mercoledì, 19 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La Calabria del caporalato che spara al migrante
Pubblicato il 04-06-2018


baracche calabriaC’è una realtà che l’Italia ignora ed è quella del Caporalato nel Mezzogiorno, la stessa realtà contro cui si batteva il giovane migrante Soumaila Sacko ucciso a fucilate. Sulle cause dell’omicidio stanno ancora indagando i Carabinieri, che tendono ad escludere il movente razziale. Il 29enne maliano è stato ammazzato a fucilate due notti fa nella zona di San Calogero, Rosarno, mentre stava recuperando lamiere e materiali di scarto da una vecchia fornace abbandonata, la fabbrica è sotto sequestro da dieci anni per cui non esiste nessun proprietario che possa lamentare il furto del materiale abbandonato.
La vittima dell’omicidio si era recata ad aiutare due amici, Madiheri Drame, 30 anni, e Madoufoune Fofana, 27 anni, alla ricerca di vecchie lamiere con cui costruire un rifugio di fortuna. Lui è morto, mentre gli altri due sono stati feriti, tutti e tre braccianti agricoli con regolare permesso di soggiorno. “Siamo partiti a piedi dalla tendopoli e giunti sul posto avevamo fatto in tempo a recuperare tre lamiere quando qualcuno è arrivato a bordo di una Fiat Panda vecchio modello e ci ha sparato addosso, Sacko è caduto colpito alla testa. Io ho sentito un bruciore alla gamba. Ho visto quell’uomo, bianco, con il fucile. Ha esploso quattro colpi dall’alto verso il basso”, ha affermato Madiheri Drame.
Massimo Bordin nella rassegna stampa di Radio Radicale sostiene che l’omicidio di Sacko ricorda quello di Placido Rizzotto, il sindacalista dei braccianti ammazzato dalla mafia nel maggio ’48 su ordine di Luciano Liggio.
Soumalia era infatti iscritto al sindacato Usb e viveva in una baraccopoli che ospita centinaia di persone nella vicina San Ferdinando (Rc), il giovane si era sempre battuto in difesa dei diritti dei braccianti agricoli sfruttati nella Piana di Gioia Tauro e costretti a vivere in condizioni fatiscenti in baraccopoli o nella tendopoli di San Ferdinando allestita dalla Protezione Civile. Per questo secondo alcune indiscrezioni ci sarebbe dietro la criminalità organizzata per cui Soumalia potrebbe aver pagato una “invasione di campo”.
“Soumayla era andato a prendere quella lamiera perché serviva a un suo compagno per ricostruire una tenda all’interno della tendopoli. Era veramente un bravo ragazzo”, è quanto sostiene il dirigente dell’Usb Calabria (Unione sindacale di base) Aurelio Monte, durante il corteo di protesta di molti immigrati che vivono nella tendopoli di San Ferdinando, in provincia di Vibo Valentia, dopo la morte sabato scorso di Soumayla Sacko, un maliano di 29 anni ucciso da una fucilata. “È impensabile che per sollevare i fari su questa vertenza ci debba essere sempre il morto”, ha aggiunto Monte.
Oggi c’è stata il corteo nel quale un centinaio di manifestanti ha voluto manifestare la propria solidarietà per la morte di Sacko. “Toccano uno toccano tutti” è uno degli slogan scanditi dai migranti. L’esponente dell’Usb Aboubakar Soumaoro ha annunciato che il sindacato sosterrà le spese legali.

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