lunedì, 20 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Confronti, non sentenze
Pubblicato il 27-06-2018


Sono abituato ad esprimere giudizi, solo dopo aver ragionato intorno a un fatto, partendo dalle sue cause. Cerco di fare scaturire le opinioni dai ragionamenti. E’ facile immaginare, il disagio provato e le reazioni dominate ogni qualvolta che vengo inondato da opinioni-sentenze, da parte dei possessori di verità . Grazie alla mia formazione, non ho mai bollato con etichette i miei interlocutori, quando esprimevano giudizi contrastanti con i miei.

E’ noto che quelli, che presumono di possedere verità ideologiche, camminano con “ parole timbri” nel cervello. Appena gli interlocutori li contrastano, il relè li fa timbrare le parole: fascista, razzista, liberista, comunista, berlusconiano, craxiano, omofobo, ateo, venduto,ecc. In Irpinia, si aggiungono espressioni rionali: demitiano, manciniano, rottamato, provinciale, ecc. Le discussioni sui migranti risentono di queste abitudini e creano solo confusione. Secondo me, da molto tempo siamo immersi in un labirinto concettuale. Non ci si rende conto che le divergenze dipendono dalle “porte d’ingresso” che si scelgono, per argomentare. Esse sono: le condizioni economico-sociali-psicologiche del popolo; l’interesse dei proprietari dei gommoni o delle ONG; gli interessi delle imprese e dei padroni dei campi; l’altruismo umanitario o religioso e la logica della Caritas e simili; gli interessi dei proprietari di alberghi o di locali idonei all’accoglienza; l’utilizzo politico del fenomeno e il cercare argomenti per attaccare l’avversario; il comportamento dei migranti accolti. Il mio ragionamento è influenzato anche dal seguente episodio: un mio conoscente mi chiese se disponevo di una villa. Mi avrebbe mandato quanti migranti volevo.

Mi è utile, anche un ricordo. Ero ragazzo, al mio paese c’era una Signora e un Avvocato, che cercavano persone da mandare nel Centro America. Parlavano di un Paese, nel quale era facile arricchirsi e la vita era bella. Convinsero una ventina di paesani, che pagando 200.000 lire, ebbero il Passaporto e partirono per il Perù. Arrivati colà, trovarono la miseria. Dalla disperazione furono spinti ad andare in Venezuela, dove c’era mio padre, pronto ad accoglierli. La Signora e l’Avvocato si godettero i 4 milioni di lire e continuarono a trovare clienti. Oggi, quando parlo di migranti, mi viene spontaneo partire dai padroni dei barconi , come dei colleghi della mia paesana. Inoltre, data l’età, sono predisposto alla commozione, ma quando penso ai migranti non posso non valutare che 100 per 5.000 euro fa 500.000 euro, cosa che blocca la commozione e fa aumentare l’astio nei confronti dei padroni dei gommoni e delle ONG. Perciò, passo a valutare i fatti. Un articolo di Luca Ricolfi su Il Mattino, mi ha fatto sapere che solo 7 migranti su 100 hanno diritto allo status di rifugiati, in base alla Convenzione di Ginevra e che in Italia ci sono 500.000 stranieri irregolari.

Dopo aver conosciuto l’entità e la tendenza del fenomeno, mi sembra normale porsi le seguenti domande: 1) E’ opportuno programmare e regolare l’eventuale afflusso di migranti? 2) Bisogna aspettare “le comodità” dei padroni dei barconi e delle navi o prevenire il fenomeno, cercando rapporti con gli Stati dai quali provengono i migranti? 3) E’ opportuno stabilire un tetto massimo , da non superare o aspettare che l’Italia esploda? 4) Importare poveri è un investimento negativo, che fa aumentare, nel futuro, gli aventi diritto al Reddito di Cittadinanza e la pensione sociale? 5) Quelli che, dopo aver avuto vitto, alloggio e una piccola somma, sostano davanti i locali pubbliche e le Chiese per chiedere l’elemosina, si stanno integrando? 6) Aver sostituito Alfano con Minniti, non è stato un giudizio negativo sull’opera del Governo Renzi? 7) Porsi queste domande, è da persone libere e democratiche o da razzisti? Sono sicuro che i gentili lettori si porranno altre domande. La storia è piena di esempi di popoli, che, per non essere stati previdenti, subirono danni irreparabili. A problemi reali, si dovrebbe rispondere, non con la commozione, ma con la ragione, anche se , spesso, come ha affermato Edgar Morin: “Il reale eccede il pensabile, vi si frantuma e vi si dissolve”. Rinunciare alla ragione, è un peccato civile. Se molti sociologi accusano i cronisti di giocare sull’emozione, avranno dei buoni motivi? Marco De Marco, sul Corriere del Mezzogiorno, del 20.6.2018, ha affermato che ogni forma di riduzionismo può portare fuori strada. Un politico , che non valuta l’effetto sulle persone, dei “bollettini di guerra”, con i quali la televisione bombarda le menti dei telespettatori, è un superficiale mestierante. Pensare che il 71% degli italiani, che simpatizza per le decisioni del Governo, sia un esercito di razzisti, non è da politico saggio, ma è da residuato moralistico. I buonisti sanno che, se importiamo solo poveri, creiamo le premesse per far diventare il nostro Paese più povero? Perciò, ragioniamo, senza condizionamenti ideologici, per fare meno errori. Le etichette si appiccicano sulle bottiglie.

Luigi Mainolfi

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