sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Conte, il ponte a rischio su Di Maio e Salvini
Pubblicato il 06-06-2018


I talloni d’Achille del nuovo governo sono tanti e tutti nel programma ma il più vulnerabile è: Ce la farà Conte a far da ponte tra Di Maio e Salvini? Chi dei due si sfilerà per primo? Tutto lascia supporre che sarà Salvini. Infatti Di Maio ha teorizzato, quasi fossero sullo stesso piano, la scelta tra un doppio forno, Lega o PD, un errore enorme, che la vecchi DC non ha mai fatto, che ci sia un uomo buono per tutte le stagioni e se alla fine, senza dialettica interni con altrettanti interpreti, il M5stelle finirà per scindersi .Diverso l’errore di Salvini: avere scelto di tenere il piede in due staffe,ai primi passi specie in Europa, inciampa e cade. A meno che non scelga di rinunciare all’egemonia su tutta la destra e di mettersi in proprio favorendo la fusione con la Meloni. In questa vera e propria schizofrenia che fine fanno le istituzioni, oggetto del più grave tentativo di spallata dall’avvento della Repubblica?

La ricetta che ha in testa Salvini non lascia dubbi di sorta è un regime alla Orban, autoritario da costruire assommando i poteri. Non è un caso che, cercando di farsi spazio di sopravvivenza, la Meloni abbia giocato allo sfascio aderendo all’improvvido tentativo di impeachment da parte di Maio, insieme con la proposta di optare per una Repubblica presidenziale, abbandonando lo schema di raccordo tra Lega e FI, considerando ormai cotto Berlusconi.

Il tentativo di Di Maio, senza drastiche correzioni di rotta, ne segnerà la fine politica perchè sulla linea oltranzista ultra-leghista il testimone andrebbe a Di Battista, più tribuno di lui. Qualcuno dirà che ha già cominciato a farlo andando a Canossa da Mattarella ma quanto questo coraggio di ravvedersi prelude ad un cambiamento di rotta verso il rispetto del dettato costituzionale e dell’equilibrio dei poteri? L’andata a Canossa da Mattarella tra l’altro lascia supporre che l’accoppiata Grillo- Casaleggio Associati non gli avrebbe mai perdonato di perdersi la spartizione della torta di ben 350 cariche di sottogoverno scadute o in scadenza, così come la colpa grave di aver lanciato l’azzardo dell’attacco a Mattarella senza il preventivo accordo con Salvini, certamente pressato da Berlusconi a tenersi in disparte pena la fine clamorosa del centrodestra unito, l’unico idoneo al momento a raggiungere la soglia del 40% per governare da soli.

Con questa divaricazione di linee e di obbiettivi è inutile nascondersi che il ponte Conte rischia di crollare alla prima occasione utile per Salvini di sfilarsi e puntare alla maggioranza assoluta con lui leader indiscusso con tutto quel che segue nella direzione già citata. Per nostra fortuna nel governo c’è un cuneo quirinalista che, a partire dal Presidente del Consiglio, sa che con Mattarella non si scherza e che la moral suasion presidenziale non si esercita solo a livello nazionale ma anche internazione, specie in Europa avendo conquistato su un campo minato ancora più credito che in passato. Il discrimine sarà sempre più sulle sorti delle nostre istituzioni, adeguate o superate con salti nel buio e di pari passo con analoga sorte per quelle europee.

Rispetto a questo terreno di sfide incrociate quello che non si vede finora è il ruolo, decisivo se propositivo e non puramente oppositivo, del terzo incomodo attore, il PD, del sistema tripolare fermo all’ultimo appello ad un fronte repubblicano da parte di Calenda, scelta emergenziale destinata a sfumare con ulteriori dilazioni dopo la formazione del nuovo governo. Se si perviene ad un’indicazione unitaria del centrosinistra approfondita e rapportata sin da ora alle prossime europee, l’ esito darà la scossa comunque agli equilibri politici dentro e fuori Italia.

Roca

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