sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Giuseppe Saragat, il vincitore del XX secolo
Pubblicato il 07-06-2018


saragat

L’11 giugno di trent’anni fa moriva a Roma Giuseppe Saragat. Il leader che aveva visto giusto condannando per primo i misfatti di Stalin rivelati da Kruscev e opponendosi apertamente all’invasione dell’Armata Rossa sovietica per schiacciare il dissenso di Ungheria e Cecoslovacchia.

Un anticipatore, il quinto presidente della Repubblica, un politico lungimirante dalle intuizioni al limite della profezia. Che dieci anni prima di Pietro Nenni e quarant’anni prima di Bettino Craxi preferì il riformismo socialdemocratico al massimalismo marxista con gesti talvolta impopolari. Dimostrando grande coraggio. La storia gli ha dato ragione, nonostante in quel periodo le sue idee innovative provocarono spesso giudizi affrettati e contrastanti, e oggi il suo nome è iscritto fra quelli dei “padri fondatori” della moderna socialdemocrazia europea. Certo, all’epoca non c’era la forza mediatica dei talk show televisivi o dei social network e la concretezza aveva maggiore spessore delle semplici parole e Saragat combatté una battaglia di minoranza per affermare quel socialismo democratico che tanti anni dopo sarebbe diventato patrimonio di molta parte della sinistra.

Formatosi anche nella lettura di Marx, il suo stile di vita rappresentò un modello di socialdemocrazia proteso verso la ricerca dell’affermazione della libertà e della giustizia sociale a cui miravano diversi ambienti della sinistra nel dopoguerra. La sua opera non è solo una pagina indelebile di storia ma è, piuttosto, la coscienza dei socialisti. Il caso Saragat, dunque, ha suscitato nel tempo, soprattutto a sinistra dello scacchiere politico, tanti ripensamenti, alimentando in particolare la polemica dei riformisti verso le responsabilità della diaspora e spingendo a riaprire un capitolo carico di contraddizioni per essere considerato chiuso per sempre.

“La democrazia italiana deve moltissimo a Giuseppe Saragat – ha scritto Leo Valiani nella prefazione del libro ‘Saragat. Il coraggio delle idee’ di Vittorio Statera –. Nel mentre, dappertutto, anche in Occidente, si plaudiva ancora a Stalin, glorificato – non senza fondamento – come uno dei massimi artefici della vittoria su Hitler, Saragat vide lucidamente il pericolo che il totalitarismo staliniano, fatto proprio, con fanatismo acritico, dai partiti comunisti del mondo intero, e in Italia anche dalla maggioranza del Partito socialista, costituiva per le libertà democratiche appena conquistate”.

La sua è stata una figura che ha caratterizzato la vita politica di buona parte del Novecento. Da riscoprire per esaminare una questione anzitutto storica con protagonista un uomo che, nella patria dei voltagabbana, scelse coerentemente una sola strada percorrendola senza esitazioni, battendosi fino alla fine per le idee nelle quali credeva. E per rimettere in prospettiva una icona minacciata dalla fugacità del presente.

Fabio Ranucci

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Commenti all'articolo
  1. Bravo, bel ricordo.
    Saragat aveva solide fondamenta socialiste, filosofiche e umane.
    Non riuscì mai ad avere il seguito elettorale che gli avrebbe permesso di consegnare risultati più marcati alla storia italiana.
    A riflettere oggi su Saragat, uomo e politico socialista, dovrebbero essere le sparse membra dell’eredità comunista e socialista, elettoralmente anche inferiori alle percentuali dei socialdemocratici degli anni cinquanta. dalla sua tenacia possono trarre spunto per non addormentarsi lungo il vicolo della disperazione.

  2. C’è da auspicare che i socialisti, nel prefigurare il loro percorso, attuale e futuro, abbiano costantemente presente l’azione politica espressa da questa personalità e dirigente di partito, il quale, se non erro, prese decisamente le distanze dal Fonte Democratico Popolare, alle elezioni del 1948.

    E se dobbiamo considerarlo il vincitore del XX secolo, qualche insegnamento od orientamento dobbiamo pur trarlo da quella sua posizione, e dalle successive che si mantennero sul filo della coerenza, anche al fine di “riaprire un capitolo carico di contraddizioni per essere considerato chiuso per sempre”.

    Paolo B. 11.06.2018

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