giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Roland Garros 2018: 11 volte Rafa. L’impresa di Ceck, il riscatto di Simona
Pubblicato il 11-06-2018


nadal

Un Roland Garros 2018 memorabile per tanti motivi, anche grazie ad una nota d’azzurro merito del nostro Marco Cecchinato. Il “Ceck”, come tutti lo chiamano affettuosamente, è arrivato infatti ben oltre l’immaginabile, spingendosi fino alle semifinali ed arrendendosi solo a Dominic Thiem. Il tennista siciliano ha combattuto alla pari per ben due set interi con l’austriaco e perdendoli per 7/5 e 7/6, con molte palle break e set points a disposizione, prima di crollare per 6/1 nel terzo set; dopo due ore di gioco, infatti, nell’ultimo parziale si è ritrovato sotto 5/0 dopo solamente un quarto d’ora di gioco, indice di quanto fosse stremato. Rassegnato, ma soddisfatto, sicuramente stanco, ha alzato le spalle come un atleta che aveva dato tutto e a cui non restava che accontentarsi e godersi l’ottimo risultato raggiunto, sapendo di aver fatto tutto il possibile per inseguire la finale; un sapore dolce-amaro per lui, che aveva intravisto l’impresa ancora più miracolosa di poter persino strappare un set al n. 8 (ed ora n. 7) del mondo. Perdere per ben 12 punti a 10 il tie-break del secondo set di certo gridava vendetta, ma il palermitano non ce la faceva davvero più: provava a spingere più sui colpi, a scorciare gli scambi cercando subito la soluzione vincente; ma stavolta i colpi gli uscivano anche di un soffio e le palle corte non passavano la rete per poco; in più aveva corso tantissimo e tirato di velocità e potenza per tantissime ore sul campo, contro molti top ten e altri campioni (non ultimo Novak Djokovic). Con condizioni meteo difficili (dal caldo asfissiante, alla pioggia umida che ha provocato l’interruzione dei match, sospensione che ha portato anche al rinvio alla giornata successiva, con partite stravolte in quanto in condizioni totalmente differenti appunto).

Ora Cecchinato ha raggiunto la posizione n. 27 del mondo, in pochissimi mesi, un record che conferma anche la precedente vittoria all’Atp di Budapest (su Millman per 7/5 6/4) e dunque che non è una meteora, ma un vero e proprio talento che il capitan Barazzutti dovrà tenere in considerazione in vista dei prossimi appuntamenti di Coppa Davis. Il suo servizio e i suoi aces, il suo dritto, ma particolarmente i suoi passanti di rovescio ad una mano, le sue smorzate, hanno impressionato positivamente il pubblico parigino e mondiale; le sue straordinarie capacità difensive, la sua enorme regolarità da fondo, ma anche la sua capacità di attacco e di aggressività al momento giusto, lo hanno reso un tennista completo, in grado di competere con chiunque e di essere temibile anche dai più “grandi”: solo un Thiem al meglio della forma ha potuto arrestare la sua ascesa e corsa verso il sogno, ossia bissare l’impresa che riuscì a Francesca Schiavone nel 2010. Un percorso iniziato in salita per Marco, ma terminato con il conseguimento di un importante obiettivo raggiunto di crescita professionale, innanzitutto: solo l’esperienza di poter continuare a giocare a questo alto livello, tanti altri Grand Slam e tanti altri Roland Garros in primis, gli darà quell’abitudine a competere a ritmi così elevati, che lo renderanno ancor più tennista da top ten, cui sicuramente ambisce e traguardo che ora può assolutamente porsi e che intravede con più facilità più vicino. Già ai 64esimi, qui a Parigi, aveva dovuto rimontare al quinto set Marius Copil, due set sotto nel punteggio: dopo aver perso i primi due per 6/2 e 7/6, è andato a vincere gli altri tre per 7/5 6/2 e ben 10 a 8 nel quinto e ultimo; più facile poi imporsi sull’argentino omonimo Marco Trungelliti: netto il parziale di 6/1 7/6 (ma ha concesso solamente un punto all’avversario) e di nuovo 6/1; dopo è stata la volta dei campioni: prima ha eliminato Carreno Busta per 2/6 7/6(5) 6/3 6/1; un solo set ha lasciato anche a Goffin agli ottavi, che ha battuto per 7/5 4/6 6/0 6/3 (sicuramente quel ko al terzo set rimarrà nella storia, dove ha espresso davvero il suo miglior tennis, diventando in-giocabile per il belga); dopo quattro set ha costretto anche il ritrovato campione serbo Novak Djokovic ad arrendersi ai quarti:; l’azzurro parte bene e si porta avanti per 6/3 7/6, poi ha un calo e Nole rimonta con un duro 6/1 al terzo set, infine al quarto si va nuovamente al tie-break – lottatissimo – che l’italiano conquista per 13 punti ad 11, con il serbo a un passo dal completare la rimonta ed allungare il match al quinto, il che forse lo avrebbe potuto persino vedere favorito a quel punto: bravo Ceck a riconcentrarsi, ritrovare le energie e riordinare le idee e spengere l’entusiasmo del serbo. Battere teste di serie del genere, in un torneo del genere, è da pochi. Il tutto, in più, a soli 25 anni. Fin dove potrà arrivare nessuno lo sa, sicuramente però il tennis italiano ha trovato un nuovo beniamino da aggiungere agli altri.

Dopo questa piacevole parentesi per noi italiani, veniamo ai vincitori. Innanzitutto partiamo proprio dal settore maschile, che ha visto affrontarsi in finale proprio l’austriaco Dominic Thiem opposto al campione di sempre: lo spagnolo Rafael Nadal. Rafa è riuscito ad alzare la coppa per l’undicesima volta qui a Parigi, dominando completamente la finale, giocando alla perfezione ogni colpo, respingendo ogni palla insidiosa dell’avversario. Prima di lui, ci riuscì otto volte solo il francese Max Décugis, prima del 1968. Da parte sua, Thiem guadagna una posizione in classifica e diventa il nuovo n. 7. Evidente la commozione di gioia di Nadal, ma Dominic si è reso protagonista di uno dei più bei ringraziamenti finali di sempre: “complimenti a Nadal, hai fatto qualcosa di straordinario per questo sport, la tua vittoria è stata un evento nella storia del tennis, una pagina importante che hai scritto giocando in maniera eccezionale; è stato un onore perdere contro di te e vorrei avere un’altra opportunità il prossimo anno per poter provare di nuovo ad affrontarti in finale e vincere, giocando di nuovo contro di te; spero il prossimo anno di riuscire a ringraziare il pubblico in francese. Per il momento un po’ di amaro per aver perso qui sia la finale juniores che quella dei professionisti adulti quest’anno” – ha detto, più o meno parafrasando le sue parole letterali, davanti agli occhi della sua fidanzata commossa Kiki Mladenovic -. Rafa è, così, l’indiscusso ‘moschettiere’ del Roland Garros, alzando ancora una volta la Coppa dei moschettieri dei campioni, anche se i romani lo definirebbero più un gladiatore. Proprio lui è l’esempio della difficoltà di giocare con condizioni metereologiche proibitive: prima la pioggia ha provocato la sospensione del suo match contro Diego Schwartzmann, con l’argentino avanti di un set (dopo aver vinto il primo per 6/4) e nel punteggio anche nel secondo; l’interruzione di certo ha alterato un po’ il match, ma la forza mentale del campione spagnolo è emersa ancora una volta. Poi i crampi alla mano nella finale, per l’enorme caldo che lo ha fatto sudare tantissimo e che lo ha costretto a chiamare il time-out medico. Di certo i risultati ottenuti non lasciano scampo ad equivoci: ha concesso un solo set a Schwartzmann, il resto ha battuto tutti gli avversari in tre set netti con un punteggio drastico, giustiziere di ben tre argentini: 6/2 6/1 6/1 a Pella, 6/3 6/2 6/2 a Gasquet, 6/3 6/2 7/6 a Marterer, 6/3 6/2 6/2 a Schwartzmann dopo aver incassato il 6/4 iniziale; 6/4 6/1 6/2 a Del Potro, prima di liquidare Thiem per 6/4 6/3 6/2. Sicuramente molta amarezza per quest’ultimo che pensava di potercela fare contro il 10 volte campione qui a Parigi, tanto che prima della finale aveva affermato: “so come battere Nadal” e ne era sicuro, forte del suo ultimo successo contro lo spagnolo al torneo di Madrid dove lo aveva sconfitto per 7/5 6/3 ai quarti; ma occorre ricordare che, nel precedente torneo di Monte Carlo, l’austriaco aveva perso, sempre ai quarti e sempre contro lo spagnolo, da lui con un netto 6/0 6/2.

La Coppa Suzanne Lenglen è andata, invece, per la prima volta alla rumena Simona Halep che inseguiva questo sogno da quando aveva 14 anni – come ha raccontato commossa -. Bello il momento della premiazione, durante la quale è stata ripercorsa in un video la carriera vincente qui al Roland Garros (per ben tre volte) dell’atleta che è andata a incoronare la Halep: la tennista spagnola Arantxa Sánchez Vicario. La tennista rumena è stata sostenuta da molte colleghe e colleghi, che hanno condiviso con lei la gioia meritata della vittoria; le hanno voluto manifestare solidarietà per un risultato tanto ambito, inseguito e – finalmente – raggiunto -: perché è l’esempio della forza vincente di chi non molla, non demorde, ma ostinatamente va avanti e ricerca di portare a termine il suo obiettivo. Infatti la tennista rumena ha vinto in rimonta al terzo set su un’avversaria ostica come Sloane Stephens (che aveva trionfato agli Us Open). 3/6 6/4 6/1 il risultato finale. L’americana sembrava destinata ad imporsi nuovamente e parte bene e forte. Soprattutto dalla sua aveva la vittoria nel 2017 agli Us Open su Madison Keys (per 6/3 6/0), avversaria che aveva battuto di nuovo in semifinale qui a Parigi con un doppio 6/4, e quella di quest’anno al torneo di Miami su Jelena Ostapenko per 7/5 6/1. Dopo il 6/3 6/1 ai quarti alla Kasatkina, agli ottavi il 6/2 6/0 alla Kontaveit (semifinalista a Roma con la Halep proprio, che agli Ibi aveva inseguito il titolo per bene due volte), solo la nostra Camila Giorgi le aveva dato del filo da torcere perdendo solamente al terzo set durissimo per 4/6 6/1 8/6. Sembrava destinata a dominare come Nadal. In più la giocatrice di Costanza veniva, non solo da due finali perse a Roma (nel 2017 e nel 2018) da Elina Svitolina, ma anche da altrettante due non maturate qui a Parigi: nel 2014 perse da Maria Sharapova per 4/6 7/6 4/6, mentre nel 2017 dalla Ostapenko per 6/4 4/6 3/6. Nessuno avrebbe pensato riuscisse in tanto. Invece è rimasta sempre lì nel match, ha lottato, ha aumentato la sua incisività ed aggressività, ha continuato a spingere e ad attaccare laddove possibile, fino a che l’altra non è calata leggermente in ritmo, potenza e solidità e lei ha potuto entrare maggiormente in partita sino a dominarla. Infatti, se le percentuali al servizio (di prime e seconde) sono state quasi sempre a favore della Stephens, quelle della Halep sono cambiate per quanto riguarda i vincenti (di più di Sloane) e gli errori non forzati (meno dell’americana). Questo ha fatto la differenza. Non solo l’ha incoronata regina del Roland Garros, come agli juniores del 2008, ma le ha regalato l’enorme soddisfazione di fare un torneo impeccabile. Ha battuto, infatti, in fila: dopo la Townsend per 6/3 6/1, la Petkovic (una delle prime a congratularsi con lei) per 7/5 6/0, la Mertens (vincitrice di tre tornei quest’anno: a Hobart, a Lugano e a Rabat) per 6/2 6/1, la Kerber in tre set per 6/7 6/3 6/2, la Muguruza per 6/1 6/4: sia la tedesca che la spagnola si sono complimentate con lei caldamente e sinceramente. Bello l’affetto delle colleghe e del suo staff, che è corsa subito ad abbracciare. Ci tiene davvero tanto al Roland Garros, ha tenuto a sottolineare, dando l’appuntamento al prossimo anno. Ed ora ci si sposta sull’erba per la stagione preparatoria all’altro Grand Slam molto atteso di Wimbledon.

Barbara Conti

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