giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Dazi su prodotti UE, Harley Davidson sposta produzione
Pubblicato il 26-06-2018


Harley DavidsonLa  guerra dei dazi lanciata da Donald Trump,  e le ritorsioni che questa ha scatenato, iniziano a colpire i protagonisti di “Corporate America”. Secondo le notizie riportate da  Bloomberg,  Harley Davidson  ha intenzione di spostare parti importanti della sua produzione di motociclette dagli Stati Uniti all’Europa. Alcuni dei modelli di motociclette più famosi al mondo saranno dunque prodotte nel nostro continente e non più a Millwaukee, in Wisconsin, sede del gruppo statunitense.

Ogni motocicletta, dopo che lo scorso venerdì 22 giugno l’Unione Europea  ha alzato i dazi sulle Harley Davidson importate dagli Stati Uniti al 31% dal 6%, costerà 2.200 dollari in più. La cifra equivale a una spesa di 90-100 milioni in più l’anno per l’azienda, dal momento che Harley-Davidson ha fatto capire che preferirebbe assorbire piuttosto che trasferire i costi aggiuntivi sui consumatori.

La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Europa fa rombare i motori della Harley Davidson. La casa americana di motociclette, icona degli Usa, ha così prodotto il primo effetto boomerang del protezionismo americano dell’Amministrazione Trump che ha colpito in particolare i paesi alleati.

Il trasferimento della produzione avverrà nell’arco dei prossimi 18 mesi. Harley, che ha indicato di non voler far lievitare i prezzi per i consumatori, ha anche previsto un onere in bilancio da qui a fine anno tra i 30 e i 45 milioni di dollari. Il segnale delle preoccupazioni di Wall Street sul contagio del conflitto commerciale è arrivato colpendo i titoli del gruppo della nota fabbrica di motociclette che hanno ceduto ieri mattina circa il 3 per cento.

L’Harley-Davidson, in un suo comunicato, ha affermato: “L’aumento della produzione internazionale per alleviare il peso dei dazi europei non è la strada preferita dall’azienda. Ma rappresenta l’unica opzione sostenibile per mantenere le motociclette accessibili ai clienti nella Ue e per preservare il business in Europa”.

L’Europa è il secondo mercato per fatturato dopo quello degli Usa. Lo scorso anno in Europa sono state immatricolate 40.000 moto prodotte da Harley-Davidson. In passato, Donald Trump aveva fatto della Harley-Davidson un simbolo per la sua America First e della volontà di rilanciare il made in Usa, un programma che oggi potrebbe essere paradossalmente incrinato dai suoi interventi unilaterali che traumatizzano l’interscambio.
L’intero mercato internazionale è oggi considerato cruciale dalla casa americana per le sue prospettive di sviluppo, davanti all’invecchiamento dei grandi consumatori americani (i cosiddetti baby boomers) che erano stati i suoi tradizionali acquirenti. Per questo l’azienda ha già aperto stabilimenti in paesi quali la Tailandia. Nel solo primo trimestre del 2018, le vendite all’estero sono cresciute al passo del 12% mentre quelle domestiche sono scivolate dello 0,2 per cento.

La Ue ha introdotto dazi per 3,2 miliardi contro una serie di tipici prodotti statunitensi, compreso il bourbon, il succo d’arancia, il burro d’arachidi, motoscafi, sigarette e jeans. Washington aveva imposto dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio citando ragioni di sicurezza nazionale che a suo avviso richiederebbero di proteggere la siderurgia domestica.

La spirale di dazi e tensioni commerciali innescata dalla Casa Bianca rischia di lasciare sulla sua strada numerose vittime non solo americane e il settore dei trasporti è particolarmente nel mirino. Trump ha minacciato dazi anche contro le auto di importazione (del 20% dopo aver parlato in passato del 25%) e in particolare europee, nonostante la forte produzione locale di colossi del Vecchio continente quali la tedesca  Bmw  che a Spartanburg, in North Carolina, ha il suo più grande impianto al mondo. Le accuse di Trump ai partner di pratiche commerciali scorrette, oltretutto, sono men che fattuali a cominciare proprio dall’auto: se l’Europa ha dazi medi del 10% sui veicoli importati, gli Stati Uniti hanno comunque il 2,5% e soprattutto il 25% a difesa della loro unica vera produzione nazionale redditizia, quella di Suv.

La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, con molto coraggio ha vantato i successi ottenuti finora dalla politica economica di Donald Trump. Poi, riferendosi alla decisione di Harley-Davidson di spostare alcune produzioni per i clienti europei fuori dagli Usa per evitare i dazi imposti da Bruxelles, ha commentato: “La Ue sta tentando di punire i lavoratori americani, impegnandosi in pratiche commerciali ripetutamente ingiuste”.

Ma, se tutti i produttori degli Stati Uniti imiteranno il comportamento della nota fabbrica statunitense di motociclette, ci saranno buoni motivi per pensare che la politica protezionista di Donald Trump anziché fare ‘America First’ rischia di ottenere ‘America Last’.

S. R.

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