paesi dell’area, le  uniche eccezioni sono rappresentate da Spagna e Italia, in cui i tassi di crescita sono rimasti sostanzialmente stabili tra i due trimestri”.

Sull’applicazione dei dazi, la Bce ha osservato: “Per quanto riguarda l’applicazione dei  dazi europei sui prodotti americani  nel breve periodo è prevista una ripresa dell’espansione economica mondiale, ma l’applicazione di tariffe commerciali più elevate, in un contesto in cui si dibatte di ulteriori misure protezionistiche, rappresenta  un rischio per le prospettive”.

La Banca centrale europea in conclusione, in merito alle raccomandazioni specifiche per Paese per la correzione dei conti pubblici, ha sostenuto: “I progressi verso un aggiustamento durevole dell’inflazione sono stati considerevoli nell’Eurozona. Tuttavia occorre ancora un ampio grado di accomodamento monetario e il consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito.  La discrezionalità adottata nell’accordare una riduzione dei requisiti di aggiustamento a due paesi nel 2018, e cioè Italia e Slovenia, riflette un’applicazione del patto di stabilità possibile a scapito della completa trasparenza, coerenza e prevedibilità dell’intero quadro di riferimento”.

La Bce, nell’ultimo Bollettino Economico, ha focalizzato luci ed ombre che si riflettono nell’attuale quadro economico, fornendo consigli ai Paesi della Ue senza sottrarsi al responsabile utilizzo degli strumenti di politica monetaria.

S. R.

Scrive Andrea Zirilli:
 Lettera al Ministro Fontana

Caro Direttore, mi permetto di scriverle alcune riflessioni da cittadino indirizzandole al Ministro Fontana, pronto ad assumere la delega antidroga.

La domanda di droga se non affrontata in maniera adeguata continuerà a crescere. Va distinta la prevenzione all’uso delle sostanze stupefacenti, dalla lotta alla criminalità organizzata. La prima riporta alla questione della domanda (e non si deve limitare alle c.d. droghe illecite ma deve ricomprendere anche l’uso di alcool e fumo), la lotta contro la criminalità organizzata richiede che si combattano le cause dell’alta redditività del traffico. La prevenzione è prioritaria per la riduzione della domanda di droga: è necessario che una informazione medica precisa sia data in particolare ai giovani, sottolineando gli effetti devastanti delle droghe (legali e non) a livello somatico, intellettuale, psicologico e sociale. Alla scuola poi deve essere attribuito un ruolo fondamentale: non deve intervenire con una prevenzione centrata solo sull’informazione e sulla dissuasione, ma anche deve lavorare sulle condizioni che favoriscono l’iniziazione precoce all’alcool e al fumo e affrontare in modo serio le condotte marginali e contronormative che si sviluppano prima dei 14 anni.

Per ciò che riguarda i tossicodipendenti, credo che criminalizzare il consumo sia un’operazione pericolosa: non allontana dalla consapevole modifica dei comportamenti, produce emarginazione sociale, spinge alla microcriminalità e attrae i consumatori di droga nel circuito carcerario. Pertanto, la politica nei confronti dell’uso non terapeutico di sostanze psicoattive deve necessariamente prevedere un bilanciamento tra le azioni di prevenzione, cura e riabilitazione e le azioni di repressione e contrasto al traffico con un sistema generale basato soprattutto sui diritti delle persone, ad essere difese dall’offerta di sostanze stupefacenti, ad essere curate precocemente se tossicodipendenti, ma con un orientamento alla piena riabilitazione ed al reinserimento sociale.

Andrea Zirilli

EUROPA INCERTA

consiglio europeo

Nonostante il precedente incontro informale a sedici, si annuncia piuttosto difficile il Consiglio dell’Ue che si svolgerà oggi e domani a Bruxelles. L’Italia si presenta al vertice europeo compatta e pronta a giocarsi la carta estrema del veto se non verrà messo nero su bianco che tutti i Paesi dovranno condividere la responsabilità dei salvataggi in mare dei migranti. Il ‘modello Lifeline’ non dovrà restare un unicum, ma diventare un caso spartiacque. Del resto, il premier Giuseppe Conte, riferendo in Parlamento prima di partire per Bruxelles, lo ha detto chiaramente: “Sui migranti sono in gioco i valori dell’Europa unita”.

A poche ore dall’inizio del vertice, anche Angela Merkel, parlando al Bundestag, ha detto: “La migrazione potrebbe diventare una questione esistenziale dell’Europa. O la gestiamo o nessuno crederà più al nostro sistema di valori”. Poi ha aggiunto: “L’Italia ha diritto a che il fondo fiduciario per il Nordafrica venga finanziato meglio. E qui mancano i soldi. E questo va migliorato. Non possiamo lasciare soli i Paesi in cui si verifica la maggior parte degli arrivi. Questo è il nodo centrale del regolamento di Dublino 3”. La cancelliera ha anche sottolineato: “Chi chiede asilo non può scegliersi il Paese in cui chiederlo”. La Merkel ha fatto appello a delle soluzioni multilaterali e non unilaterali da parte dei Paesi membri.

Il governo italiano ha mostrato i muscoli, dunque, e per ridimensionare l’allarme-populismo più volte lanciato da diversi leader europei, Macron in testa, ha precisato subito: “Se i 27 non dimostrano solidarietà e condivisione, salta tutto. L’Italia farà la sua parte. L’esecutivo gialloverde, nonostante le differenze emerse in più occasioni nella sua compagine, questa volta arriva a Bruxelles compatto e pronto a parlare con una voce sola, ferma e risoluta”. Lo ha scandito chiaramente Conte in Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato. Conte ha aggiunto: “Il vertice arriva in un momento in cui è sempre più evidente l’urgenza di rispondere agli aspetti reali della vita del cittadino con proposte concrete, senza tentennamenti e paure”. Anche Matteo Salvini ha ribadito: “Abbiamo finalmente una proposta italiana. Sarà il Consiglio europeo dove l’Italia va a sottoporre agli altri le sue proposte, non a commentare quelle degli altri. Questo è un cambiamento radicale mai vissuto negli ultimi anni”. Uniti dunque sugli obiettivi, mentre resta il doppio binario sulla comunicazione, quello più pacato e incline alla trattativa di Conte e quello più bellicoso del leader del Carroccio dall’altra. Anche oggi, Salvini è tornato ad attaccare il presidente francese dicendo: “Macron fa il matto perché è ai minimi della popolarità nel suo Paese. La carezza al Papa è una cosa che non si è mai vista”. Poi, in un’intervista alla Cnn, Salvini ha detto: “Macron parla di valori, ma è lui stesso il primo a non riconoscerli e perciò non ha lezioni da dare all’Italia”.

L’obiettivo di fondo dell’Italia è quello di aggirare il regolamento di Dublino, definito da Conte inadeguato, visto che è ormai chiaro, come hanno sottolineato fonti europee, che da questo vertice non usciranno novità su una sua riforma.

Non potendolo cambiare subito, la strategia è quella di superarlo di fatto, com’è successo oggi a Malta. Alzando il tiro, prima di tutto con la minaccia del veto, ma anche su altri dossier, come quello russo, con la decisione dell’Italia di chiedere il ripristino dei finanziamenti delle piccole e medie imprese da parte della Bei. E mostrandosi al contempo pronta, come in tutte le trattative, ad allentare la presa su alcuni temi cruciali per i partner europei, come i movimenti secondari, sui quali la Merkel si gioca il governo. Ma anche sui centri chiusi per migranti, a patto che vengano creati pure in altri paesi, come Spagna e Grecia. Una trattativa serrata nella quale le concessioni, nell’idea del governo, dovranno essere adeguatamente bilanciate con aperture anche su altri dossier, partendo dal bilancio Ue e dall’utilizzo dei fondi sociali europei da destinare al reddito di cittadinanza.

Se sui diversi temi in aula, dopo l’intervento di Conte, le critiche al governo non sono mancate, sulla necessità di superare il regolamento di Dublino l’accusa è stata piuttosto quella di aver scoperto l’acqua calda.

Matteo Renzi, parlando con i giornalisti al Senato, ha detto: “Io lo dicevo nel 2015 che andava cambiato il regolamento e proponevo la ricollocazione dei migranti. Allora Lega e 5 Stelle in Europa votarono contro queste scelte”.

Intanto, al suo primo vertice europeo, Conte si presenta annunciando l’incontro del 30 luglio a Washington con Donald Trump.

Il governo gialloverde ha deciso di affidare la replica, dopo il dibattito alla Camera e al Senato, a Paolo Savona, il ministro più temuto dall’Europa e dai mercati, che, parlando in Parlamento per la prima volta dalla sua nomina, ha assicurato: “Il governo sta scrivendo una nuova storia, conducendo una battaglia civile”.

Il messaggio agli italiani è chiaro: questo governo sta riuscendo dove altri governi hanno fallito. Presto sapremo le conclusioni del summit della Ue. Inoltre, le dodici motovedette donate dall’Italia alla Libia, come ha dichiarato Salvini, serviranno a fermare la scandalosa e disumana emigrazione di massa afro-asiatica?

Salvatore Rondello