sabato, 15 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Trump a Putin: “Torni nel G8”
Pubblicato il 08-06-2018


trump putin

Il primo  viaggio istituzionale  di  Giuseppe Conte  è con un  aereo di Stato. Il volo diretto al G7 di Charlevoix, in Quebec, è decollato ieri alle 19 da Roma. Per la sua trasferta in  Canada, quindi, il neo presidente del Consiglio non ha utilizzato un  volo di linea, tema sul quale negli scorsi anni sono state vibranti le polemiche dei Cinque Stelle. Ma, i pentastellati hanno precisato che non si tratta del  Airbus A340,  l’aereo voluto da  Matteo Renzi  e costato  150 milioni di euro, e assicurano anche di aver tentato fino all’ultimo di provare ad organizzare la trasferta con voli di linea. Questa soluzione è risultata inopportuna per il tempo che sarebbe stato necessario a causa degli scali necessari per raggiungere la destinazione canadese e per l’esigua disponibilità di posti  sui voli delle tradizionali compagnie per una partenza  “last minute”  che comunque sarebbe costata di più. In ogni caso, ha assicurato il M5S, è intenzione del premier utilizzare il più possibile aerei di linea soprattutto per le  tratte più brevi. La notizia della scelta di aereo fatta dalla presidenza del Consiglio ha comunque provocato la reazione dell’opposizione.  Michele Anzaldi, deputato del  Partito Democratico, ha detto: “Conte prende esattamente  lo stesso aereo  usato da tutti i presidenti del Consiglio, compreso Renzi”.

Oggi ci sarà il debutto sulla scena internazionale del nuovo premier italiano Giuseppe Conte al vertice mondiale del G7. Al di là della curiosità legata all’accoglienza del nuovo scenario politico, per l’Italia si tratterà di una presenza in sordina, per una serie di ragioni. La prima: il leit motiv del vertice sembra essere ‘Trump contro il resto del mondo’ per via dei messaggi ancora una volta sprezzanti partiti dalla Casa Bianca all’indirizzo dei partners. La seconda: il tema più scottante sul tavolo dei sette capi di governo è quello dei dazi commerciali, tema su cui la nuova alleanza giallo-verde non si è sbilanciata più del necessario (ad eccezione di una entusiasta adesione di Salvini, alcuni mesi fa, al sistema delle barriere commerciali). La terza: Giuseppe Conte porterà con sé il dossier preparato dallo staff del suo predecessore Paolo Gentiloni, anche se sta per essere messa a punto una strategia autonoma.

In Canada, accanto al padrone di casa Justin Trudeau, ci saranno Donald Trump (che secondo i media americani era sul punto di disertare l’appuntamento), Angela Merkel, Theresa May, Emmanuel Macron, Shinzo Abe e per l’appunto Giuseppe Conte. Ancora una volta è stato lasciato fuori dalla porta Vladimir Putin che continua a scontare le sanzioni dell’Occidente dopo l’invasione della Crimea. La vigilia è stata animata come detto da alcune dichiarazioni incrociate tra il premier canadese Trudeau e Donald Trump. La Cnn ha riportato una telefonata piuttosto tesa tra i due leader; alle lamentele di Trudeau a proposito dei dazi commerciali e alla richiesta di spiegazioni da parte di quest’ultimo, Trump avrebbe risposto: “Non bruciaste forse la Casa Bianca come nel 1812?” (facendo un po’ di confusione con la storia: ad appiccare il fuoco furono gli inglesi e non i canadesi).

Donald Trump arriverà per ultimo in Canada per partecipare al G7 e sarà il primo ad andarsene. La Casa Bianca ha confermato che il presidente Usa lascerà anticipatamente i lavori del vertice tra i grandi del mondo, ufficialmente per andare con un po’ di anticipo a Singapore per lo storico summit con il leader nordcoreano Kim Jong Un.

Anche in Canada, a poche ore dall’appuntamento, era circolata la voce che Trump non voleva proprio presentarsi al G7, cosa che avrebbe rappresentato uno strappo senza precedenti.

Per quando riguarda invece lo storico incontro del 12 giugno, il presidente americano nel corso di una conferenza stampa congiunta, alla Casa Bianca, con il premier giapponese, Shinzo Abe, ha risposto così a chi gli chiedeva se pensava di invitare Kim negli Stati Uniti: “La risposta alla seconda parte della domanda è sì, ovviamente se l’incontro andrà bene. Penso che sarebbe accolto bene e credo che lui stesso possa accogliere bene l’invito, quindi è molto probabile che accada”.

Sul vertice, Trump ha ribadito anche che la Corea del Nord deve rinunciare al nucleare, se vuole un accordo per ammorbidire le sanzioni statunitensi e ha dichiarato che il summit potrebbe durare più di un giorno: “Uno, due, tre: dipende da quello che succede”.

In vista del G7 in Canada, in programma oggi e domani, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha mandato in giro qualche messaggio: “Non vedo l’ora di raddrizzare gli iniqui accordi commerciali con i Paesi del G-7. Se non succede, ne usciremo anche meglio!”. Ed anche: “Il Canada fa pagare dazi del 270% sui prodotti caseari statunitensi. Non ve lo avevano detto, vero? Non è giusto per i nostri agricoltori!”.

Forzature storiche a parte, le barriere commerciali imposte dall’inizio di giugno da Washington ai suoi storici partners pesano molto. Europa e Canada lamentano la disparità di trattamento da parte dell’amministrazione americana, che ha intavolato un dialogo sull’argomento con la Cina (da cui subisce un feroce dumping commerciale)  ma ha usato il pugno di ferro con l’Occidente .

Trudeau ha detto: “Non potremo fare a meno di manifestare la nostra scontentezza”. Trudeau, assieme al suo omologo Emmanuel Macron auspica un fronte comune contro Trump per sbloccare la situazione”.  Due giorni fa, Bruxelles ha annunciato che farà scattare una serie di ritorsioni sull’import dei prodotti ‘made in Usa’.

Infine c’è la prevedibile curiosità attorno al debutto di Giuseppe Conte in rappresentanza dell’Italia. Il nuovo presidente ha disertato il Consiglio dei ministri proprio perché in volo per il Canada. Il nuovo rappresentante di Roma catalizzerà inevitabilmente l’attenzione soprattutto per le posizioni espresse riguardo ai rapporti con Mosca. Il fronte occidentale ritiene essenziale mantenere le sanzioni contro Putin (ad eccezione di Trump che mantiene un rapporto ambivalente) mentre Conte, nel suo discorso di insediamento al Senato ha manifestato l’intenzione di fare un passo indietro con il rischio di rompere il fronte, ma  ricevendo un altolà da parte del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Un’apertura di credito all’Italia è arrivata da colei che è indicata come il nemico da parte di Lega e M5S, vale a dire Angela Merkel.

Rispondendo nell’ambito dell’Europa forum a Berlino, la cancelliera ha detto: “Fra Germania e Italia dovremmo parlare gli uni con gli altri, invece di parlare gli uni degli altri, e non iniziare la comunicazione in modo indiretto con insinuazioni e congetture”.

La linea dell’Italia, più in generale resta quella già annunciata: da un lato fedeltà ai partner occidentali, dall’altro apertura di credito verso la Russia. Lo ha ribadito ancora Matteo Salvini: “Il mio punto di vista sulle sanzioni alla Russia continua a essere quello che mantengo da anni a questa parte, ovvero che le sanzioni non risolvono nulla e che mantenendo fede agli impegni internazionali presi, ritengo fondamentale tornare a dialogare, a commerciare e a ragionare amichevolmente con la Russia”. In serata, parlando al tradizionale ricevimento all’ambasciata russa a Roma, il ministro dell’interno si è spinto anche un pò oltre. Alla domanda se è possibile un veto italiano in Europa sulle sanzioni alla Russia, Salvini ha risposto: “Dobbiamo ragionarci. In Europa almeno a parole qualcosa sta cambiando. Siamo una squadra. Lasciateci partire, ma sulle sanzioni abbiamo le idee chiare”.

Non sarà un esordio internazionale facile quello di Giuseppe Conte al G7 di Charlevoix. Catapultato in pochissimi giorni dalle aule dell’università di Firenze al tavolo dei leader mondiali, il nuovo presidente del Consiglio avrà tutti gli occhi puntati su di lui per essere considerato il premier di un governo euro-scettico, populista e aperturista verso la Russia di Putin.

Contemporaneamente, da Roma, Matteo Salvini detta la linea e smarca l’Italia dall’Ue sulla contrarietà totale ai dazi imposti da Donald Trump. Alla vigilia del G7 il vicepremier Salvini ha affermato: “Le politiche commerciali vanno ristudiate. L’Italia è una potenza che esporta e quindi va protetto il ‘made in Italy’ e credo che le politiche di Trump siano soprattutto per arginare la prepotenza tedesca. L’Italia non deve subire né l’una né l’altra manovra”.

La Merkel ha già manifestato qualche timore: “Non credo che ci sarà un problema drammatico al G7 nella posizione europea, anche se per la prima volta c’è Conte”.

Il neo presidente del Consiglio avrà incontri bilaterali con Merkel, Trump, Macron, May e Trudeau. Sembrerebbe determinato a farsi portavoce degli interessi dei cittadini italiani avendo già affermato: “La prima posizione dell’Italia sarà farsi conoscere, la seconda farsi rispettare”.

Le aspettative sono altissime. Ieri, anche il vicepremier Luigi Di Maio ha sostenuto che l’appartenenza all’Alleanza Atlantica non elimini il dialogo con la Russia con la proposta di revisione del sistema delle sanzioni. Di Maio ha chiarito: “Non sarà un governo supino alle volontà degli altri governi. L’Italia storicamente ha avuto la funzione nell’ambito della Nato di essere un Paese che dialogava con i Paesi dell’Est come la Russia”.

Lunedì prossimo il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg sarà a Roma per incontrare Conte, ma certamente il G7 sarà un primo importante test.

Conte in Quebec avrà anche un primo colloquio con il presidente della Commissione UE, Jean Claude Juncker. Con i colleghi europei avrà modo di aprire la discussione in vista del Consiglio di fine giugno sul futuro dell’Ue per trattare temi cruciali come l’immigrazione e l’unione bancaria e monetaria.

Matteo Salvini ha già avvisato: “A me piacerebbe che gli organismi internazionali di cui facciamo parte e a cui contribuiamo economicamente, essendo organismi di difesa, difendessero la sicurezza italiana ed europea”.

Al G7 a Charlevoix, in agenda, oltre alla questione sui dazi, ci sono anche Iran e clima. Tre dossier dove c’è una notevole distanza tra i leader mondiali e Trump. Infatti, la Casa Bianca sta valutando se il presidente firmerà il documento finale.

Se al summit di Taormina fu faticosamente raggiunto un documento finale a sette, limato fino all’ultimo, dal quale restò fuori solo il clima, a Carlevoix si pensa già che la dichiarazione comune non ci sarà affatto. In proposito la cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto: “Ci si sta lavorando, ma ci sono troppi dissensi”. Questa percezione conferma la posizione della Casa Bianca. Il tycoon va in Canada tutt’altro che disposto a ricevere lezioni dagli altri leader.

Il maggior dissenso parte proprio dalla questione sui dazi che, direttamente o indirettamente, colpiscono tutti i leader presenti: Canada (gli Usa stanno anzi valutando ulteriori misure contro il Paese che ospita il summit), Giappone, Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna. Secondo molti osservatori, minacciano gli stessi progressi compiuti dal G7 con la Cina e le sue pratiche commerciali. Nulla però fa pensare ad un possibile spiraglio dopo il fallimento del summit dei ministri delle Finanze nel quale gli Usa non sono arretrati di un millimetro sulle tariffe imposte a Europa e Canada su acciaio (del 25%) e alluminio (del 10%) dal primo giugno. La risposta dell’Ue, che va a colpire il cuore del dei prodotti a stelle e strisce, dai jeans Levi’s alle moto Harley Davidson, partirà da luglio. Il G7 potrebbe rappresentare l’ultimo momento utile per trovare un compromesso. Ma Trump si presenta a Charlevoix con la minaccia più temuta: la possibilità di estendere i dazi alle auto importate da Europa e sud-est asiatico. Una misura, hanno avvertito Tokio e Bruxelles, che porterebbe gravi turbolenze sul mercato globale e determinerebbe la fine del Wto.

Lontanissimi i leader degli altri Paesi e sempre Trump anche sull’uscita degli Usa dall’accordo sul nucleare iraniano. La risposta europea non è stata solo politica. Bruxelles ha subito messo in sicurezza le aziende europee, applicando lo ‘statuto di blocco’, la norma volta a neutralizzare gli effetti extra-territoriali delle sanzioni Usa e aggiornando il mandato sul prestito esterno della Banca europea per gli investimenti (Bei), rendendo l’Iran un Paese candidabile alle attività di investimento. L’inquilino della Casa Bianca rimane però irremovibile anche su questa decisione, che in un giorno ha demolito uno dei capisaldi di Obama. L’altro era l’accordo di Parigi sul clima, rimasto fuori dal comunicato congiunto di Taormina e che di certo non rientrerà in quello (se ci sara’) di Clarlevoix.

Crescita, lavoro e parità di genere saranno forse gli unici temi sui quali non ci saranno eccessive spaccature. Anche all’interno dei Paesi europei le distanze non sono poche. A cominciare dall’immigrazione, con la spaccatura totale sulla riforma del regolamento di Dublino. Proseguendo con il rapporto nei confronti della Russia. Temi fuori dall’agenda del G7 ma che entreranno certamente nei bilaterali che Conte avrà con la Merkel e con il presidente della Commissione europea Jucker, soprattutto dopo le turbolenze degli ultimi giorni per l’apertura dell’Italia al Cremlino.

A sorpresa è arrivata l’apertura di Donald Trump alla Russia. Prima della partenza per il vertice del G7 in Canada, Donald Trump ha detto: “Alla Russia dovrebbe essere permesso di tornare nel G8”.

Immediato è stato il commento del premier italiano Giuseppe Conte: “Sono d’accordo con il presidente Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. E’ nell’interesse di tutti”.

Dmitri Peskov, il portavoce di Putin ha commentato dalla Cina: “La Russia si concentra su altri formati”.

Oltre al G8 di oggi e domani, i prossimi appuntamenti importanti saranno il Consiglio Europeo il 27 e 28 giugno ed il summit Nato l’11 ed il 12 luglio.

Lo scenario mondiale, dopo le dichiarazioni del Presidente Trump a sostegno delle aperture anticipate dal premier Conte si presenta con nuovi ed interessanti sviluppi da seguire attentamente. Ma anche lo scenario politico italiano assume una colorazione diversa.

Salvatore Rondello

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