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Opinioni e commenti
 

Le storie di 264 giornalisti morti nella Grande Guerra
Pubblicato il 07-06-2018


copertina-libro.FRANZUn libro, promosso dalla Fondazione Murialdi e scritto da Pierluigi Roesler Franz insieme a Enrico Serventi Longhi, raccoglie le storie di 264 giornalisti morti nella Grande Guerra un secolo fa. Tra loro 31 eroi della nostra regione.

Alberto Bani di Forlì, Gino Barbieri di Cesena, Pietro Bartoletti di Cesena, Cesare Bonola di Bologna, Mario Borghi di Reggio Emilia, Eligio Cacciaguerra di San Carlo di Cesena, Giovanni Capri di Bologna, Athos Casarini di Bologna, Carlo Cassan di Rimini, Pico Cavalieri di Ferrara, Giacomo Crollalanza di Piacenza, Antonio Fantini di Cesena, Garibaldi Franceschi di Modena, Domenico Giordani di Budrio (Bologna), Edgardo Macrelli di Sarsina (Forlì), Germano Manini di Consandolo, frazione di Argenta (Ferrara), Achille Mazzoni di Forlì, Giovanni Modena di Reggio Emilia, Francesco Neri di Santa Sofia (Forlì-Cesena), Bruno Orsoni di Budrio (Bologna), Angelo Paglia di Bologna, Mario Poledrelli di San Niccolò d’Argenta (Ferrara), Gianni Sacenti di Castelfranco Emilia (Modena), Emilio Savini di Bologna (che é l’unico all’Associazione Stampa Emiliana), Renato Serra di Cesena, Giovanni Spallanzani di Modena, Gastone Tedeschi di Ferrara, Luca Antonio Tosi Bellucci di Modena, Giannetto Vassura di Cotignola (Ravenna), Carlo Vizzotto di Bologna e Pietro Zuffardi di Fornovo sul Taro (Parma).

Questi i 31 emiliano-romagnoli, tutti nati sul finire dell’Ottocento e tutti accomunati, sia da una passione, il giornalismo, sia da una fine tragica, la morte sui campi di battaglia durante la Prima Guerra mondiale. La storia dei 264 eroi, quasi tutti sconosciuti ai più o dimenticati, è stata ricostruita attraverso sette anni di intense ricerche d’archivio dal giornalista Pierluigi Roesler Franz che insieme al ricercatore universitario Enrico Serventi Longhi ha curato un libro appena pubblicato da Gaspari Editore di Udine per conto della Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi”. S’intitola “Martiri di carta. I giornalisti caduti nella Prima Guerra Mondiale”.

L’iniziativa del collega Pierluigi Roesler Franz di compiere ricerche sui giornalisti caduti nelle Grande Guerra risale al 2011 quando nei sotterranei della sede dell’INPGI a Roma, fu casualmente ritrovata una lapide – della quale si erano perse le tracce – con i nomi di 83 giornalisti Caduti in guerra tra il 1915 e il 1918, inaugurata da Mussolini il 24 maggio 1934 al Circolo della Stampa di Roma. Le ricerche d’archivio hanno poi appurato che i giornalisti Caduti in combattimento o a seguito di feriti riportate al fronte sono stati 264.

Nel volume, si racconta la storia – finora mai scritta – di 264 intellettuali di tutte le Regioni (fra i quali Battisti, Stuparich, Serra, Gallardi, Boccioni, Niccolai e Umerini) morti nel conflitto mondiale 1914-1918. La maggior parte dei caduti erano giovani ventenni che, provenienti da tutte le parti d’Italia, avevano cominciato a scrivere su grandi e piccoli giornali e riviste. Alcuni di essi erano stati chiamati alle armi, mentre altri erano andati volontari al fronte.

La pubblicazione, che é illustrata da immagini e dai volti dei caduti, rappresenta la prima attività di studio e ricerca svolta dalla Fondazione sul giornalismo “Paolo Murialdi” e si colloca nell’ambito delle iniziative nazionali per la la celebrazione del centenario della partecipazione dell’Italia alla Grande Guerra. Tutti gli scritti sono corredati da note esplicative, fotografie d’epoca, ritratti dei protagonisti e mappe dei luoghi delle battaglie in cui “i martiri di carta” hanno perso la vita combattendo eroicamente per la patria.

Nel panorama storiografico e giornalistico mancava un lavoro capace di unire biografie, storia sociale, storia militare e storia politica. Si tratta di un contributo capace di interessare storici, giornalisti, appassionati e semplici lettori, anche in virtù della categoria scelta, quella dei giornalisti: storie vere, di uomini in carne in ossa, restituite grazie a una sistematica ricerca storica basata su un’ampia bibliografia, su centinaia di articoli di giornali e su documenti d’archivio.

La Fondazione sul Giornalismo “Paolo Murialdi” (www.fondazionemurialdi.it) è stata costituita dai quattro organismi della categoria (Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani e Cassa Autonoma di Assistenza Integrativa dei Giornalisti Italiani) con lo scopo di raccogliere e mettere a disposizione degli studiosi e dei ricercatori tutta la documentazione sulla vita e sulla storia del giornalismo italiano. Ha sede in Roma in un prestigioso ufficio in via Valenziani 12/a a pochi metri dalla Breccia di Porta Pia. La sua attività è volta anche alla promozione e alla pubblicazione degli studi sul giornalismo, all’organizzazione di convegni e dibattiti e all’istituzione di borse di studio e di ricerca. E’ intitolata a Paolo Murialdi che è stato giornalista, sindacalista della categoria e storico del giornalismo, nonché Presidente della FNSI dal 1974 al 1981. (ndr: fonti Pierluigi Roesler Franz e Alessando Feliziani)

Ecco brevi cenni sui due giornalisti reggiani, Mario Borghi e Giovanni Modena, che hanno perso la vita nelle Prima Guerra Mondiale:

Mario Borghi 

Nato a REGGIO EMILIA il 18/12/1895.

Era figlio di Enrico. Appena pochi mesi prima di cadere eroicamente in 1^ linea era morta sua mamma. Nella sua casa di Reggio Emilia in via Roma 13 erano, invece, rimasti a vivere il suo anziano padre Enrico e una sorella. Infatti anche suo fratello, ragionier Ladislao, combatteva al fronte come tenente di fanteria.

Collaboratore del “GIORNALE DI REGGIO EMILIA”, e corrispondente da Reggio Emilia de “IL RESTO DEL CARLINO” e de “L’IDEA NAZIONALE”.

Dopo essersi diplomato con lode in ragioneria, era entrato nell’esercito.

TENENTE del 146° REGGIMENTO FANTERIA Brigata CATANIA.

Ardentissimo nazionalista della prima ora, aveva compiuto decine di atti di valore. Si era distinto in particolare sul Pal Piccolo e sul monte Cimone. Il giorno prima di morire aveva scritto al fratello: “Oggi sentiamo un lontano bombardamento. Il nostro reggimento andrà all’assalto. Dio protegga l’Italia e le nostre armi. Non temere per me. Speriamo nella vittoria. La mamma mi assiste. Viva l’Italia! Baci affettuosi, Mario”.

Morì sul CARSO A QUOTA 144 di Monfalcone – DEBELI VRH il 10/10/1916. Dopo la presa italiana di Gorizia nell’ottobre 1916 a seguito di un ripiegamento delle truppe del suo reparto nella zona di Monfalcone, benché addetto al Comando, volle slanciarsi ad affrontare il nemico che si avvicinava alle trincee italiane ed uscì da solo con il suo fido attendente Antonio Molina impugnando il moschetto. Furono, però, entrambi falciati dalle raffiche nemiche e caddero uno a fianco all’altro.

Dettero notizia della sua morte “Il Resto del Carlino” del 18 ottobre 1916 a pag. 2, il Corriere della Sera del 19/10/1916 a pag. 2 e “L’Idea Nazionale” del 21 ottobre 1916 a pag. 2.

La cittadinanza reggiana espresse un vivo generale cordoglio. Il 21 ottobre 1916 fu celebrata una Santa Messa solenne in sua memoria nella chiesa parrocchiale di Santa Teresa a Reggio Emilia alla presenza di tutte le personalità politiche dei partiti interventisti e una folla di cittadini di ogni classe. Sul catafalco era stata deposta la sua giubba di combattimento. Era presente anche una rappresentanza del Sindacato della Stampa oltre che dei tre giornali per i quali aveva scritto (Vedere “Il Resto del Carlino” del 22/10/1916 a pag. 4).

Il suo nome figura nell’Albo d’Oro dei Caduti dell’Emilia II – (Modena, Piacenza, Parma e Reggio Emilia) Volume VIII alla pagina 132 n. 29 e al n. 5 dell’Elenco degli ufficiali Caduti del 146° Reggimento.

Nel 1918 gli fu conferita la MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE ALLA MEMORIA con la seguente motivazione: “Addetto al comando di un reggimento, inviato durante l’attacco a riconoscere le posizioni all’estrema destra della fronte, si spingeva con impareggiabile audacia e sprezzo della vita, fin presso i reticolati nemici, sostenendo impavido il micidiale fuoco dei difensori, finché trovò gloriosa morte; costante esempio di ferrea volontà, di generoso e cosciente ardimento. Monfalcone, 10 ottobre 1916”.

Nel 1923 gli fu anche concessa postuma la CROCE DI GUERRA perché: “durante un’operazione notturna, conduceva brillantemente all’attacco il suo reparto, nonostante le difficoltà del terreno e la vivace resistenza nemica. Monte Cimone (Val d’Astice), 29 giugno 1916.”

E’ sepolto nel SACRARIO MILITARE DI REDIPUGLIA TOMBA/LOCULO 4802, FILA/GRADONE 3, Pagina Registro 141-142, Progressivo 29986. FU ESUMATO DA LAGO PIETRA ROSSA TOMBA 172.

Giovanni Modena

Nato a REGGIO EMILIA il 30/7/1887.

Era figlio di Riccardo (ragioniere e cavaliere). Apparteneva ad una famiglia di religione ebraica.

Fondatore e membro del Comitato di redazione del quotidiano “LA PROVINCIA DI REGGIO”. Collaboratore de “L’AVANTI DELLA DOMENICA!” e del settimanale” IL RISVEGLIO DEMOCRATICO”. Sin da giovane aveva propugnato la Fondazione di un giornaletto di cui fu un attivo redattore “LE GIOVANI GUARDIE”, organo settimanale della gioventù socialista che divenne poi organo nazionale e si trasferì a Roma sotto la direzione di Arturo Vella.

Interventista, socialista. Era anche avvocato. Era iscritto alla massoneria Loggia “Giosué Carducci” di Reggio Emilia di cui fu tra i fondatori. Di profonda cultura e dotato di grande ingegno amò profondamente la Patria. Sostenne che il disarmo non avrebbe potuto essere che internazionale, simultaneo fra gli Stati, e contemporaneo al trionfo delle nazionalità. Frequentò il Ginnasio-Liceo di Reggio Emilia. Mentre era ancora studente fondò con altri suoi compagni il Circolo Giovanile di studi sociali. Si iscrisse a Giurisprudenza nella Regia Università di Modena.
Nonostante fosse lontano dalla sua città natale promosse la costituzione dell’Associazione Studentesca Reggiana che aveva lo scopo di riunire studenti per manifestazioni collettive di arte e di patriottismo, creando anche un borsa di studio per gli studenti poveri. Ricoprì la carica di Segretario dell’Associazione che conservò fino alla fine degli studi.
Anche a Modena fu fautore di manifestazioni patriottiche e intellettuali. Collaborò con la sezione modenese della “Dante Alighieri” che rappresentò al Congresso di Perugia del  1910. Curò la costituzione fra gli studenti univesitari di un Cirrcolo Pro Cultura. Ad ottobe 1910 si laureò a Modena con un’amplissima ed arguta tesi della “Rappresentanza proporzionale”. Sul fronte politico partecipò a Modena ai lavori dell’Unione Democratica e del Blocco Democratico rappresentando una tendenza radico-socialista. Fu anche merito suo la vittoria riportata dai partiti popolari. Tornato a Reggio Emilia fu nominato per conto del partito socialista consigliere di amministrazione della Congregazione di Carità. Propugnò le Colonie scolastiche alpine e fu Presidente dell’Associazione Vigili Municipali di Reggio e Segretario della Croce Verde.

Ebbe poi un ruolo di rilievo nel Comitato pro italiani espulsi dalla Turchia formatosi a Reggio Emilia all’inizio della guerra libica del 1911. Fu tra i promotori della conferenza tenuta al Politeama di Reggio da Cesare Battisti la sera del 25 febbraio 1915 che ebbe un grande successo.

CAPITANO DEL QUARTIER GENERALE INTENDENZA DELLA 9^ ARMATA. In precedenza aveva combattuto come ufficiale dal 1915 nell’83° REGGIMENTO FANTERIA Brigata VENEZIA in Val Daone e sul Dosso Faiti sul Carso. Successivamente era passato nel 22° REGGIMENTO FANTERIA Brigata CREMONA con cui aveva combattuto in Val di Ledro. Pur essendo stato riformato alla leva, volle ugualmente partire volontario come sottotenente. Figura nell’Albo d’Oro dei Caduti nella Grande Guerra Emilia II  Vol. VIII – Province di Modena, Piacenza, Parma e Reggio Emilia a pag.  500 sub 21.
Fu promosso tenente dopo la ritirata di Caporetto e poi capitano sul Piave.

Morì a UDINE il 1°/3/1919 per malattia contratta al fronte. I solenni funerali con gli onori militari si svolsero a UDINE.
Fu inizialmente sepolto nel CIMITERO DI UDINE. Le sue ceneri vennero trasferite il 13 luglio 1919 dopo un nuovo funerale a Reggio Emilia e tumulate nel CIMITERO ISRAELITICO SUBURBANO DI REGGIO EMILIA dove era già stata sepolta sua madre.
Vi é un suo testamento spirituale.

In suo ricordo suo padre istituì una Borsa di studio in favore dell’alunno più meritevole – preferibilmente orfano di guerra – dell’istituenda Scuola Professionale operaia. Vi è opuscolo in sua memoria di 95 pagine fatto stampare dalla famiglia.

La proposta

Il 4 novembre prossimo si concluderanno le celebrazioni del 1° Centenario del conflitto 1914-1918. Vogliamo onorare la memoria dei due giornalisti reggiani morti nella Grande Guerra e finiti ingiustamente nell’oblìo per 100 anni? Avanziamo la proposta di farlo con Seminari di studio e/o tesine anche di laurea, coinvolgendo gli studenti del territorio. Particolare significato e per non dimenticare, avrebbe la intitolazione di due vie cittadine a Mario Borghi e Giovanni Modena.

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