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Opinioni e commenti
 

PRONTI, VIA
Pubblicato il 04-06-2018


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Il governo è pronto. I ministri schierati. Entro martedì sera il voto di fiducia sul nuovo governo sarà concluso. Da quel momento sarà operativo a tutti gli effetti. Non gli resta quindi che mettersi al lavoro per rendere fattivo il mirabolante piano di promesse elettorali. Tra i tanti punti dell’elenco i nuovo governo ha deciso di partire dalla flat tax. Ma a partire dal 2020 per i cittadini mentre per il momento si lavorerà solo per le imprese. “Mi sembra che ci sia un accordo sul fatto di far partire la flat tax sui redditi di impresa a partire dall’anno prossimo. Il primo anno per le imprese e poi a partire dal secondo anno si prevede di applicarla alle famiglie”. Queste sono le parole di Alberto Bagnai, parlamentare della Lega, intervenuto, secondo quanto riporta una nota del programma, ad Agorà su RaiTre. Bagnai è indicato da molti quotidiani come possibile sottosegretario al ministero dell’Economia. A stretto giro la risposta di un altro leghista, il senatore Armando Siri: “Non è vero che dal prossimo anno la flat Tax entrerà in vigore solo per le imprese, ma ci sarà anche per le famiglie. Poi tutto sarà a regime per il 2020. Si deve partire con degli step: il sistema è diverso perché la Flat Tax per le imprese c’è già e noi la estendiamo anche a società di persone, Partite Iva etc. È una riforma storica perché viene trasferito a 5 milioni di operatori quello che oggi è solo per 800mila imprese”.

Ma le precisazioni non si fanno attendere. “È inconcepibile – afferma in una nota Luigi Marattin, parlamentare del PD – un livello di ignoranza e approssimazione simile. La flat tax sui redditi di impresa esiste da qualche decennio. Prima si chiamava Irpeg, e ora si chiama Ires, e tassa proporzionalmente i redditi delle società di capitali. E a ridurla – dal 27,5% al 24% – è stato il governo Renzi. Nel caso il futuro sottosegretario Bagnai si riferisse, invece, agli utili di impresa delle società di persone, anche quella esiste già: si chiama Iri, e l’ha fatta sempre il governo Renzi”. “Sulla flat tax continua la presa in giro degli italiani da parte di Lega e M5s. Sulle imprese fanno finta di non sapere che abbiamo già fatto noi: Ires (dal 27,5 al 24%) e Iri (al 24% per le Pmi)”. Aggiunge il segretario reggente del Pd Maurizio Martina.

Intanto scoppia il caso Matteo Renzi che ha annunciato oggi di stare “fuori dal giro per qualche mese” per alcune conferenze all’estero. “Se Renzi vuol girare per il mondo liberissimo di farlo – ha affermato il legista Robarto Calderoli -, ma ci attendiamo che, con coerenza, presenti immediate dimissioni dal Senato, perché è inaccettabile che Renzi faccia il turista con lo stipendio pagato dai contribuenti italiani”

Numerosi parlamentari del Pd hanno difeso l’ex segretario: “Fatemi capire. Ma il Calderoli che dice queste assurdità è lo stesso Calderoli collega di partito del campione di assenze al Parlamento europeo, Matteo Salvini, che ha disertato persino il primo voto legislativo in Senato della settimana scorsa? Se è lui, aiutatelo”, ha detto Dario Parrini. Il portavoce di Renzi ha chiarito: “Renzi non ha mai detto che per due mesi non parteciperà ai lavori parlamentari dove è stato presente a 16 voti su 16”, ma che come senatore di Firenze vuole stare “lontano dai riflettori nazionali”.

Anche Salvini si è dato subito da fare. La sua giornata di propaganda antiimmgrati spesa in Sicilia ha però destato degli strascichi diplomatici. L’ambasciatore italiano è stato convocato – informa una nota del ministero degli esteri tunisino – e gli è stato espresso “il profondo stupore per le dichiarazioni del ministro dell’Interno italiano sul dossier immigrazione”. Nel linguaggio diplomatico le parole “profondo stupore” sono qualcosa di più di una semplice tirata di orecchie.

Secondo la diplomazia di Tunisi le frasi di Salvini “non riflettono la cooperazione tra i due paesi nel campo della gestione dell’immigrazione e indicano una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisini e italiani”. Insomma, il segnale di una profonda irritazione. Le frasi di Salvini erano state d’altrone tutt’altro che felpate: “La Tunisia esporta spesso galeotti”, aveva detto.

Oggi il ministro dell’Interno Matteo Salvini è tornato sul tema migranti. Ha ripetuto che non parteciperà al vertice dei ministri dell’Interno europei sull’immigrazione a Lussemburgo, perché impegnato in Senato sul voto di fiducia. “Invieremo una nostra delegazione per dire no – spiega – il documento in discussione invece di aiutare penalizzerebbe ulteriormente l’Italia e i paesi del Mediterraneo facendo gli interessi dei paesi del Nord Europa”. E in un tweet rimarca la propria ostilità alle politiche europee sull’immigrazione. Insomma la fase protesta della campagna elettorale è ancora viva in Salvini. Le cose si cambiamo sedendosi con il peso che si ha ai tavoli che contano e non gridando in strada.

Le frasi di Salvini sono risonate particolarmente anche percho dette nel giorno in cui si sono verificati due naufragi, di cui uno proprio in Tunisia, con 47 morti e 68 persone salvate. Proprio questo naufragio ha spinto il premier tinusino a Youssef Chahed ad istituire una speciale unità di crisi. Ma Salvini, che è svelto nel capire e nell’aggiustare il tiro, ha cerato di porre rimedio. Quando l’ambasciatore italiano in Tunisia, Lorenzo Fanara, è stato convocato si è affrettato a ridimensionare il caso: ha spiegato, su mandato di Salvini, “alle autorità tunisine che le sue dichiarazioni sono state riportate fuori dal contesto” e che il ministro dell’Interno “è pronto a sostenere la cooperazione” con Tunisi

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