martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cronaca di una normale giornata xenofoba
Pubblicato il 21-06-2018


Centro città. Strada elegante con antichi palazzi. Pochi metri e c’è l’Istituto Grenoble, scuola francese dove ho studiato da ragazzo, ancora pochi passi e ecco la banca. Faccio un bonifico e mi iscrivo alla F.I.D.U. (Federazione Italiana Diritti dell’Uomo), emanazione del Comitato Italiano Helsinki. L’associazione sta per aprire una sede anche nella mia città. Felice di essere riuscito a completare l’operazione esco dalla banca e mi avvio per strada, la mia strada, dove ho studiato e dove ho vissuto (ci sono ritornato a abitare da poco, in realtà..la vita mi ha portato a svolazzare di qua e di là).

Che succede?

Altri due passi e ecco davanti a me la scena.
Un branco di ragazzini rigorosamente ben vestiti e dall’aspetto apparentemente “per bene” circondano un fioraio di colore e lo molestano, lo strattonano e lo prendono in giro. Questi ragazzini avranno circa l’età dei miei figli, il fioraio non reagisce mentre i ragazzini continuano a insultarlo devastando la sua piccola bottega improvvisata.
Mi guardo intorno, nessuno muove un dito, nessuno si indigna, i passanti ostentano una totale indifferenza. Affretto il passo e velocemente mi inserisco tra i ragazzini cercandoli di fermare. Prendo il più grande per la giacchetta (firmata) e gli grido in faccia “Ma che state facendo?” e lui come se nulla fosse mi risponde “Ma è un negro!”. E’ un negro….. a questo punto mi arrabbio e do una strigliata decisa che sia di esempio anche agli altri ragazzini: “E che diavolo significa?! Piantatela immediatamente se no prendo i vostri dannati smartphone da cento euro e chiamo i vostri genitori!”. I ragazzini smettono di devastare la “bottega” del fioraio ambulante e il più grande inizia a ridere. Reagisco subito “Non c’è un cavolo da ridere, imbecille! Anzi ora ti faccio vedere io cos’è vivere!” Lo prendo per un braccio molto violentemente lo metto proprio di fronte al fioraio. “Adesso chiedigli scusa!”, grido. Lui non accenna a farlo e ridacchia guardando i suoi amici. Io insisto e lui infine pronuncia un impercettibile suono. Insisto “Alza la voce! L’hai persa? Non ho sentito!”. Lui allora scandisce “Scusa!”. Ma lo fa poco convinto e subito scappa via, ovviamente ridendo, insieme agli altri “ragazzini”.
Il fioraio e io ci guardiamo negli occhi, in silenzio. Gli do una mano a riordinare le sue cose, lo aiuto a raccogliere i fiori, mi sento terribilmente colpevole. Gli faccio “I’m sorry…I’m so sorry…”. Non mi vengono le parole. Lui mi sorride e in perfetto italiano mi risponde “Sono solo bambini…non ti preoccupare….ci sono abituato.” . “Come ti chiami?” , “Nimal”. Imbarazzato gli chiedo quanto costa un mazzetto di garofani rossi, lui sceglie i più freschi e me li incarta. “Quanto ti devo?”. “Niente” e me li porge con un sorriso. “Grazie, Nimal!” Non insisto, lo ringrazio , prendo il mio mazzo di fiori e con un mezzo sorriso (che si trasforma in una strana smorfia) mi avvio verso casa. “Così piccoli e già così fascisti…” penso dentro di me.

I giornali riportano le dichiarazioni di esponenti politici del “nostro” Governo. Uno parla di “purezza della razza bianca”, un altro di “difesa dei valori cristiani dall’invasione degli immigrati”, un altro ancora dice cose del tipo “le nostre donne devono tornare a fare le mamme”…. Il ministro degli Interni (che ha ormai assunto il ruolo di Premier) parla di censimento o schedatura dei “Rom” (procedura incostituzionale, come fatto notare anche dal suo collega Di Maio….)

Avvilimento….

Oggi!

Da qualche settimana ogni volta che passo davanti al mio amico fioraio compro un mazzo di fiori per mia moglie e per mia figlia. “Da parte di Nimal!”

Nel frattempo tra questione #Aquarius e bordate varie si allarga il solco tra il M5S e la destra Salviniana….
Il sottotesto rivela chiaramente un disegno che punta a una ricollocazione geopolitica del nostro Paese…la preoccupazione incombe…è urgente stabilire e aggregare chi si pone il problema di affrontare in positivo le sfide della “open society”.
Si avverte da parte di molte forze politiche che fanno riferimento a filoni culturali riformisti, socialisti, laici, liberali e radicali l’urgenza di far da tessuto connettivo.
I ragazzi crescono…e non possono continuare a essere esposti a proclami e atteggiamenti sovranisti e ascoltare un lessico “irricevibile”.
Adesso è il momento di lanciare il cuore oltre l’ostacolo con umiltà e generosità, con l’orgoglio di chi sa di poter avere più filo da tessere per capovolgere un’”agenda” mai così pericolosa.
L’incontro a Napoli del 27 giugno è un passo deciso in questa direzione. Non essere soli è l’obiettivo principale per poter affrontare un discorso davvero urgente.
Buon lavoro, compagni.
Buona vita, Nimal!

Massimo Ricciuti

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