sabato, 18 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Dublino. L’Italia si allinea ai paesi Visegrad
Pubblicato il 05-06-2018


ungheria immigrazione

L’Italia, membro fondatore dell’Unione europea, si allinea sulla posizioni dei Paesi Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria)  mettendosi di traverso a qualsiasi ipotesi di riforma del trattato di Dublino sul diritto d’asilo. Al vertice dei ministri dell’Interno a Lussemburgo sono arrivati, oltre al no di Roma, quelli di Madrid, Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia. Non si sono espressi Estonia, Polonia e Gran Bretagna. Gli altri 18, pur non soddisfatti, lasciano la porta aperta al negoziato. Tra questi Grecia, Malta, e Cipro, spaccando così il fronte mediterraneo.

Insomma da un lato del tavolo ci saranno la Germania, la Francia e i governi del Nord Europa. Dall’altro l’Italia e i Paesi del Sud a fianco del quartetto di Visegrad. Un’inedita alleanza mossa da un obiettivo comune: fare a pezzi la proposta di riforma di Dublino preparata dalla presidenza di turno bulgara, documento in discussione al Consiglio Affari Interni di Lussemburgo. Matteo Salvini non ci sarà, ma da Roma è partito l’ordine di tenere la linea dura: va respinto senza se e senza ma. In assenza di un accordo tra i 28, la palla passerà nelle mani di Donald Tusk, che chiederà ai leader di trovare una via d’uscita al Consiglio europeo di fine mese. Quello dell’esordio del premier Giuseppe Conte.  Uno spostamento netto dell’Italia che si allinea da una posizione di accoglienza che la ha sempre contraddistinta verso le posizioni della destra dei paesi dell’Est europeo. l Principio di Dublino dovrebbe regolare l’accoglienza di rifugiati nell’Unione europea. Da anni vi si chiede una riforma sostanziale, soprattutto da quando la gestione dei fenomeni migratori è diventata una priorità che non può essere gestita sempre come una urgenza. Ma deve essere invece governata. Per farlo serve un approccio diverso che passa appunto per la riforma del Trattato di Dublino. Ma l’intesa è in alto mare. L’obiettivo di trovare un accordo tra i Ventotto durante il vertice europeo di fine giugno non sembra raggiungibile, tanto più che in Lussemburgo si sono moltiplicate le critiche di numerosi ministri degli Interni e sono mancati i punti condivisi. Insomma la questione dell’immigrazione continua a dividere l’Unione.

Il pacchetto sul tavolo rivede solo parzialmente il cosiddetto Principio di Dublino che prevede la responsabilità del paese di prima accoglienza nella gestione dei profughi. Tra le altre cose, la proposta di riforma stabilisce che, nei casi di flussi particolarmente elevati, vi possa essere un ricollocamento dei rifugiati in tutta l’Unione europea. Il pacchetto riprende a grandi linee l’iniziativa del 2015 che ha creato un meccanismo provvisorio di ricollocamento, criticato da alcuni stati membri.

A sostegno della riforma il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani per il quale la proposta in discussione “è l’unica che mette insieme fermezza e solidarietà. È su questa base che gli Stati membri e il Consiglio devono lavorare”. “Per fermare l’immigrazione clandestina – ha aggiunto – serve un piano Marshall per l’Africa e un accordo con la Libia e i Paesi di transito come quello fatto con la Turchia”.

La situazione è ben spiegata dalle parole del ministro alla migrazione svedese Helene Fritzon al suo arrivo al consiglio europeo Affari interni, a Lussemburgo. “L’Europa – ha detto – ha bisogno di un’intesa sulla riforma di Dublino, ma con le elezioni delle destre in Europa c’è un problema per raggiungere un compromesso oggi. C’è un clima politico più duro. Non si tratta solo dell’Italia, ma anche la Slovenia”, ad esempio. Insomma un clima frutto della crescita della destra in tutta Europa.

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento