martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Da Napoli socialisti al lavoro
Pubblicato il 27-06-2018


Il nostro incontro é favorito, anzi direi giustificato, dalla nuova situazione politica. Per la prima volta dal 1994 i socialisti, ovunque collocati, si trovano all’opposizione, sia pur con sfumature diverse. Credo sia la prima volta che riusciamo a mettere insieme Psi e Nuovo Psi e altri socialisti. E questo avviene a Napoli perché in questa regione vi é stato un governatore di identità socialista, perché esistono qui più che altrove radici socialiste ed apprezzabili espressioni istituzionali.

Non c’é solo la comune partecipazione a un fronte di opposizione. Ma anche due conseguenze probabili, se non inevitabili. La prima é costituita dal superamento di entrambi i poli tradizionali. Quello di centro destra dove Lega e Forza Italia assumono sempre più le sembianze di ex alleati e quello di centro-sinistra dove il partito dominante e ormai privo di alleati di dimensioni sensibili continua il suo macerante e forse inevitabile declino.

Ma esiste una seconda conseguenza, interessante e anche suggestiva, e cioé la rifondazione di una sinistra, che può però avere esiti diversi.

Il primo é quello, fallimentare, del continuismo o addirittura della logica dello scavalcamento a sinistra. Se Orfini nelle vesti del pifferaio, vuol continuare a suonare sul Titanic, mentre affondano le regioni rosse e intere masse si sono spostate, anche alla luce della crisi di un modello fondato sulla cooperazione e sulla piccola impresa, oggi travolte dalla crisi, bé faccia pure. Se i vari Bersani e Fratoianni che hanno conquistato il trionfale esito della meravigliosa armata bertinottiana di dieci anni fa, ritengono che questo distacco sia originato dalla cancellazione dell’articolo 18, si accomodino nella soffitta dei vecchi reperti archeologici.

Sul Corriere di oggi Galli della Loggia compie un esame che personalmente, al di la di qualche eccesso di moralismo e di suggestione etica, condivido. Se Calenda sostiene che bisogna andare oltre il Pd, della Loggia sostiene che bisogna andare anche oltre la sinistra. L’oltrismo ha fatto anche tanti guai di cui la natura del Pds e poi del Pd sono testimonianza. Certo una Pd senza identità e senza storia confuso tra Berlinguer e De Gasperi, e passando attraverso Kennedy e Nelson Mandela, ma iscritto al Pes, é un bel dilemma. Come sostiene della Loggia é partito che ha permesso agli ex comunisti di non fare i conti con la loro storia e agli ex democristiani di assumerne la guida.

Ma occorre un grande sforzo di contenuti nuovi, mentre l’Italia scivola pericolosamente a destra, e la stessa Italia che partecipava alle marce contro il razzismo negli Stati uniti si scopre un po’ razzista, mentre non si comprende che alla base della debacle del Pd ai recenti ballottaggi c’é proprio l’apprezzamento della politica dei respingimenti muscolari del nuovo ministro degli Interni.

Mentre l’Italia va a destra non si può virare più a sinistra. Occorre ricreare una sinistra che vada oltre se stessa. E assuma i temi della sicurezza e del lavoro come un argine contro nuove assurde tendenze antipolitiche. Mi soffermo sul tema dei temi: quello dell’immigrazione. Non é tanto la quantità di immigrati (l’8,3 per cento in Italia la percentuale degli stranieri regolari, il 6 quella degli extracomunitari regolari, mentre gli irregolari ammontano a circa 600mila, cioe l’8 per cento dell’8 per cento). Minniti, lo riconoscono tutti, ha fatto un buon lavoro. Gli sbarchi sono nettamente diminuiti dal gennaio a giugno (14mila contro i 62 mila del 2017 e i 54 mila del 2016). Da un lato, occorre dunque continuare con gli accordi con la Libia e i paesi di origine (aiutarli a casa loro, si continua a ripetere, ma davvero stanziando risorse, perche tutto ormai é globale, e i nostri problemi si risolvono in casa d’altri). Ma anche come noi abbiamo più volte proposto gestendo l’immigrazione in altro modo. Noi del Psi abbiamo avanzato proposte precise. Riassumendole: occorre procedere dividendo le buone Ong da quelle corrotte, colpendo le cooperative che lucrano sulla pelle dei migranti, impedendo il loro sfruttamento come novelli schiavi nel campi del sud, spalmando i migranti sul territorio senza concentrarli in quelle periferie urbane che oggi hanno virato a destra, obbligando gli ospiti che noi manteniamo negli alberghi a lavorare per i nostri comuni, difendendo la nostra identità liberale e i principi costituzionali nei confronti della popolazione musulmana a proposito dei principi di uguaglianza uomo-donna, di liberta di matrimonio e di religione, concedendo davvero la cittadinanza a chi conosce la lingua italiana.

Non mi dilungo sui temi del lavoro e della povertà. I governi passati hanno segnato piccoli progressi. Non capisco perché i passati governi non abbiano fatto una battaglia ancora piu forte per scorporare gli investimenti pubblici dal debito. Mistero, questo, se perfino un noto estremista come Monti continua a pretenderlo. L’Istat certifica oggi l’esistenza di ben cinque milioni di poveri. Bisognerebbe operare una distinzione tra poveri reali e poveri sulla carta, alla luce di un’evasione che con oltre cento miliardi l’anno ridefinisce il redditi reale degli italiani. Resta il fatto che anche con una inevitabile sottrazione queste cifre sono un’enormità, soprattutto se tra loro ci sono giovani che rappresentano il futuro di un paese. Quello che é inaccettabile è pagare chi non fa nulla, tassare meno chi guadagna di più, mandare in pensione la gente un po’ piû tardi. Tre provvedimenti sbagliati del contratto gialloverde che rischierebbero di mandare l’Italia in tilt.

Mi chiedo se non esista momento migliore per rilanciare la convergenza di vecchi amici e compagni di viaggio, e oerché non crederci visto che al governo abbiamo un sottosegretario all’Interno che non crede che l’uomo sia mai arrivato sulla luna e questo fa il paio col grilino che credeva all’esistenza delle sirene. Bisogna crederci e lavorare per questo obiettivo. L’Avanti proporrà altri appuntamenti. L’idea potrebbe essere quella di creare una federazione composta da partiti, club e singole personalità dell’area socialista, non necessariamente di derivazione del vecchio Psi. Vogliamo iniziare da Napoli questa opera di paziente ricostruzione dove non ci sono primogeniture nè abiure da pretendere. Dove c’è tanta voglia di contribuire a fornire idee e progetti per il futuro, dove c’è una storia da difendere e che ancora costituisce, parlo di quella riformista e liberale di Turati, Rosselli, Saragat, il Nenni autonomista, Bettino Craxi, un serbatoio per alimentare il futuro così incerto della nostra democrazia.

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