giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Mario Michele Pascale:
La corruzione da morti di fame
Pubblicato il 18-06-2018


La vicenda di Michele Civita mi mette tristezza. Ma non per ragioni morali. Ma perché un padre, anche un padre importante, è costretto ad umiliarsi e a scendere a patti con chiunque, anche con Parnasi, per far avere un lavoro al figlio.
Questo il dialogo tra Civita e l’imprenditore pubblicato dalla stampa:
– “Io ti voglio chiedere una cortesia per mio figlio. Tu me l’avevi detto no? Allora ovviamente per ragioni di opportunità nulla che riguarda le tue società. Ovviamente. Però tu mi avevi detto con qualcuno? Lui è laureato in Economia. Se ti mando il curriculum?”.
– “No, non mandarmi il curriculum mandami la mail, il numero e la mail”
– “Anche la cosa più umile? Non ti preoccupare. Ci penso io”
La seconda cosa che mi mette tristezza è la subalternità, decisamente servile, della politica nei confronti di un certo tipo di imprenditoria. Civita dimostra, nonostante la sua brillante carriera di amministratore pubblico, di essere ben poca cosa davanti ad un palazzinaro.
L’avvocato di Civita sostiene la tesi per la quale non c’è un problema giudiziario, ma un problema etico. Io gli credo e mi auguro che la posizione del suo assistito si chiarisca subito. Non di meno il problema etico è importante. La merce di scambio è stata la posizione pubblica del papà del giovane raccomandato. Non è poco. E, per quanto comprensibile sia la preoccupazione di un padre per il futuro di un figlio non è un esempio di cui la sinistra possa andare fiera.

Mario Michele Pascale

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