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Opinioni e commenti
 

Global Running Day. Il 6 giugno la giornata mondiale della corsa
Pubblicato il 06-06-2018


runners

Il 6 giugno si celebra in tutto il mondo il Global Running Day per incoraggiare le persone a muoversi. Qualche curiosità che forse non sapevate sul mondo della corsa

Un rituale, un passatempo, un modo per mantenersi in forma, scaricare la tensione, per mettersi alla prova. Si corre per i motivi più disparati e nei modi più disparati: dai runners del weekend nel parco vicino casa, agli ultrarunners che corrono per km e km, su e già per montagne e deserti in giro per il mondo. Tanto che contarli tutti i runners è praticamente impossibile. Per celebrarli, e celebrare la corsa in tutte le sue forme, c’è anche l’iniziativa a livello mondiale del Global Running Day, che cade il 6 giugno. 129 paesi e quasi 163mila persone hanno per ora (al momento in cui scriviamo) dato la loro adesione all’iniziativa, il cui scopo è, senza sorpresa, quello di incoraggiare le persone a muoversi. Intorno al mondo della corsa ruotano aneddoti, esperienze e innumerevoli studi che provano a raccontare curiosità, rischi e benefici di uno sport così diffuso e così variabile, nelle sue innumerevoli declinazioni. In occasione del Global Running Day abbiamo provato a raccogliere alcune di queste storie.

Correre potrebbe allungarti la vita
Lo scorso anno uno studio pubblicato su Progress in Cariovascular Disease aveva ricevuto particolare attenzione da parte dei media, dove campeggiavano diversi titoli inneggianti alla corsa come elisir di lunga vita. Nel paper – una revisione degli studi in materia – i ricercatori stimavano il beneficio della longevità come pari a 7 ore di vita in più per ogni ora passata a correre. “È una questione controversa stabilire se correre progressivamente di più può fornire ulteriori benefici in termini di mortalità”, scrivevano gli autori, ricordando come la corsa, e in generare l’attività fisica regolare, fosse associata ad altri benefici, a livello fisico e cognitivo.
Il running, ha raccontato poi Duck-chul Lee della Iowa State University a capo della ricerca, poteva esercitare i suoi benefici migliorando il metabolismo dei lipidi, del glucosio nel sangue, così come promuovendo la salute di muscoli e ossa, nonché quella mentale. E bastava poco, suggerivano gli autori della ricerca. Pochi anni prima alcuni ricercatori dello stesso team avevano realizzato infatti uno studio le cui conclusioni in sintesi mostravano come pochi minuti di corsa (anche solo una decina al giorno) a bassa velocità, riducessero il rischio di morte e malattie cardiovascolari.
Tra i tanti articoli apparsi sul tema, uno pubblicato su Vice provava però a fare le pulci allo studio (e ai media, e a quel vizio di rendere tutte le ricette per vivere a lungo e stare meglio sempre molto semplici). Nell’articolo in sostanza si ricordava come si parlasse di studi osservazionali, basati su dati per lo più autoriferiti, e suggerendo come magari potessero esistere altre ragioni in grado di spiegare perché i runners vivessero più a lungo. Ciò non toglie affatto che i benefici, in maniera più o meno diretta, siano riconosciuti anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, che raccomanda 150 minuti di attività fisica aerobica moderata-intensa a settimana o 75 minuti di attività energica-intensa.
Per smaltire un pacchetto di patatine devi correre 16 minuti

Le etichette parlano, ma magari non abbastanza
È per questo per esempio che la Royal Society for Public Health ha avanzato la proposta di etichettare i prodotti alimentare con icone che indicassero la quota di attività fisica da svolgere per smaltire le calorie assunte con il loro consumo. Quanto devi correre (moderatamente) per smaltire una tazza di latte e cereali? 16 minuti, lo stesso per un pacchetto di patatine, 22 per una barretta di cioccolato, 25 per un muffin ai mirtilli, 42 per un sandwich. E l’idea delle etichette per l’attività fisica equivalente sembra funzionare nel ridurre il consumo di snack poco nutrienti e molto ricchi di grassi e/o zuccheri, secondo un recente studio (sebbene condotto su studenti di nutrizione, va detto).
Lo sballo del corridore non è un mito

Non si può però parlare dei benefici della corsa senza fare riferimento ad un aspetto meno fisico, ma solo in parte, del running, ovvero a quella sensazione di piacere, calma spesso riferita dai corridori, accompagnata anche da una ridotta sensibilità al dolore. Popolarmente si chiama runner’s high – lo sballo del corridore – e negli ultimi anni anche la scienza ha cominciato a svelare i segreti di quello ritenuto a lungo unicamente un mito. Uno studio del 2008, per esempio, dimostrò per esempio come l’ipotesi delle endorfine potesse avere un riscontro reale: durante il jogging nei long runners aumentava il rilascio di endorfine (cosiddetti oppioidi endogeni) in alcune aree del cervello, associate proprio con l’umore e l’elaborazione delle emozioni. Gli studi arrivati negli anni a seguire avrebbero aggiunto pezzi al complesso puzzle dello sballo del corridore: per esempio un paper pubblicato su Pnas nel 2015 mostrava (nei topi) come nel fenomeno fosse coinvolto anche il sistema endocannabinoide (attraverso l’anandamide, una sostanza che aumenta durante la corsa). È dello stesso anno uno studio che candidava un altro protagonista a prender parte al runner’s high: la leptina, un ormone coinvolto nella regolazione del senso di sazietà. “Bassi livelli di leptina potrebbero aumentare la resistenza e la sensazione di ricompensa come adattamenti per aumentare la ricerca e l’approvvigionamento di cibo”, scrivevano gli scienziati raccontando i risultati delle loro ricerche nei topi.

Non è vero che non esistono rischi
Accanto ai benefici, per il corpo e per la mente, la corsa però potrebbe anche presentare qualche rischio. Accanto ai rischi minori, come problemi alle vie nasali, difficoltà a gestire tempi e modi per andare al bagno (a volte scappa proprio correndo, sì), vesciche e fastidi da sfregamento (come il capezzolo del podista), unghie nere, talloniti, distorsioni alle caviglie altri sono più problematici. Tra i più spesso riferiti si trova per esempio il cosiddetto ginocchio del corridore (o sindrome della bandelletta ileotibiale), dolore (soprattutto nella zona laterale) accompagnato o meno da gonfiore e imputabile al ritmo ripetitivo e ciclico di flessione ed estensione del ginocchio e all’impatto con il suolo (ma non mancano anche indizi che suggeriscono persino un effetto benefico della corsa per le ginocchia, che potrebbe ridurre l’infiammazione presente nell’articolazione).
Rischi correlati alla corsa, specialmente quella prolungata e in condizioni di elevate temperature e umidità, sono anche quelli relativi a una scarsa idratazione e al rischio di overheating, ovvero di difficoltà nel mantenere efficiente il sistema di termoregolazione (per il raffreddamento, nel caso particolare) del corpo con la produzione di calore generata durante l’esercizio fisico. E i rischi associati al calore eccessivo non sono da sottovalutare, ricordava poco tempo fa anche la Cnn. I casi di morte correlati alle maratone sono invece piuttosto rari e nella maggior parte dei casi imputabili a condizioni pre-esistenti, ricordavano gli esperti in occasione dell’ultima maratona di Londra. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, e che ha analizzato quasi 11 milioni di runners (di maratone e mezze maratone) ha osservato per esempio che, nel giro di 10 anni, si sono avuti 59 arresti cardiaci (soprattutto tra gli uomini), 42 con esiti fatali.

Fidippide era più ultrarunner che un maratoneta
Ma intorno al mondo della corsa ruotano anche una gran quantità di puri aneddoti e curiosità. Per esempio tutti (o quasi) conoscono l’origine del nome maratona. Leggenda vuole infatti che il nome si debba all’impresa di Fidippide, che coprì una distanza di circa 40 km correndo da Maratona (appunto) ad Atene nel 490 a. C. per annunciare la vittoria contro i persiani. In realtà, a quanto pare, le cose furono un po’ più complicate per Fidippide, tra i più famosi messaggeri che la storia ricordi (tecnicamente emerodromi, “coloro capaci di correre per un giorno intero”). Cercando di ricostruire la storia diverse fonti infatti raccontano come in realtà Fidippide si ritrovò, tra prima e dopo la battaglia di Maratona, a percorrere in totale quasi 500 km, prima di morire. E secondo Dean Karnazes, ultramaratoneta statunitense, potrebbe addirittura non essere stato Fidippide, a dispetto della sua impresa, ad aver compiuto il tragitto che annunciò la vittoria e che avrebbe dato il nome a una delle competizioni di atletica più famose al mondo.

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Commenti all'articolo
  1. Ha fatto il giro del mondo la notizia della cancellazione dell’incontro amichevole tra Israele e Argentina che si sarebbe dovuto disputare nei prossimi giorni a Gerusalemme. Una decisione arrivata dopo minacce molto gravi da parte palestinese, con tanto di magliette insanguinate esposte davanti all’hotel della Seleccion. Dichiara l’ambasciatore israeliano in Italia Ofer Sachs alla Gazzetta dello sport: “Io penso che gli argentini con questa decisione abbiano perso di vista il ruolo dello sport, che è quello di creare ponti, di unire la gente. Nella nostra nazionale di calcio giocano tranquillamente insieme cristiani, musulmani ed ebrei”. Aggiunge poi il diplomatico: “Boicottare, e parlo in generale, non solo in relazione a questo episodio, è lo strumento che si oppone al dialogo. Se boicotti qualcuno o qualcosa non sarai mai capace di costruire un ponte che unisca le parti”. Interviene tra gli altri anche l’ex centravanti giallorosso Abel Balbo, che con l’Argentina giocò diverse volte in Israele. “È la sconfitta dello sport, la vittoria della politica sul calcio” dice al Corriere della Sera. Balbo esprime comunque perplessità sulla decisione di spostare il match da Haifa a Gerusalemme, che definisce “una provocazione”. Anche se non manca di esprimere vicinanza alla comunità ebraica argentina, “che in passato ha sofferto sulla sua pelle episodi gravissimi come l’attentato al Centro ebraico Amia che nel luglio ’94 causò un centinaio di morti”.
    (Fonte Pagine ebraiche)

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