sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luciano Masolini:
Ricordare il pensierio di Saragat
Pubblicato il 12-06-2018


Pochi giorni fa il carissimo amico e compagno Fabio Ranucci, di cui conosco bene le sue tante qualità e che, anche proprio per questo, mi ha fatto davvero molto piacere l’averlo ritrovato sulle storiche pagine dell’Avanti!, con uno dei suoi soliti accurati articoli ha anticipato – e per questo lo ringrazio – il ricordo del trentennale della scomparsa di Giuseppe Saragat. Fortunatamente anche Sergio Mattarella ha voluto commemorare (e lo ha fatto nel modo migliore) questo anniversario. In una nuova stagione politica come quella che stiamo affrontando, dove tutta la nostra democrazia sembra improvvisamente indebolirsi – ma spero tanto di sbagliarmi -, il discorso che proprio ieri il nostro Presidente ha pronunciato nei riguardi del leader socialdemocratico conviene sicuramente tenerselo ben stretto. Ancor più in situazioni così particolarmente incerte che a me sinceramente, come accennavo, cominciano a destare qualche preoccupazione. Nell’autunno del 1948 Saragat scrisse una partecipe memoria per il ritorno in Patria delle ceneri di Turati e Claudio Treves. Da quell’intenso messaggio ne traggo alcune frasi, che ha distanza sono sempre così vere ed anche sempre tanto stimolanti:

“(…) Il socialismo è una milizia difficile e dura, che esige nei suoi militanti il senso virile della lotta, animato però dall’umanità dei fini della lotta. (…) Essere socialista vuol dire avere trovato la via della comunione con i nostri simili, la via della fraternità e, se occorre, quella del sacrificio, non nell’annullamento della propria personalità, ma al vertice di essa. Essere socialisti vuol dire avere riconciliato nel proprio spirito la libertà e la giustizia. Essere socialisti vuol dire avere trovato il segreto della pace, di quella pace con gli altri che invano si cercherà, fintantoché si è in lotta con se stessi, che è quanto dire fintantoché si è in lotta contro le ragioni supreme della vita. Essere socialisti vuol dire – e qui è il fulcro del pensiero saragattiano – creare in sé e attorno a sé una zona di umanità, che porta nell’implacabile urto del mondo contemporaneo il messaggio e l’annunzio della totale umanità di domani. Questa è la lezione che abbiamo colto dalla viva voce e dall’esempio dei nostri grandi Maestri. E’ una lezione che si inscrive nella storia delle nostre generazioni, che hanno visto piombare nel loro destino tutti i problemi insoluti del passato e tutti gli enigmi del futuro, che hanno subito gli orrori delle dittature e delle guerre, come la pagina più bella, più vera, più giusta, più umana. Noi socialisti democratici serbiamo questa pagina come una reliquia, e voi, fratelli lavoratori di altre fedi che non decifrate questa pagina, non laceratela. Verrà il giorno in cui anche voi la intenderete, e sarà quello il gran giorno dell’unità di tutte le forze del lavoro…”.

Questo lo splendido pensiero dell’allora vicepresidente del Consiglio e già presidente dell’Assemblea Costituente Giuseppe Saragat (Torino 1898 – Roma 1988)

Luciano Masolini

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