lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Formate le commissioni… molti alle prime armi
Pubblicato il 25-06-2018


commissioniDopo oltre 100 giorni dalle elezioni e 20 dall’insediamento del governo può realmente iniziare l’attività della XVIII legislatura. Ieri sono state formate le 28 commissioni permanenti (14 per ramo), con l’elezione dei vari uffici di presidenza. Un momento di snodo fondamentale per questa fase politica, soprattutto per quanto riguarda due aspetti: l’equilibrio di potere 5stelle-Lega, che ha portato a nomine incrociate tra presidenze e vice presidenze, e la situazione al senato, dove il governo continua ad avere un margine di vantaggio poco rassicurante.

Perché le commissioni sono importanti
Le commissioni parlamentari sono il centro dell’attività legislativa del nostro parlamento.

Sono il luogo in cui comincia l’iter di ogni proposta di legge, e in cui avviene la maggior parte del lavoro di deputati e senatori. Proprio per questo motivo l’attesa per la loro costituzione era molta, sia per sbloccare lo stallo legislativo in cui ci trovavamo, sia per analizzare in maniera definitiva gli equilibri di potere all’interno del nostro parlamento.

Gli equilibri interni alla maggioranza
Un primo elemento da considerare sono gli effetti di questo evento sull’equilibrio di maggioranza tra Movimento 5 stelle e Lega. Per prassi gli incarichi negli uffici di presidenza sono divisi nel seguente modo:

1 presidenza per le 28 commissioni permanenti (14 per ramo): tutte e 28 alla maggioranza;
2 vice presidenze per le 28 commissioni permanenti (14 per ramo): divise equamente tra maggioranze e opposizione, 28 e 28;
2 segretari per le 28 commissioni permanenti (14 per ramo): divise equamente tra maggioranze e opposizione, 28 e 28.
Questo vuole dire che i gruppi parlamentari che sostengono il governo devono riempire 84 caselle (28 presidenze, 28 vice presidenze e 28 segretari).

Alla Lega sono andati più incarichi che ai 5stelle

Al Movimento 5 stelle sono andate 17 presidenze su 28, lasciando le rimanenti 11 alla Lega. Per controbilanciare il tutto, sia le vice presidenze (17 su 28) che le segreteria (17 su 28) sono andate per il 60% a parlamentari leghisti. In totale quindi il 53,57% degli incarichi negli uffici di presidenze delle commissioni permanenti sono andati a deputati e senatori del movimento guidato da Matteo Salvini, nonostante questo abbia la metà dei parlamentari del Movimento 5 stelle.

17 vs 11 Al Movimento 5 stelle sono andate 17 presidenze di commissione, mentre le rimanenti 11 alla Lega

Come è andata per le opposizioni

L’altra fetta della torta riguarda chi non sostiene il governo Conte. All’insediamento dell’esecutivo ai voti contrari di gruppi come il Partito democratico, Forza Italia e Leu, hanno fatto eco le astensioni di Fratelli d’Italia e delle minoranze linguistiche. I 56 incarichi (28 vice presidenze e 28 segreterie) che quindi spettano al resto della platea parlamentare sono stati divisi perlopiù tra membri apertamente opposti al governo 5stelle-Lega, ma anche a parlamentari che non hanno negato la possibilità di seguire l’esecutivo su determinati provvedimenti.
Le vice presidenze sono state così spartite: 11 al Partito democratico, 10 a Forza Italia, 4 a Fratelli d’Italia, 2 a Liberi e uguali e 1 agli autonomisti. Quindi 5 dei 28 incarichi (il 18%) sono andati a gruppi che formalmente non escludono un sostegno al governo. In generale i due principali azionisti di opposizione, appunto Pd e Forza Italia, si sono divisi equamente quanto spettava loro, con 21 incarichi negli uffici di presidenza l’uno.
La posizione di Fratelli d’Italia continua ad essere ibrida, se da un lato con l’elezione di Rampelli alla vice presidenza della camera è andato a occupare uno slot spettante alla maggioranza, con la costituzione delle commissioni permanenti ha ottenuto incarichi spettanti all’opposizione.

L’esperienza parlamentare dei presidenti di commissione
Come abbiamo avuto modo di vedere la XVIII legislatura ha portato il più alto ricambio parlamentare della nostra storia repubblicana. In aggiunta il governo Conte è quello con la percentuale più alta di esordienti. Uno discorso analogo si può fare per le commissioni permanenti. Il 35,71% dei presidenti è alla prima esperienza in parlamento, e il 50% non ha mai fatto parte della commissione che presiede.

Il 50% dei presidenti non ha mai fatto parte della commissione che presiede
L’esperienza politica dei 28 presidenti di commissione
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Tra i due partiti al governo, a spingere in alto le percentuali è la Lega. Ben 7 degli 11 presidenti di commissione della Lega sono alla prima esperienza parlamentare: Bagnai, Benvenuto, Borghi, Giaccone, Morelli, Ostellari e Tesei. A loro aggiungiamo Borghesi e Saltamartini che non hanno mai fatto parte della commissione che presiedono.

La situazione al senato
Nel corso delle ultime settimane il governo Conte ha messo in piedi una serie di operazioni per salvaguardare i numeri della maggioranza a Palazzo Madama, dove il margine di vantaggio non è dei più solidi.

Le mosse per rafforzare la maggioranza

Sei dei 14 presidenti di commissioni al senato sono alla prima esperienza politica in parlamento. Sarà decisivo analizzare la loro capacità di districarsi nei complessi meccanismi parlamentari per assicurare che l’esecutivo non vada mai sotto in commissioni centrali per l’attività di governo come le commissioni giustizia, difesa e quella finanza-tesoro.

Il tema degli esordienti negli incarichi apicali delle commissioni non è da sottovalutare, soprattutto a Palazzo Madama. Oltre a molto del lavoro di contrattazione e mediazione che avviene sui testi in discussione, spesso e volentieri ai presidenti e vice presidenti di commissione viene affidato il ruolo di relatore per i provvedimenti del governo. È evidente quindi che si tratta di un ruolo molto dedicato, e l’inesperienza potrebbe avere delle ricadute sulla solidità del governo.

Parità di genere nelle commissioni
Per quanto riguarda la distribuzione degli incarichi apicali tra uomini e donne, una piena uguaglianza tra i due sessi sembra lontana. Dei 140 incarichi il 60% sono in mano a uomini, e il restante 40% a donne. Purtroppo più ci si avvicina ai ruoli più importanti, più aumenta il gap tra i generi. Le donne ricoprono il 46,43% dei ruoli da segretario, il 39,29% delle vice presidenze e 28,57% delle presidenze.

Nei ruoli apicali delle commissioni la parità di genere è un miraggio
Analisi degli uffici di presidenza delle 28 commissioni permanenti
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