giovedì, 21 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

200 anni di terrore col Mostro di Frankenstein e col primo Vampiro
Pubblicato il 12-06-2018


frankenstein-200Un giugno piovoso come questo dell’anno di grazia 2018 non se lo ricorda nessuno. Ma se la memoria degli uomini è limitata possiamo rivolgerci alla meteorologia e risalire al 1816, al cosiddetto Anno senza estate, quando il maltempo causò la distruzione dei raccolti nell’Europa settentrionale, nel nord-est degli Usa e nel Canada orientale. Legati alle vicende climatiche, nel 1816 nascono due grandi personaggi non solo letterari : “The Vampire” (Il Vampiro) di John Polidori e “Frankenstein; or, the modern Prometheus” (Frankenstein, o il moderno Prometeo) di Mary Shelley, che sarà pubblicato nel 1818.

BORIS KARLOFF IN FRANKENSTEIN“Quando i giugno piovosi generano mostri” è un pensiero attuale anche oggi in Italia, perché è facile interpretare il nuovo governo come frutto dell’esperimento di un dottor Frankenstein della politica che ha dato vita non a una Creatura (come nel libro) ma a un vero e proprio Mostro (come quello dei film).

E se il sonno della ragione genera mostri, e anche governi a dir poco stravaganti, che cosa può succedere quando si sogna dopo qualche noiosa serata passata barricati in una casa vicina al lago di Ginevra per colpa dei temporali primaverili, che poi dureranno tutta l’estate? Serate passate a disquisire di vita e morte, del galvanismo e della possibilità per l’uomo di rianimare i cadaveri, non con qualche formula magica ma grazie ai progressi della scienza. Un po’ di tempo lo si passava anche leggendo antologie gotiche, giusto per tenersi allegri, compresa “Fantasmagoriana”, otto storie dell’orrore di scrittori romantici tedeschi raccolte in un’edizione pirata francese.

Magari può succedere di creare due opere immortali, di dare sostanza al padre di tutti i Vampiri e alla Creatura del dottor Victor Frankenstein che, soprattutto grazie al cinema, diventerà il Mostro per eccellenza, quello che meglio ha incarnato e incarna le paure e il disagio dell’uomo moderno di fronte all’ultima frontiera, allo sviluppo della scienza e della tecnologia, soprattutto quando in nome del progresso non si pensa alle conseguenze dei propri atti, a quel volersi innalzare a livelli divini che scatena l’ira degli antichi Dei.

MARY SHELLEYRitorniamo al 1816, in Svizzera, dove il 25 maggio avviene l’incontro tra Lord George Gordon Byron e Percy Bysshe Shelley, due tra i massimi poeti inglesi e punta di diamante del secondo Romanticismo. Accompagnato da John William Polidori, scrittore inglese di origine italiana nel doppio ruolo di segretario e di medico personale, Lord Byron aveva affittato Villa Diodati sul Lago di Ginevra. Due donne accompagnavano Shelley, che aveva affittato una casa vicina a quella di Byron: Mary Wollstonecraft Godwin e la sorellastra Claire Clairmont. Mary era la sua amante e diventerà la sua seconda moglie dopo il suicidio della prima, Claire aspettava un figlio da Byron, frutto di una tormentata relazione.

Il gruppo trascorre le giornate in massima parte tra le mura domestiche leggendo e chiacchierando perché “L’estate fu umida e sgradevole – scriverà Mary nel 1831 nell’introduzione alla terza edizione del suo capolavoro –, e una pioggia incessante ci confinava spesso a casa, per giorni”.

Probabilmente il 17 giugno 1816 la compagnia sedeva intorno al caminetto di Villa Diodati a leggere i racconti di “Fantasmagoriana” quando Byron pensò a un modo per combattere la noia di quel piovoso pomeriggio: ciascuno di loro avrebbe scritto una storia di fantasmi, una novella dai contenuti soprannaturali.

La sfida viene raccolta e produce quattro racconti. Due si possono dimenticare: “The Assassins” di Shelley e “The Burial” di Byron, che in apertura è datato appunto 17 giugno 1816, pubblicato col titolo di “A Fragment” (Frammento) nel 1819. Gli altri due, invece, sono annoverati tra le opere che più hanno influenzato la letteratura, il cinema, il teatro, la televisione, la cultura, il linguaggio e l’immaginario occidentale.

Ispirandosi a un frammento di una storia di Byron e anche alla figura del poeta, John Polidori scrive “The Vampyre” (Il Vampiro), pubblicato nel 1819 e inizialmente attribuito allo stesso Lord Byron. Protagonista del racconto è Lord Ruthven, il primo vampiro della letteratura. Un pallido principe dagli occhi di ghiaccio, cinico e dissoluto come l’Inferno al quale appartiene.

Lord Ruthven è il capostipite di una lunga stirpe di vampiri che comprende il “Dracula” di Bram Stoker (1897, Bela Lugosi, Christopher Lee e Gary Oldman al cinema), e “Nosferatu” (1922, film muto di Friedrich Wilhelm Marnau e remake di Werner Herzog nel 1979 con un Klaus Kinski assolutamente da paura). Ma della vasta famiglia dagli imprescindibili canini aguzzi fanno parte di diritto anche Lestat de Lioncourt (“Intervista col vampiro” di Anne Rice, 1976, interpretato da Tom Cruise al cinema) ed Edward Cullen (“Twilight” di Stephenie Meyer, 2005, con Robert Pattinson nei film tratti dalla saga).

Mary Wollstonecraft Godwin Shelley (Londra, 30 agosto 1797 – 1 febbraio 1851) è figlia di due personaggi importanti della cultura del Settecento e dell’Ottocento. Il padre è il filosofo, scrittore e politico radicale e repubblicano William Godwin, di cui diciamo solo che è stato uno dei padri del movimento anarchico.

La madre, che morirà dieci giorni dopo la sua nascita, è la scrittrice e femminista Mary Wollstonecraft, passata alla storia per il saggio “Rivendicazione dei diritti della donna: con critiche sui soggetti politici e morali”, pubblicato nel 1792 e primo libro al mondo ad affrontare l’argomento. La Wollstonecraft afferma che le donne sono esseri umani che meritano gli stessi diritti fondamentali degli uomini, e che non devono essere più considerate come merci di scambio o proprietà del marito. Le sue teorie rivoluzionarie aprono la strada ai movimenti di liberazione delle donne.

Mary Shelley, che non ha ancora compiuto 19 anni, trae l’ispirazione del suo racconto da un incubo notturno: “Vedevo – a occhi chiusi ma con una percezione mentale acuta – il pallido studioso di arti profane inginocchiato accanto alla “cosa” che aveva messo insieme – scrive sempre nell’introduzione del 1831 -. Vedevo l’orrenda sagoma di un uomo sdraiato, e poi, all’entrata in funzione di qualche potente macchinario, lo vedevo mostrare segni di vita e muoversi di un movimento impacciato, quasi vitale. Una cosa terrificante, perché terrificante sarebbe stato il risultato di un qualsiasi tentativo umano di imitare lo stupendo meccanismo del Creatore del mondo”.

Nasce con queste premesse il romanzo simbolo degli ultimi due secoli, quello che meglio rappresenta la paura del cambiamento, del nuovo, del diverso, del progresso scientifico, di quello che ci porterà il domani. Sicuramente è il primo romanzo di fantascienza (science fiction) della storia: è la scienza a dare la vita alla creatura del dr. Frankenstein, puzzle di vari pezzi di cadaveri raccattati per i cimiteri, non un demone o un mago. Poco romanzo gotico, non ci sono fantasmi a spaventare il lettore ma c’è un’atmosfera, quasi un sussurro ai limiti della percezione, un retrogusto di horror come non si era mai letto prima. Con Mary Shelley nasce l’horror dei tempi moderni, quel guidare l’auto in una strada tutta curve e si rompe il volante, quel pattinare su una lastra di ghiaccio che all’improvviso inizia a scricchiolare. O, se preferite, ha cucito un vestito nuovo a quegli antichi terrori che attanagliano l’umanità sin da quando si rifugiava nelle caverne.

Percy Shelley convince Mary a trasformare il racconto nel romanzo “Frankenstein; or, the modern Prometheus”, pubblicato anonimo nel 1818 in appena 500 copie, un numero fortunato in editoria perché anche il primo libro di Harry Potter ha avuto la stessa tiratura iniziale. Unico indizio sull’autore la dedica a William Godwin, per cui il libro viene attribuito a Percy Shelley che, ancor prima di diventare suo genero, è uno dei suoi più famosi discepoli. Anche se ai critici non piace, è un successo. Nel 1823 esce la seconda edizione con il nome della Shelley in copertina, curata dal padre. Scoprire che è una donna e non un uomo ad aver scritto un romanzo come questo sorprende critici e lettori contribuendo ad aumentarne la fortuna letteraria. La terza edizione, base di tutte le pubblicazioni e traduzioni successive, è del 1831.

1931 - LOCANDINA FILMLa fortuna di Frankenstein non sarà solo letteraria. Soprattutto il cinema lo trasformerà in una icona del Novecento, ampliandone a dismisura la fama. La sua prima apparizione risale al 1910 con un cortometraggio di J. Searle Dawley. La consacrazione avviene nel 1931 con il film di James Whale interpretato da Boris Karloff nel ruolo del Mostro, non più la Creatura come nel libro. Un successo inossidabile grazie anche al truccatore Jack Pierce che proprio per il Mostro realizza una maschera così terrorizzante da essere insuperata ancora oggi.

Tra centinaia di film, che sono andati ben oltre il romanzo della Shelley, una citazione per “Il mostro è in tavola … barone Frankenstein” del 1973, girato in Space-Vision 3D, regia di Paul Morrissey e di Andy Warhol, prodotto anche da Carlo Ponti e distribuito negli Usa come “Andy Warhol’s Frankenstein”; e per “Frankenstein di Mary Shelley”, 1994, diretto e interpretato da Kenneth Branagh con Rober De Niro nei panni della Creatura. Due righe anche per la parodia “Frankenstein Junior” di Mel Brooks del 1974. Indimenticabili Gene Wilder nella parte del dottor Frederick von Frankenstein e Marty Feldman in quella di Igor.

COVER EDIZIONE 1818 frankensteinE concludiamo con il biopic “Mary Shelley”, che uscirà in Italia il 22 agosto. Il film biografico racconta la vita della scrittrice e la sua storia d’amore, ardente e tormentata anche dalla morte di diversi figli in tenera età, con Percy Shelley che tanto scalpore e scandalo creò nell’Inghilterra vittoriana. Love story che ha preceduto e seguito la scrittura del Frankenstein, e che terminerà l’8 luglio 1822, quando il poeta annega al largo di Livorno nel naufragio della sua goletta. Interpreti Elle Fanning e Douglas Booth, nei panni di Mary e Percy Shelley, regia di Haifaa al-Mansour.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento