sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

IL CANE È VIVO
Pubblicato il 09-06-2018


conte salvini di maioNon sarà facile ma non è impossibile. Il governo Conte – intendo l’alleanza tra Salvini e Di Maio – cercherà di cancellare il confine politico destra/sinistra. Lo ritengono un cane morto, un residuo del vecchio secolo da cui liberarsi in fretta. I tre hanno promesso una ‘politica del fare’ fondata sui bisogni del popolo, una trasposizione nel nostro tempo degli slogan della Francia della rivoluzione. Nulla di buono.

E però, se è complicato inserire i Grillini nelle categorie tradizionali, non c’è dubbio che la Lega, per sua stessa ammissione, per alleanze, per collocazione nello scenario europeo, sia un movimento di destra e dei più estremi. Ostenta una pancia razzista e non se ne lamenta, propone una riforma fiscale che avvantaggia i più ricchi, è giustizialista. Resta il fatto che il crinale destra/sinistra va ripensato. Profondamente ripensato. Qui e in Europa. Migrazioni e globalizzazione hanno fatto affiorare nuovi problemi che con la consuetudine non possono essere affrontati. La sinistra è ovunque in crisi, arranca attorno a basse percentuali elettorali, rispetto ai grandi temi che travagliano le famiglie è afona. Resto al mio paese. In Parlamento ci sono due opposizioni – una di sinistra, l’altra di centro destra – ma nessuna delle due costituisce ad oggi un’alternativa credibile. A me sta a cuore la prima. E sono preoccupato.

C’è chi ritiene che “ha da passa’ a nottata”, tanto prima o poi l’alleanza esplode. Non può durare un governo che trasporta a Palazzo Chigi un protagonista del Grande
Fratello con un Presidente del Consiglio che prende ordini da Di Maio. Non sarà così. L’alleanza ha una sua solidità, poggia sul ‘Vaffa..’ grillino, si allargherà a comuni e regioni prossimamente al voto. Spero di sbagliarmi. Voglio dire che è un errore aspettare, urge organizzarsi.

L’Alleanza per la Repubblica che i socialisti hanno proposto intende creare un largo fronte riformista che ridisegni la cornice in cui la sinistra italiana si muove. E nel ridisegnarla non si può partire che dai due pilastri su cui si fonda il socialismo: eguaglianza e libertà. Le carte si possono mescolare come volete ma da qui la sinistra deve passare. Il punto non è rinunciare a una collocazione politica ma ridefinirne i contenuti.

Un paio di esempi. Da oltre un secolo chi pensa alla sinistra pensa alla classe operaia, considerata il lato debole della società. Non è più così. Le fragilità crescono tra i laureati che si arrabattano alla ricerca di lavoro, tra gli esodati cinquantenni, tra i pensionati al minimo, tra professionisti e divorziati maschi. Tra i giovani e i giovanissimi dal futuro incerto. Di loro, soprattutto di loro, la politica deve occuparsi. C’è di più. La chiusura dentro i confini nazionali è destinata a provocare conseguenze deleterie. Senza un’Europa forte, nella globalizzazione scompariamo. Meno investimenti, insufficiente ruolo nelle relazioni internazionali, meno lavoro. E però il problema esiste. Già. Come tutelare una tradizione di comunità, come non essere spazzati via da una modernità che spesso non comprendi, come dare voce a spaesati e naufraghi senza che la nostalgia approdi al rancore e alla rabbia. Abbandonare la strategia degli ipermercati e tutelare il piccolo negozio di paese è utile? Proteggere la piccola impresa è utile? Conferire il voto amministrativo ai sedicenni per legarli di più e meglio alle comunità locali e avviare un percorso civico è utile? Penso sia necessario.

Abbiamo sbagliato a confidare nell’idea di un progresso perpetuo dimenticando chi restava indietro. Non solo per ragioni economiche, per cultura.
Da qui bisogna ripartire. Presto.

Riccardo Nencini

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Commenti all'articolo
  1. Parole come “eguaglianza e libertà” sono indubbiamente alte e nobili, di rango costituzionale mi verrebbe da dire, ma poi, proseguendo nella metafora, debbono essere tradotte nelle leggi ordinarie, ossia “declinate”, per non farle restare a livello di concetti sostanzialmente astratti e vaghi, ed è che qui si possono vedere le differenze tra l’una e altra linea politica.

    C’è infatti chi ha storicamente inteso l’eguaglianza come omologazione, ossia la completa parità tra ciascun componente di una società, quanto a reddito, guadagno, condizioni abitative….., salvo poi accorgerci che non mancavano le differenze, anche forti, laddove si teorizzava ed applicava quel principio, il quale ha comunque fatto in tempo a lasciare i suoi segni.

    Oggi l’eguaglianza può avere interpretazioni un po’ diverse da quella appena menzionata, ma c’è pur sempre chi ritiene logico e giusto “far piangere” la ricchezza, sul piano fiscale, il che mi sembra essere di fatto un retaggio dell’egalitarismo cui giustappunto facevo innanzi cenno, e credo che chi si dichiara di cultura riformista dovrebbe chiarire la sua posizione in merito.

    Se poi siamo ancora a chiederci se sia utile proteggere la piccola impresa o tutelare il piccolo negozio di paese, mi viene da pensare che in questi anni la sinistra non sia stata molto attenta agli “umori” del Paese, il che può spiegare anche l’esito delle urne del 4 marzo, e credo che chi ne fa parte dovrebbe innanzitutto chiarirsi al riguardo, prima di pensare a nuove forme organizzative.

    Inoltre, non mi pare essere questo il momento per mettere in agenda il voto amministrativo ai sedicenni, onde “legarli di più e meglio alle comunità locali”, vuoi perché non mi sembra rientrare nelle priorità dell’oggi, vuoi perché, verosimilmente, si dovrebbero prima rivedere le critiche che la sinistra ha non di rado mosso al “campanilismo” e localismo identitario, considerato come l’anticamera del nazionalismo.

    Da ultimo, possiamo inneggiare giustamente alla libertà, come pilastro del socialismo, ma dovremmo nel contempo, e per coerenza, dissociarci da quanti vorrebbero penalizzare, o penalizzare ulteriormente, chi usa un dizionario fuori dal perimetro del “politicamente corretto”, proprio perché i socialisti dovrebbero farsi paladini della libertà di pensiero e di parola (anche quando ciò che ascoltiamo può non farci piacere).

    Paolo B. 10.06.2018

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