lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Conte dice che andrà a Bruxelles ‘con voce risoluta’
Pubblicato il 27-06-2018


La voce di Giuseppe Conte torna a risuonare nell’Aula di Montecitorio. Completo scuro e cravatta viola, il professore parla di immigrazione ed Europa. L’intervento è di chiaro stampo leghista. I deputati del Carroccio apprezzano, intervallando con applausi gli interventi del premier. L’Esecutivo andrà a Bruxelles “con voce ferma e risoluta” ha assicurato Conte, in piedi davanti ai banchi del Governo e stretto tra Salvini e Di Maio. L’Italia, dunque, si prepara allo scontro politico con l’Europa.
Il tema è delicato. Un errore durante lo speech su argomenti tanto cari agli azionisti di Palazzo Chigi potrebbe costargli caro. Per questo Conte pesa ogni parola nell’illustrare i Contedieci punti della proposta italiana sbattuta domenica scorsa sotto al naso dei 16 paesi Ue. Il copione è quello già visto: un elenco di propositi senza il minimo accenno alle modalità, ai tempi, alle coperture. Sarà realizzato, secondo quanto affermato dal presidente del Consiglio, un programma di finanziamento del Trust Fund Africa. Le frontiere, poi, saranno rinforzate, fino al classico “chi sbarca in Italia sbarca in Europa”.
L’obiettivo, quindi, è superare Dublino “perché non ci sono più dubbi che sia inadeguato a gestire i flussi migratori”. Lo stratagemma che userà il presidente del Consiglio sarà il rinnovo delle sanzioni alla Russia. Non lo dice esplicitamente, Conte. Ma lo lascia intendere quando evidenzia che non ci sarà “nulla di automatico nel rinnovo delle sanzioni Ue alla Russia” perché “sono un mezzo non un fine”. Dal punto di vista economico, il premier fa riferimento ai disastrosi dati Istat sulla povertà. Il messaggio a Bruxelles è chiaro: “In Italia ci sono 5 milioni di poveri che non possono più attendere”. Una richiesta di flessibilità che serve a raggiungere il reddito di cittadinanza, traguardo grillino per eccellenza. “L’Italia è un contributore del bilancio europeo. Meritiamo maggiore attenzione”.
Domani e venerdì Conte sarà a Bruxelles. L’ultima tappa prima dell’atteso viaggio a Washington da Donald Trump. Il 30 luglio prossimo il professore incontrerà il tycoon alla Casa Bianca. Trump ha già espresso parole di elogio nei confronti della politica migratoria del governo pentaleghista e sembra essere fonte di ispirazione per Conte. L’incontro bilaterale potrebbe essere l’occasione giusta per stringere accordi. In cima all’agenda c’è la questione dazi, sulla quale il presidente Usa sembra aver trovato un alleato.

F.G.

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Commenti all'articolo
  1. I capi di Stato e di governo dei paesi dell’Unione europea oggi e domani si incontrano a Bruxelles per il Consiglio europeo. Sul tavolo, la gestione dei flussi migratori che sta spaccando l’Europa. Secondo Repubblica “sono due le linee rosse italiane al summit europeo di oggi: riscrittura delle regole sugli sbarchi e soldi all’Africa. Se gli altri capi di Stato e di governo non accetteranno, Conte metterà il veto alle conclusioni del vertice, inguaiando Merkel sul fronte interno e provocando una chiusura a cascata delle frontiere tra stati europei con rischio collasso di Schengen”. L’Ungheria guida il fronte del no alle quote e auspica la chiusura dei confini: “Condividiamo lo stesso obiettivo, come ribadito nel recente colloquio telefonico con il ministro dell’Interno Matteo Salvini: proteggere la sicurezza delle popolazioni europee. L’Ungheria vuole una stretta cooperazione con Italia, Austria e Gruppo di Visegrád”, afferma il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó al Corriere. “La nostra posizione è che non dovremmo importare crisi ma portare assistenza agli Stati che ne hanno bisogno. Anziché incoraggiare le migrazioni, aiutare le persone a tornare in sicurezza nei loro Paesi”, afferma il ministro Ungheria che alle critiche rispetto alle politiche autoritarie del governo Orban risponde in modo inquietante: “In Ungheria stiamo edificando una democrazia autenticamente cristiana sulla base della volontà popolare”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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