martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

In nome del popolo italiano. L’arresto di Tortora
Pubblicato il 17-06-2018


tortora arrestoI gendarmi aspettarono l’alba e i fotografi per poterlo arrestare: l’uomo più popolare e amato dell’Italia degli anni ’80 era in manette. 35 anni fa Enzo Tortora veniva consegnato alla gogna mediatica pronto per essere dato in pasto ai media e ai giustizialisti con la bava alla bocca. E ancora peggio fu che quell’uomo era innocente.
Ma l’Italia sembra non solo aver dimenticato quegli anni e quelle vicende che portarono alla distruzione della vita del conduttore di Portobello, ma tutt’ora mille persone finiscono ogni anno in carcere ingiustamente e per questo vengono risarcite dallo Stato.
Proprio per questo il Partito Radicale ha voluto ricordare il giorno di quell’arresto mettendo in evidenza gli attuali punti critici di una giustizia che spesso finisce per condannare con ‘leggerezza’ non solo persone note che hanno quindi la possibilità di proclamare la propria innocenza, ma uomini e donne comuni a cui viene sottratta una parte delle loro vita. Maurizio Turco ha ricordato che dopo il referendum nel 1988 quella volontà popolare che si era pronunciata a favore della responsabilità civile dei magistrati venne in realtà tradita. E riferendosi all’attuale governo ha precisato: “Se ci saranno riforme giustizialiste pretendiamo un dibattito pubblico al riguardo”.
Francesca Scopelliti, Presidente della Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora, ha ricordato quei giorni di dolore del giornalista Rai, ma soprattutto ha messo in risalto l’involuzione culturale sul tema delle carceri. “Far capire al popolo che non sempre chi va in galera è colpevole”. I cittadini spesso sono manettari perché si ritrovano di fronte persone libere dopo una sentenza di colpevolezza non sapendo che  l’imputato ha già scontato la condanna con il carcere preventivo.
E riprendendo il tema della responsabilità della magistratura ha innanzitutto precisato che non si dovrebbe mettere alla berlina la categoria, ma che “almeno i magistrati che sbagliano non facciano carriera”. Com’è invece avvenuto con quelli che condannarono Tortora e dei quali, al contrario di come avviene con i condannati, non si parla mai e non si “fanno mai i loro nomi”. Non è lo stesso per i presunti colpevoli, le cui facce e nomi si ‘guadagnano’ le pagine dei giornali.
E’ il caso di Ilaria Capua, ricercatrice e già deputata di Scelta Civica, che si è ‘guadagnata’ la prima pagina dell’Espresso con accuse infamanti di aver venduto e ‘trafficato virus’. Una storia che la stessa virologa ha raccontato in prima persona. Ma esistono altre le vittime di ingiusta detenzione di cui nessuno parla, alcuni dei quali presenti alla Conferenza: Gerardo De Sapio, Vittorio Gallo, Bruno Lago, Antonio Lattanzi, Anna Maria Manna, Angelo Massaro, Diego Olivieri, Antonio Perruggini.
Di questi casi e di altri e soprattutto per rendere note le vittime della malagiustizia in Italia, si occupa il sito errorigiudiziari.com creato da Valentino Maimone e Benedetto Lattanzi. Un sito nato dal caso di Schillaci, padre ingiustamente accusato di pedofilia e altri clamorosi errori giudiziari. Ma soprattutto Maimone ha reso noto qualcosa che conoscono in pochi, la facoltà di non rispondere “spesso dovuta a timore nei confronti del Giudice” è inserita tra quei punti che portano a non risarcire la vittima di ingiusta detenzione.

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