martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Perché insistere?
Pubblicato il 04-06-2018


Nessuno me lo toglie dalla testa: Matteo Renzi sta costruendo le basi di una nuova forza politica. Considerando il suo inesausto curriculum politico (fateci caso: è sulla breccia da una decina di anni, ma sembra coevo di Giorgio Napolitano), potrebbe chiamarla, che so, la Cosa 5 o 6. È stato segretario del Pd, presidente del Consiglio, candidato premier del centrosinistra: tutte e tre le cariche in pectore, naturalmente. La sua peculiarità è quella di prendere tremende scoppole (vedi referendum, scissioni, esiti delle elezioni, sberleffi da mezza Europa) con la rara capacità di incassare il colpo senza spettinarsi.

Ora lancia il guanto di sfida alla compagine di Governo con una coalizione Repubblicana, strizzando palesemente l’occhio ai sodali di Forza Italia (anche loro, malinconicamente, sul viale del tramonto) e a tutti i partiti dell’arco costituzionale purché non abbiamo nuance grilline o leghiste.

Come in tutte le altre coalizione che lo sostenevano, cerca di incollare i pezzi del suo personale collage, fatto più o meno con le stesse tessere, ma ogni volta con una composizione leggermente diversa, come un virtuoso dell’ikebana.

Esattamente come Di Pietro, la sua sfortuna è quella di non capire che quando una cosa riesce a meraviglia, è meglio non sfidare ulteriormente la sorte. La storia dei due è molto simile.

Renzi con lo straordinario successo delle europee del 2014, Di Pietro con l’arresto di Mario Chiesa, avevano segnato un gol alla Messi. Lo stadio li applaudiva, la critica li osannava. Li aspettava la gratitudine eterna del popolo e una bella doccia calda.

Perché insistere?…

Aldo Boraschi

Aldo Boraschi

Giornalista - Faccia di culatello

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