mercoledì, 17 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Decreto dignità, Foodora apre a Di Maio
Pubblicato il 18-06-2018


foodora.5591774“Da ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico – aveva dichiarato Luigi Di Maio – ho tutta la volontà di favorire la crescita di nuove attività legate alla gig economy e nessuno vuole demonizzare le attività legate all’uso di piattaforme innovative. Ma ho il dovere di tutelare i ragazzi che lavorano in questo settore. I riders oggi sono il simbolo di una generazione abbandonata dallo Stato”. “Le innovazioni servono a far migliorare la qualità della vita dei cittadini e se si creano ingiustizie a scapito di giovani o meno giovani, spetta allo Stato intervenire con fermezza”. Per questo per Di Maio, “la mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall’altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro. Se lavoriamo insieme l’Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto”.
Oggi la prima schiarita tra Luigi Di Maio e i rappresentanti delle piattaforme di food delivery riguardo alla tutela del lavoro dei rider, in un incontro dove “c’è stato molto dialogo e trasparenza”. Così come ha detto il ceo di Foodora, Gianluca Cocco, al termine del tavolo istituzionale con Di Maio. “Il ministro è stato molto positivo e anche noi penso che lo siamo stati. Siamo partiti col piede giusto”, ha aggiunto.
C’erano state infatti aspre critiche da parte dell’amministratore delegato di Foodora Italia che in una intervista rilasciata al Corriere delle Sera aveva ‘bocciato’ il decreto Dignità proposto da Di Maio giovedì scorso: “Se le anticipazioni fossero vere, le piattaforme digitali sarebbero costrette ad abbandonare l’Italia”.
La proposta presentata da Di Maio alle aziende della Gig economy è quella di aprire un tavolo di contrattazione tra i rappresentanti dei riders e quelli delle piattaforme digitali e “chissà che non si arrivi al primo contratto nazionale della Gig economy”. Il ministro ha precisato che “le aziende sono disponibili. Se poi il tavolo non dovesse andar bene interverremo con la norma che avevamo progettato”.
I punti fondamentali del nuovo decreto, descritti da StudioCataldi.it sono iseguenti:
Addio Spesometro e Redditometro
In primis, quello che il ministro preannuncia come un importante segnale di avvicinamento tra Stato e imprese, ovvero l’eliminazione di spesometro, redditometro e studi di settore, affinché siano abbandonate “scartoffie inutili” e strumenti “che stanno rendendo un inferno la vita degli onesti e non stanno perseguendo i disonesti”.
No incentivi per chi delocalizza all’estero
Il decreto inoltre, si rivolge in particolare alle multinazionali laddove, come secondo punto, mira a disincentivare le delocalizzazioni destinando fondi pubblici solo a chi non andrà all’estero: lo scopo è quello di creare lavoro stabile, nonché “ben retribuito e tutelato” per i lavoratori italiani.
Stop precarietà lavoro
Terzo punto è la lotta alla precarietà e, in particolare, al Jobs Act che, secondo il ministro “è andato nella direzione dell’eliminazione di diritti e tutele”.
Lotta alla ludopatia
Infine, si punta a combattere la ludopatia attraverso il divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo, così come è avvenuto per le sigarette, posto che “entrambi nuocciono gravemente alla salute dei cittadini”.
Reddito cittadinanza
Nel post c’è spazio anche per un accenno al reddito di cittadinanza: nella legge di Bilancio di quest’anno, anticipa il ministro, “si dovrà avviare il fondo per il reddito di cittadinanza in modo da renderlo operativo il prima possibile. Non è possibile che ci sia gente che non riesce a campare mentre c’è chi percepisce pensioni d’oro e vitalizi”, scrive il leader del Movimento 5 Stelle.
Tutele per i giovani
Inoltre, Di Maio ha promesso che il decreto offrirà “tutele per i giovani del lavoro 4.0, che non hanno un contratto, né uno status giuridico, che non hanno una tutela assicurativa e hanno seri problemi di precarietà e sicurezza”.
Tutele per i rider
Il Ministro fa riferimento espresso alla figura dei c.d. “rider” e ritiene che il provvedimento in arrivo “contribuirà a migliorare la vita degli italiani. Non voglio celebrarlo come svolta storica ma sui rider credo diventeremo tra i Paesi più avanzati al mondo”.
Nonostante i buoni propositi da parte del nuovo Ministro del Lavoro, riuscire nell’intento è abbastanza difficile, anche se rappresenta un buon punto di partenza per combattere la precarietà. Su Wired Valerio De Stefano, docente di diritto del lavoro all’università di Lovanio, e Antonio Aloisi, ricercatore dell’università Bocconi di Milano, spiegano come le conseguenze della manovra voluta da Di Maio (che comprende anche provvedimenti su studi di settore, gioco d’azzardo e delocalizzazioni) possano esondare oltre il perimetro del lavoro digitale. Perché chiama in causa l’articolo 2094 del codice civile, che dal 1942 identifica le caratteristiche del lavoratore subordinato. “Allargare il campo dei diritti sul lavoro è positivo ma la bozza di decreto non è solo sulle piattaforme, ma su tutto il lavoro subordinato”, commentano. E questo, per i due studiosi, “non si può fare per decreto legge”. Perché “non ci sono i presupposti di urgenza”. Né “si può cambiar definizione di lavoro subordinato provvisoriamente, con il Parlamento che può modificarla tra pochi mesi. Se si vuole modificare 2094 è indispensabile passare dal Parlamento, con legge o con legge delega per fare un decreto legislativo”.

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