giovedì, 21 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Istat: sempre meno nascite in Italia
Pubblicato il 13-06-2018


L’Istat ha presentato oggi il bilancio demografico dell’Italia. Nel 2017 è proseguita la diminuzione della popolazione residente già riscontrata nei due anni precedenti. Al 31 dicembre del 2017, risiedono in Italia 60.483.973 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, pari all’8,5% dei residenti a livello nazionale (10,7% al Centro-nord, 4,2% nel Mezzogiorno).

Complessivamente nel 2017 la popolazione diminuisce di 105.472 unità rispetto all’anno precedente. Il calo complessivo è determinato dalla flessione della popolazione di cittadinanza italiana (202.884 residenti in meno), mentre la popolazione straniera aumenta di 97.412 unità.

Il movimento naturale della popolazione ha registrato un saldo (nati meno morti) negativo per quasi 200 mila unità. Il saldo naturale è positivo per i cittadini stranieri (quasi 61 mila unità), mentre per i residenti italiani il deficit è molto ampio e pari a 251.537 unità. E’ continuato il calo delle nascite in atto dal 2008. Per il terzo anno consecutivo i nati sono meno di mezzo milione (458.151, -15 mila sul 2016), di cui 68 mila stranieri (14,8% del totale), anch’essi in diminuzione. I decessi sono stati quasi 650 mila, circa 34 mila in più rispetto al 2016, proseguendo il generale trend di crescita rilevato negli anni precedenti dovuto all’invecchiamento della popolazione.

Il movimento migratorio con l’estero fa registrare un saldo positivo di circa 188 mila unità, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Nel 2018 sono aumentate le iscrizioni dall’estero: poco più di 343 mila (erano 300.823 nel 2016), di cui l’88% riferite a stranieri. Le cancellazioni per l’estero sono risultate stabili, intorno alle 114 mila unità per gli italiani, di nascita e naturalizzati, mentre sono più di 40 mila per gli stranieri, in leggera diminuzione rispetto agli anni precedenti. Le acquisizioni di cittadinanza registrano una battuta d’arresto rispetto al trend crescente degli anni precedenti: nel 2017 i nuovi italiani hanno superato i 146 mila.

In Italia risiedono persone di circa 200 nazionalità: nella metà dei casi si tratta di cittadini europei (oltre 2,6 milioni). La cittadinanza più rappresentata è quella rumena (23,1%) seguita da quella albanese (8,6%).

E’ stata conferma la maggiore attrattività delle regioni del Nord e del Centro, verso le quali si indirizzano i flussi migratori provenienti sia dall’estero sia dall’interno.

Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ha affermato: “L’Istat ci segnala un triste primato per il nostro Paese: continua il calo delle nascite, in atto ormai dal 2008. Nel 2017, per il terzo anno consecutivo, i nati in Italia sono stati meno di mezzo milione (458.151, -15 mila sul 2016), di cui 68 mila stranieri (14,8% del totale), anch’essi in diminuzione. Un dato sconfortante che rappresenta un nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia. Serve una seria politica per la natalità, bisogna investire con decisione e determinazione sulla famiglia, si devono aiutare le giovani coppie, servono misure per le mamme-lavoratrici, bisogna ripensare il welfare, gli asili, le scuole dell’infanzia. È indispensabile, insomma, un cambio di passo. Forza Italia crede convintamente nel rilancio della natalità e farà di questo tema una priorità, uno dei suoi punti chiave per i prossimi mesi. Bisogna credere con ottimismo nel futuro, e i figli rappresentano il miglior viatico per immaginare una nuova Italia, un Paese migliore”.

Anche il fascismo si preoccupava delle culle vuote e varò un programma per incentivare le nascite. Benito Mussolini recitava: “Se le culle sono vuote, l’Italia invecchia e decade”.

Oggi, i figli rappresentano un costo che le famiglie non possono più sostenere. Le precarietà ed i disagi sociali sono in crescita. Quale futuro avranno i nuovi nati rispetto al calo dell’occupazione ? Molto probabilmente potrebbe essere un bene la diminuzione della natalità che potrebbe assicurare un futuro dignitoso ai bambini che nascono oggi. Preoccuparsi del benessere delle famiglie è sicuramente un dovere della politica. Il problema non si risolve soltanto con il miglioramento del welfare che pure è necessario. Occorre principalmente incrementare i redditi delle famiglie attraverso il miglioramento dell’occupazione reale. Una più equa distribuzione della ricchezza e le prospettive future di un miglioramento sociale sono essenziali per dare dignità e serenità alle famiglie, ai lavoratori ed alle future generazioni.

Salvatore Rondello

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