mercoledì, 15 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Avellino, la miopia delle classi dirigenti
Pubblicato il 13-06-2018


La campagna elettorale, per il rinnovo del Consiglio Comunale di Avellino, mi spinge a fare alcune considerazioni. Parto da una costatazione: moltissime persone parlano di quello che dovrebbe fare il Governo nazionale e l’Europa, mentre sottovalutano l’azione del Governo locale . Tutti politologi, quasi nessuno si interessa dei problemi del comune, nel quale vive.

Per avere elementi di valutazione dei programmi elettorali delle varie liste, ho seguito molti dibattiti e letto interviste e dichiarazioni. Niente di interessante. Se la politica nazionale è una delusione, a livello periferico stiamo peggio. Non ho trovato proposte idonee a risolvere i veri problemi, che stanno influenzando negativamente il presente e influenzeranno, ancora di più, il futuro. Per intuire il quale, occorre capire i processi in atto e la loro relazione con quello che avviene altrove, senza limiti geografici. Richiamo l’attenzione dei gentili lettori su argomenti , che mi hanno sempre interessato. Avellino risente della miopia politica delle classi dirigenti del passato.

La miopia politica è prodotta dall’ignorare: a) le caratteristiche dei processi economici e il loro divenire; b) il rapporto tra il valore del bene distrutto (territorio) e il valore del bene creato; c) la relazione tra scelte urbanistiche e il rapporto tra le persone; d) l’ influenza sui costi, della lunghezza delle reti dei servizi; e) il rapporto tra l’età media dei cittadini e i servizi sanitari e assistenziali; f) la bontà di un serio sviluppo di una rete di cooperative , con un’organizzazione del lavoro senza sfruttati e sfruttatori; g) l’effetto della cultura sulla formazione dei giovani e sulla crescita economica. Le conseguenze della miopia dovrebbero essere note a chi aspira a governare la Città. Qual è l’entità del danno provocato dal Mercatone; da interi quartieri inventati dalla speculazione edilizia; dall’ assassinio del Centro Storico, dalle costruzioni senza nulla osta geologico; dalla concentrazione delle Scuole in una zona, con il danno economico e sociale di altri quartieri. Chi conosce la storia politica e urbanistica della Città, collega le varie zone ad un determinato periodo politico-amministrativo. Da Segretario Provinciale del PSI (1980-1985), per far maturare le conquiste concettuali necessarie, organizzai convegni con urbanisti di fama internazionale, come Marcello Vittorini e Lorenzo Pagliuca; riuscimmo ad imporre “il comitato per la gestione del Piano Regolatore”, che durò poco perché la DC non digeriva il controllo sulle scelte imposte dai palazzinari. Negli ultimi anni, sono state fatte scelte, che hanno danneggiato alcuni quartieri (Via Piave-Corea e Zona Ferrovia). Quello che vanno dicendo i candidati a Sindaco mi fanno temere che ai problemi esistenti se ne aggiungeranno altri. Negli anni passati, era facile capire dove e come nascevano i problemi, cosa che aiutava a trovare le soluzioni, anche se si trascuravano i problemi creati dalla soluzione stessa. Un esempio: si creava edilizia e non si valutavano le conseguenze per le zone che si desertificavano e come il nuovo si inseriva nell’esistente. Ho elementi per pensare che i probabili futuri amministratori non abbiano capito che il contesto economico non è più quello dei palazzinari, che rovinavano il territorio, ma creavano lavoro, grazie anche all’effetto moltiplicatore dell’edilizia. Oggi, si è esteso il campo di applicazione dei modelli econometrici per risolvere problemi, che sono più complessi. In molte realtà, valutando aspetti , finora trascurati, si è capito che le “ Città orto” sono più belle e più valide economicamente delle “Città giardino”. Purtroppo, mentre ci vorrebbe una maggiore preparazione politica (anche economica, sociologica e in psicologia delle masse), ci troviamo, salve le dovute eccezioni, con amministratori ignoranti e, alcuni, anche disonesti e affaristi. Uno dei problemi, che rischia di diventare esplosivo sul piano sociologico è la gestione dei servizi. Questa può essere educativa o diseducativa, fonte di crescita politica e di progresso o di sfruttamento e intrallazzi. Quanti giovani vengono utilizzati a 300 euro al mese? Chi controlla la loro natura e la loro organizzazione? Il Comune fa la radiografia delle società, che gestiscono servizi, per suo conto?

Finora ho parlato di problemi facilmente comprensibili. Ci sono problemi più impegnativi, tipici di una società meridionale separata dal resto del Paese. Quando l’economia era caratterizzata dai settori industriali e manifatturiero, le forze politiche del Sud, in modo particolare l’Irpinia, invocavano l’industrializzazione, che, grazie al Centrosinistra di allora, avvenne. Da alcuni decenni, l’economia virtuale ha sostituito quella reale e buona parte delle industrie ubicate al Sud sono scomparse. Questo fenomeno ha ributtato il Meridione e le nostre città nella condizione di sudditanza e di futuro incerto. La politica e le amministrazioni dovrebbero cercare di capire “CHE FARE?”. Purtroppo, non mi sembra che l’attuale classe dirigente abbia la capacità di capire il da farsi e l’ umiltà dell’intelligenza per coinvolgere le energie adeguate, che, in Irpinia, non mancano.

Luigi Mainolfi

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento