giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pd, pronte le cartelle per 60 morosi. C’è anche Grasso
Pubblicato il 15-06-2018


francesco bonifaziIl partito democratico ha appena approvato il bilancio per l’anno 2017 con un utile stimato di circa 500mila euro, ma 180 dipendenti sono stati mandati in Cassa Integrazione.
Le casse del partito erano in profondo rosso, anche per i mancati pagamenti del contributo mensile da 1.500 euro che ogni parlamentare è tenuto a versare al partito, morosi che hanno fatto salire il debito fino a 1,6 milioni. Versamenti che il tesoriere Francesco Bonifazi è deciso a recuperare. Bonifazi ha inoltre smentito la ventilata ipotesi di un’abbandono della costosissima sede a Largo del Nazareno. Bonifazi è andato a caccia di questi ‘morosi’ stanando anche deputati e senatori che non avevano pagato i conto negli ultimi 5 anni. Tra questi, in cima alla lista per il debito più alto, c’è l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, che pur essendo stato eletto con il Pd nel 2013 non aveva mai pagato i 1.500 euro mensili, arrivando a 83.250 euro di debito. “Abbiamo provato a risolvere questa spiacevole situazione in maniera amichevole, con più tentativi — spiegano dal Nazareno — ma non avendo ottenuto alcun effetto siamo stati costretti a rivolgerci al tribunale”.
Il Pd ha dunque deciso di rivolgersi alla magistratura con la procedura delle ingiunzioni di pagamento e ha così fatto partire ben 60 decreti ingiuntivi. Di fatto ci sono già dieci casi in cui è stata data esecuzione come il caso dell’ex deputato Marco Meloni (10mila euro), Simone Valiante (50mila euro), Guglielmo Vaccaro (43mila euro) e Giovanna Palma (19mila euro), Vincenzo Cuomo (40 mila), Giovanni Falcone (38 mila). Nella lista ci sono anche i bersaniani Giovanni Greco e Luigi Lacquaniti, ex dem poi confluiti in Articolo 1 – Mdp.

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