sabato, 18 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Luca Fantò
Scuola, il silenzio del governo
Pubblicato il 07-06-2018


Il famigerato contratto gialloverde, nella parte relativa alla scuola, risultava poco sviluppato e generico. Dopo la presentazione di ieri al Senato del governo Conte, purtroppo, come era ovvio aspettarsi, sembra chiaro come l’attuale maggioranza voglia far poco per il mondo dell’istruzione pubblica.
D’altronde avere una scuola capace di sostenere la crescita e l’entrata nella società di giovani in grado di porsi in maniera critica e costruttiva nei confronti di chi governa, non può che essere vista con sospetto da quelle forze politiche che il consenso conquistano con proclami e accuse fini a sè stesse.
Ma non far nulla per la scuola pubblica non vuol dire non voler far nulla per la scuola…privata.
Il sospetto sempre più forte è che questo “stellato” governo leghista, che insiste nel voler negare l’attualità delle ideologie e addirittura il concetto di destra e sinistra, stia per avviare una serie di riforme reazionarie ispirate ideologicamente dai valori della destra più conservatrice, nella scuola e non solo.
Altro che salvaguardare la dignità dei docenti, del personale scolastico, della dignità della scuola pubblica. Stipendi miseri, molto più bassi di quanto in realtà risultino dai contratti. Quanto lavoro è pagato a forfait nelle scuole statali? Una classe docente frantumata da una miriade di contratti diversi. Personale amministrativo e collaboratori scolastici in numero sempre più ridotto. Decine di migliaia di precari. A questa scuola il governo Conte risponde col silenzio.
Il rischio è che non si voglia impedire il processo, purtroppo già avviato, di trasformazione della scuola pubblica in spazio “protetto”, gratuito, dove i figli dei molti cittadini in difficoltà economica possano essere lasciati al sicuro senza dover ricorrere a giovani e costose baby sitter o a sempre più anziani e poveri nonni in pensione.
Una forza conservatrice e reazionaria potrebbe ritenerlo utile e auspicabile, soprattutto se in tali luoghi i giovani futuri cittadini, invece di essere educati, venissero addestrati ad eseguire semplici compiti eseguiti i quali poter tornare a rituffarsi nel mondo virtuale che il proprio smartphone gli offre.

La famigerata legge 107, criticata ferocemente da “5stelle” e Lega, oggi è ignorata.
Noi socialisti, senza proclami, in fase di elaborazione di tale legge, avevamo contribuito a limitarne i danni di una legge che altrimenti avrebbe assunto caratteri autoritari. Senza proclami ma in maniera certamente più efficace di chi per acquisire consenso ha contestato per anni ed ora, “arrivato al potere”, tace.

Non è del silenzio che la scuola pubblica ha bisogno.

La scuola pubblica ha bisogno che in Italia rinasca una forza politica riformista, progressista, in grado di far tornare ad essere le nostre scuole pubbliche luoghi di crescita culturale e civile.
Per questo noi socialisti abbiamo il dovere di farci soggetti promotori di una nuova sinistra riformista, unitaria e ispirata ai valori del socialismo. Un soggetto in grado di far tornare ad essere la scuola pubblica, la fucina di un Paese migliore.

Luca Fantò
Referente scuola PSI

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