martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Centrosinistra oltre Renzi senza fughe in avanti
Pubblicato il 26-06-2018


I commentatori si sbizzarriscono sui risultati elettorali e più voci consigliano di ripartire azzerando il PD non mettendo in conto le potenzialità smarrite per strada per l’incapacità finora dimostrata di una severa autocritica sulle occasioni perdute e su quelle che s’aprono a breve a partire dalle europee. Ho un’idiosincrasia per chi cancella la storia e suppone di aprirne una nuova a prescindere. Sarà perché dai 19 anni vivo a Sabaudia contrassegnata dagli anni dell’era fascista scolpita anche sui tombini non epurati e come tanti analoghi inizi sappiamo come sono finiti. Mi limito a dei flash di cui non ho trovato traccia incominciando da quell’autentico patrimonio messo in comune alla nascita del PD, quella classe dirigente locale, la migliore d’Italia che negli anni della guerra fredda ha consentito il ricambio democratico negli enti locali, la grande ed insuperata scuola di nuova classe dirigente, la cui osmosi verso l’alto è stata la base di quell’ascensore politico legittimato dalle prove date e non dalla fedeltà a quelle oligarchie che si sono spinte, purtroppo unanimi dopo gli iniziatori, a bloccare l’ascensore politico e sociale insieme passando dagli eletti al regime dei nominati. Un vero e proprio attentato al rapporto essenziale e diretto tra eletti ed elettori che è alla base della democrazia rappresentativa.

Quanti di quelli che ancora oggi si atteggiano a salvatori della Patria si sono resi conto che le loro omissioni sono state gravi e molteplici oltre quella conclamata della non disciplina del conflitto d’interessi con la farisaica intenzione di poter più facilmente battere un avversario demonizzato? Ma veniamo a tempi vicini a noi ed affrontiamo il problema Renzi che ci ha costretto finora ad uno stallo grave di cui dobbiamo sentirci responsabili, anche una base schierata nelle conte interne ed assente nelle proposte di linea politica e programmatica. Il paradosso è che Renzi ha rimosso quanto di meglio aveva perseguito in condizioni proibitive con gli unici interlocutori disponibili. Pensate ad un Renzi che interviene al Senato non per confermare una abilità polemica, ma per condividere le sue vive preoccupazioni per le sorti del Paese, che lo avevano portato a preannunciare il suo ritiro dalla politica se la riforma costituzionale e la connessa elettorale non fossero passate. Mi sarebbe piaciuto sentirgli dire: “Cari colleghi che avete gridato alla vittoria senza avere da soli i voti per governare, avete riflettuto sulla circostanza che se fosse rimasto il ballottaggio, magari riformulato per rimuovere le remore della Consulta, a quest’ora c’era una maggioranza legittimata a governare senza i compromessi pasticciati e di breve durata a cui siete stati costretti per quello spirito anticasta a cui finirete di appartenere dopo una legislatura di promesse mancate perché gonfiate a dismisura? Ed ancora per tenere il passo con l’Europa per la sfida globale sempre più accelerata, sareste stati facilitati dal rapporto del Governo con una sola Camera evitando quel ping-pong estenuante e paralizzante (ultimo rimasto in vita in Europa), aggirato dai voti di fiducia a raffica che mettono fuori gioco non solo le minoranze ma anche le istanze migliorative della maggioranza? Non che tutto fosse condivisibile ma avete l’onestà di riconoscere che con l’acqua sporca (?) avete buttato via due creature necessarie per il rinnovamento dalla repubblica? Se preliminarmente possiamo convergere su questa priorità istituzionale per passare al terzo stadio della Repubblica parlamentare, come opportunamente richiamato dal Presidente Fico,non abbiamo difficoltà a confrontarci con quelle forze che intenzionalmente riteniamo più affini. E’ per questo che riteniamo che un governo del Presidente a temi limitati e tempo determinato avrebbe consentito, senza vuoti di potere e compromessi abborracciati, di fare quel confronto serrato per l’orizzonte necessario di un governo di legislatura”.

Perciò auspico che il PD vada oltre Renzi senza rinnegare quanto di buono ha tentato e fatto, specie come uomo-assist nella scelta di Mattarella, di Gentiloni e del suo governo che, nonostante la sua breve durata, ha saputo guadagnarsi la stima internazionale ed in primo luogo quella europea, ambito nel quale la nostra ambizione è di essere all’altezza dei nostri padri costituenti e non i rissosi fanalini di coda.

Roca

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