mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Falsi e falsari. Le radici dell’odio
Pubblicato il 20-06-2018


La mala pianta dell’odio razziale che ormai Matteo Salvini innaffia copiosamente con cadenza pressoché giornaliera, mediante agghiaccianti annunci che riscuotono, a leggere i sondaggi, un preoccupante consenso in sempre più larghi settori dell’opinione pubblica, affonda le sue robuste radici in Europa da oltre un secolo, a seguito della riesumazione dell’antica pratica di diffondere falsi documenti redatti con l’obiettivo di denunciare falsi complotti.
I Protocolli dei Savi di Sion, un libello in cui si favoleggia su un piano operativo degli ebrei per ottenere il dominio del mondo attraverso il controllo dei media e della finanza e la sostituzione dell’ordine sociale tradizionale con un nuovo sistema basato sulla manipolazione delle masse, fu preparato e diffuso all’inizio del XX secolo dall’ Ochrana, la polizia segreta zarista impegnata contro l’insorgere della pulsioni rivoluzionarie in Russia e costituì la giustificazione per i primi pogrom antisemiti in Europa orientale.
Dopo la prima guerra mondiale divenne il testo base da cui l’ideologo del nazismo, Alfred Rosenberg e soprattutto Adolf Hitler nel suo Mein Kampf costruirono il mito della razza superiore, per giustificare e applicare spietatamente la prassi la cui attuazione fu codificata dal duo Heydrich/Eichmann nella famigerata conferenza di Wannsee, dello sterminio nei confronti degli ebrei prima di tutto e poi dei cosiddetti “untermenschen”, sottouomini di razza slava, zingari e, per non farsi mancare nulla, omosessuali.
Naturalmente, dopo un’iniziale indifferenza al tema, con l’avvicinamento alla Germania naziata, anche nell’Italia fascista a giustificazione dell’ introduzione della leggi razziali del 1938, su iniziativa di un fanatico exprete, Giovanni Preziosi, con la benedizione del Duce e di ampi settori della Chiesa, si dette alle stampe il falso documento di cui si fece una diffusione massiccia con un corollario di un’ aggressiva pubblicistica antisemita a cui parteciparono giornalisti che divennero poi, proseguendo nella tradizione tutta italiana del voltagabbanismo, esponenti di rilevo dell’editoria nostrana dell’Italia repubblicana.
Ancora oggi codesto ripugnante libello nutre i fanatismi antisraeliano e antioccidentale di larga parte del terrorismo fondamentalista islamico.
Ai Protocolli si è aggiunto all’inizio del XXI secolo una stravagante dottrina dello storico austriaco Gerd Honsik (che sostiene che la Shoah non è mai avvenuta!) il quale saccheggiando, impasticciandolo pro domo sua, il primo progetto per l’Europa unita scritto nella prima metà del secolo scorso da Richard Kalergi, in cui si afferma la necessità di un’integrazione continentale per favorire la pacifica convivenza dei popoli, lo ha rielaborato fino a renderlo una sorta di manifesto funzionale all’annullamento delle identità nazionali e locali, a causa, a suo dire, di una supposta imposizione del “meticciato etnico” e di un supposto “genocidio” dei popoli europei per sostituirli con quelli asiatico-africani, allo scopo di ottenere un’etnia indistinta di docili consumatori piegati al mercato e al desiderio di dominio mondiale da parte, neanche a dirlo, di elites giudaico massoniche.
Farneticazioni di un sociopatico o di un furbastro desideroso di visibilità da ottenere a qualunque costo.
Ecco, codesti sono i fondamenti ideologici che il primo ministro Salvini sta tentando di imporre al presidente del consiglio Carneade Conte a al Capo di quell’Armata Brancaleone di fascistelli in erba dei grillisti che condividono con lui la responsabilità di governo.
Fa rabbrividire ascoltare Carneade Conte affermare che non si possono schedare gli zingari solo perché anticostituzionale e non perché è un’aberrazione.
E ancor di più fa rabbrividire il clima mefitico che sta montando on e off line mercé il falsario Salvini che con la continua esposizione di teorie e auspicate prassi razziste e nazistoidi presentate sotto le mentite spoglie del presunto sovranismo (d’altra parte perché stupirsi? Non era forse il consigliere comunale di Milano Matteo Salvini che, anni fa, propose di differenziare i posti a sedere nei mezzi pubblici tra italiani ed extracomunitari, preferibilmente neri?), sta avvelenando il Paese mettendolo, al minimo, a rischio orbanizzazione.
Occorre rendersene conto prima che sia troppo tardi.

Emanuele Pecheux

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